Il grande cuore dei livornesi: 90 pizze e 60 primi ai reparti “Covid” dell'ospedale

A sinistra e a destra Antonio Cataldo e Amedeo Simeone della pizzeria Charleston. Al centro Antonio Ania, direttore di ZonaMarket Livorno

Livorno: l’idea è nata dal responsabile di ZonaMarket, il manager Antonio Ania. «Il personale sanitario è stremato e dobbiamo aiutarlo» 

LIVORNO. La solidarietà non conosce confini. «Il nostro ospedale è davvero in difficoltà e il personale è stremato: non potevamo rimanere indifferenti». Antonio Ania, il direttore del supermercato ZonaMarket di Porta a Terra, ha le idee chiare. Vuole aiutare chi sta lottando in prima linea contro il coronavirus. Lo ha già fatto a primavera, lo scorso marzo, durante la prima ondata. E adesso ha deciso di replicare, con i contagi che sono tornati a salire: «L’idea è semplice – racconta – io metto a disposizione le materie prime e i ristoratori cucinano pizze o primi caldi che consegnerò personalmente nei reparti covid dell’ospedale: rianimazione, malattie infettive e secondo primo padiglione, secondo secondo e secondo terzo. Dobbiamo assolutamente aiutare medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tutti coloro che lavorano in viale Vittorio Alfieri. Hanno bisogno di noi, stavolta per davvero, visto che rispetto a qualche mese fa la situazione è molto più difficile».

L’appello del manager della grande distribuzione non è rimasto inascoltato. Tanto che già cinque ristoratori hanno risposto col pollice verso. Giovedì 19 novembre, ad esempio, le prime 30 pizze sono state cucinate dal “Charleston” di viale Alfieri di Antonio Cataldo e Amedeo Simeone. Il 21 altrettante arriveranno da Ottone Sante di “Pizzino” di via Cambini, mentre domani a pranzo sarà la volta del ristorante “Porto di mare”, con 30 primi assortiti: «Non parliamo certo di pasta al pomodoro – dice Ania – ma di piatti più elaborati, della nostra cucina tradizionale».


Ma non è finita qui. Anche la prossima settimana ristoranti e pizzerie continueranno ad aiutare i reparti covid dell’ospedale. Il 28 novembre tocca a “Un giorno all’improvviso” di Ciro Vitiello, in via Gramsci, e domenica 29, a pranzo, a “La volpe e l’uva” di viale Caprera, in Venezia. Perché la solidarietà non ha confini: «Rispetto allo scorso marzo – prosegue Ania – ho cercato di allargare la platea dei ristoranti, cercando di far arrivare non solo le pizze, ma anche dei primi piatti elaborati, tipi della nostra cucina. Non solo quella livornese, ma più in generale la toscana. Speriamo che altri si possano aggiungere perché davvero l’ospedale ha bisogno di aiuto. Io sono sempre a disposizione».

A primavera, a consegnare decine di pizze ciascuno sempre al nostro ospedale, furono ancora una volta “Charleston”, “Pizzino” e “Un giorno all’improvviso”. Gli stessi che pochi mesi dopo, in questi giorni, hanno deciso di replicare tirando fuori il tipico cuore che batte a Livorno, quello della solidarietà e dell’altruismo. A loro si sono aggiunti “La Volpe e l’uva” e “Porto di mare”. Ma sicuramente, nel silenzio, saranno molti altri ad aver mandato cibo e generi alimentari in generale ai reparti covid dell’ospedale e alle associazioni di soccorso.

Gesti che vengono dal cuore, come confermato anche da Antonio Cataldo, socio del “Charleston” insieme al collega Amedeo Simeone. «Non mi interessa la pubblicità, l’ho col cuore – dice – e mi sono quasi commosso quando dall’ospedale mi hanno chiamato per ringraziarmi. Un’amica di mia figlia, che è infermiera, pure ci ha telefonato. Era contentissimo: per noi è un obbligo morale». Cataldo non ha badato a spese, anche se ultimamente gli affari non vanno certo a gonfie vele: «Le persone non hanno soldi, spendono poco – dice – ma le spese come le buste paga per i dipendenti e le bollette sono rimaste uguali. Cerchiamo di tenere botta, dobbiamo farlo: ho 55 anni, ho moglie e figlia, come faccio a mollare ora?». Il “Charleston”, nei prossimi giorni, rilancerà addirittura l’offerta: «Con Ania – conclude Cataldo – stiamo pensando di fare la stessa cosa anche con la polizia. Ci dobbiamo organzizare...».

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