Mappe del rischio e sistemi d’allerta, a Livorno ecco il nuovo piano della Protezione Civile per le grandi emergenze

Oltre trecento pagine per essere sempre pronti a fronteggiare situazioni di pericolo e garantire interventi tempestivi

LIVORNO. Una mappatura dettagliata del territorio, una definizione dei sistemi di allerta, degli scenari di rischio,dei modelli di intervento in caso di emergenza. Oltre trecento pagine e un piano che consenta di non farsi trovare impreparati di fronte ad eventi che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini. È la proposta di piano di protezione civile del Comune di Livorno, presentato ieri e aggiornato alle ultime normative e all’attuale organizzazione della struttura comunale. Sul tavolo del sindaco Luca Salvetti un tomo di 328 pagine che andranno integrate con la parte relativa all’attivazione delle procedure operative e la cartografia. Un lavoro estremamente dettagliato, in grado di sviscerare i vari gradi di criticità, ai quali si espone il territorio Livornese. Un documento redatto dai consulenti di Nier ingegneria e quindi sottoposto all’analisi del gruppo di lavoro comunale, coordinato dall’ufficio di protezione civile.

«L’alluvione del 2017 - afferma l’assessore regionale Monia Monni - ha cambiato nel profondo i sentimenti di un’intera comunità. Il piano è e resterà un elemento imprescindibile, per scongiurare nuovi eventi di tale gravità. Per farlo funzionare serve coinvolgere la cittadinanza, perché sono i cittadini gli attori protagonisti, per predisporre una strategia che sia veramente efficace». L’intervento successivo è quello di Annalisa Maritan comandante polizia municipale. «Il nostro - spiega - è un piano che parte dal basso e prevede la partecipazione dei cittadini fin da subito. È dinamico, in costante aggiornamento sia per le politiche normative, sia per gli scenari di rischio ambientali, e per l’adozione di strumenti programmazione».

Il percorso di approvazione del nuovo piano dovrà quindi proseguire, assicurando la partecipazione dei cittadini, singoli o associati, ai vari processi di elaborazione, così come prevede la normativa. Si procederà all’istruttoria e alle analisi delle osservazioni presentate, e quindi verrà riproposto alla giunta comunale per l’adozione con delibera. Poi ci sarà la condivisione con Provincia e Regione per l’acquisizione di altri contributi. Ed infine la presentazione in consiglio comunale per l’approvazione definitiva.Il piano si suddivide in vari capitoli. L’inquadramento territoriale informazioni relative alla conoscenza generale del territorio), le modalità di allertamento e i metodi di preannuncio, i rischi (l’analisi delle pericolosità e l’identificazione degli scenari di rischio, per le tipologie di fenomeni che si ritiene possano determinare criticità di protezione civile sul comune di Livorno). E ancora le risorse di protezione civile, pianificazione (le modalità per il raggiungimento degli obiettivi utili a garantire una efficace gestione delle emergenze a livello locale).

Tra i punti del piano anchce "comunicazioni in emergenza", ossia il servizio necessario a garantire la massima diffusione delle informazioni a carattere di pubblica utilità, un sistema in via di sviluppo chiamato "informa Livorno" . Infine il modello di intervento. «Siamo dentro la pandemia, - spiega Lorenzo Lazzerini, responsabile della protezione civile del Comune - e per il processo di partecipazione abbiamo deciso di configurarci come in "io non rischio", per mezzo di una piazza digitale (con gli eventi Facebook). Anche in questo caso, per fornire tutte le informazioni e per raccogliere le impressioni della cittadinanza, saranno coinvolte le associazioni di volontariato».

IL SINDACO 

l sindaco Luca Salvetti lo considera un grande traguardo raggiunto, e, rivolgendosi alla cittadinanza, racconta la genesi di un documento, il piano per la protezione civile, fortissimamente voluto. «Presentiamo oggi un lavoro che attendevo con trepidazione, perché è uno degli elementi sui cui ho insistito tantissimo nei primi 15 mesi di governo. Ci siamo insediati in un momento drammatico, e ci siamo resi subito conto che il piano di protezione civile comunale era uno dei punti sui quali lavorare molto e molto in fretta, facendo le cose per bene». Con l’obiettivo di ritornare ai fasti di un recente passato. «Una decina di anni fa - prosegue il sindaco - il piano di protezione civile livornese era di prim’ordine, e aveva ottenuto dei premi a livello nazionale. Poi c’è stata una fase che vorrei in qualche modo dimenticare, culminata coi tragici eventi del 2017. Un quadro di riferimento non ideale per una città civile come la nostra». Il percorso per redigere un nuovo piano era già stato intrapreso dalla precedente ammistrazione, che si era affidata alla NIER.

«Un piano buono, che, tuttavia, mostrava certe lacune, con comparti interi che non erano stati affrontati: per esempio non c’era la gestione di una situazione pandemica come quella che stiamo vivendo adesso. Dunque lo abbiamo preso e integrato con quello dei nostri uffici, per arrivare ad una relazione generale alla quale si aggiungeranno tutti gli elementi di operatività, e ci stiamo ancora lavorando. E un bel piano, all’altezza di una città che non può più permettersi di correre rischi per approssimazione. Ne sono particolarmente fiero». Un documento che ha i connotati del work in progress.

«E’ pronto per la condivisone con la Regione Toscana e la provincia di Livorno che, una volta visionato, potranno fornire ulteriori importanti indicazioni. Così come faranno i cittadini singoli o organizzati in comitati. Un percorso che ci porterà entro pochissimi mesi, all’adozione e all’approvazione del consiglio comunale». Il sindaco ne evidenzia i punti chiave. «Una revisione complessiva degli assetti idrogeologici del territorio, una ricognizione puntuale attraverso delle mappe. Un sistema di allerta riorganizzato. Quello che serviva per essere sicuri e all’altezza dei rischi che il territorio propone». E con fierezza sfoglia le pagine, sottolineandone la cura dei dettagli. «Dentro c’è tutto - conclude - , manca soltanto quello che possiamo intercettare dentro di noi: l’aspetto della consapevolezza di vivere in un territorio ad alto rischio e per questo motivo dobbiamo essere provvisti di una grande sensibilità ambientale, una forte attenzione alla gestione di quelli che sono i rischi. Impossibile da tradurre in numeri o parole».

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