Zone diversificate in Regione: ecco cosa ne pensano i sindaci, da Livorno a Castagneto

Luca Salvetti dice sì a misure differenziate, ma chiede parametri chiari e univoci. Più cauto Samuele Lippi: "Fino a che gli ospedali resteranno pieni giuste le restrizioni". Da tutti l'appello a tenere alta l'attenzione

LIVORNO. Il sindaco di Livorno Luca Salvetti dice «sì a misure differenziate nella regione», mentre il primo cittadino di Cecina ritiene giuste restrizioni diffuse, almeno fino a che i letti dei reparti ospedalieri Covid rimarranno pieni. Ecco le posizioni dei sindaci della costa su limitazioni, zona rossa e fasce di rischio.

Luca Salvetti (Livorno): «Servono parametri scientifici chiari, definiti ed univoci»

Il sindaco di Livorno Luca Salvetti

La chiave per le scelte, secondo Luca Salvetti, sta qui. E la risponda deve arrivare dal comitato scientifico prima che dalla politica. Abbiamo chiesto al sindaco cosa ne pensa dell’ipotesi di Giani di definire fasce di rischio su base provinciale. Questo perché in Toscana, regione "rossa" dove le restrizioni sono al massimo, il covid non è distribuito omogeneamente: in certe aree galoppa, in altri "passeggia" .«E’ un ragionamento logico, che faccio anche io - dice Salvetti - e questo indipendentemente dal fatto che Livorno e la sua provincia siano messe meglio o peggio rispetto ad altre realtà. Qui però si tratta di definire criteri di valutazione delle zone di rischio che siano il più possibile chiari, in modo che laddove il numero dei contagi è minore ci siano margini per poter fare scelte diverse».Insomma, 21 parametri e algoritmi vari per stabilire i colori delle regioni sono un po’ troppi?

Il sindaco non entra nel merito, ma fa notare una discrasia. Qualcosa, che evidentemente, non funziona se i criteri di valutazione non sono applicabili per zone. L’esempio corre ai posti di terapia intensiva. Uno dei criteri dirimenti per l’individuazione di zone rosse è proprio quello dei letti delle rianimazioni o dei reparti di cure intensive. Se sono insufficienti, scatta l’allarme.  Ora, può anche essere che Livorno e soprattutto la parte più a sud della provincia abbia un basso numero di contagi e, come dice l’Ars, un basso indice di diffusione. Ma come applicare una misura su base provinciale, o per aree, quando per esempio i posti letto vengono conteggiati a livello di area vasta. Un esempio: l’ospedale di Livorno ha posti di terapia intensiva che sono occupati da pazienti che arrivano anche dalla Versilia, da Lucca o da Massa. Insomma, è un ospedale utilizzato in funzione di tutta l’area vasta nord-ovest. «Ecco perché - chiude Salvetti - servono criteri univoci». Altrimenti il rischio è di prendere decisioni che possano penalizzare realtà dove - per ragioni le più varie - il covid procede con un passo meno spedito.

Samuele Lippi (Cecina): «Fino a che gli ospedali rimarranno pieni è giusta la zona rossa»

Samuele Lippi, sindaco di Cecina

«Per me conta il numero di posti letto occupati dai pazienti ricoverati col Covid e il numero delle terapie intensive impiegate nella cura dei pazienti positivi. L’ospedale di Cecina è pieno e, in queste condizioni, è giusto che si prosegua col contenimento alla diffusione del virus». La pensa così il sindaco di Cecina Samuele Lippi. Perché è vero che i dati dell’Ars indicano quella delle Valli Etrusche come zona a basso rischio, ma il primo cittadino è più empirico. «Secondo me i dati vanno presi con le molle - dice - c’è una grande complessità dietro i numeri e dietro gli indicatori. È giusto prenderli in considerazione ma, lo ripeto, io guardo gli ospedali. Se le aree Covid sono piene è giusto mantenere la stretta».

Nel reparto Covid dell’ospedale di Cecina, lo ricordiamo, ieri risultavano 28 ricoverati, di cui 4 in terapia intensiva. È questo il dato da tenere in considerazione, secondo Lippi, più che una relativa stabilizzazione nel numero dei contagi e una prospettiva di rischio basata su indicatori e statistiche. Lo stesso discorso vale per la possibilità suddividere la penisola in zone rosse, arancioni e gialle non più su base regionale, ma provinciale come proposto dal presidente della Toscana Eugenio Giani. «Fino a che gli ospedali saranno pieni secondo me va bene rimanere in zona rossa - conclude Lippi - Credo serva una linea comune su tutta la regione e, con questi numeri (quelli dei ricoveri ndr), caso mai si può pensare ad aree con regole più stringenti, non a zone con norme meno restrittive».

Daniele Donati (Rosignano): «Bene essere in un’area definita a basso rischio ma non è un liberi tutti»

Daniele Donati, sindaco di Rosignano

 «Prendo atto dello studio dell’Ars, su cui si può certamente aprire una discussione. A patto che non sia un pretesto per abbassare la guardia». La pensa così il sindaco di Rosignano Marittimo (e presidente della Società della Salute Valli Etrusche) Daniele Donati che, in linea di massima, si dichiara non troppo d’accordo sull’idea del presidente Eugenio Giani di individuare la fasce di rischio su base provinciale e non più regionale.

Donati ne fa una questione territoriale. In questo senso: «Noi, per esempio, abbiamo una rete sanitaria che si snoda su più di una provincia, dato che nelle Valli Etrusche ci sono comuni che rientrano nell’area livornese e comuni che rientrano in quella pisana. Quindi non credo che sarebbe il massimo immaginare una Valli Etrusche divisa in due, coi comuni pisani, per fare un esempio, rossi e quelli livornesi gialli o viceversa». Mentre sul tipo di parametri utilizzati per l’assegnazione dei colori Donati sostiene che questa sia una valutazione «strettamente tecnica». In tutto ciò il sindaco di Rosignano Marittimo pensa anche che «le conclusioni dello studio dell’Ars siano positive, però ricordiamoci che non rappresentano un via libera. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione perché il virus continua a circolare. Adesso c’è un ribasso nel numero dei contagi ed è proprio questo il momento di tenere alta l’attenzione. Insomma, dobbiamo gestire il tutto senza abbassare assolutamente la guardia».

Sandra Scarpellini (Castagneto): «Adesso non dobbiamo commettere l’errore di abbassare l’attenzione»

Sandra Scarpellini, sindaca di Castagneto

Alcune delle misure contenute nei decreti del presidente del consiglio non sono adeguate, ma è bene tenere alta l’allerta e non illudere i cittadini. È questa, sostanzialmente, la posizione della sindaca di Castagneto Carducci Sandra Scarpellini. Il suo è pragmatismo. «Se la zona delle Valli Etrusche è considerata a rischio basso, meglio - afferma - E se il presidente Eugenio Giani ritiene di poter dire che le fasce di rischio dovrebbero essere valutate su base provinciale si vede che ha gli strumenti per farlo». Fatte queste premesse, la sindaca prosegue con ciò che ne consegue. Cioè, per quanto riguarda il basso rischio «rimarrei cauta nel fare questi annunci, perché ritengo che il livello di allerta debba rimanere alto. Gli ospedali sono pieni e non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Non adesso». E poi: «In Regione hanno a disposizione altri indicatori, ma il mio, per adesso, è l’ospedale. È pieno e non voglio illudere i miei cittadini. Quindi, come sindaco, dico alle persone di fare attenzione. Bisognerebbe invece che la Regione cominciasse a lavorare per il reclutamento del personale da impiegare in ospedale».

In tutto questo Scarpellini ritiene anche che «alcune misure contenute nel decreto e adesso in vigore non siano adeguate. Non penso, ad esempio, che sia giusto chiudere indistintamente tutti i negozi di una certa categoria. Perché, per dire, nei grandi magazzini di abbigliamento di una grande città non può esserci lo stesso rischio che in una piccola bottega di Castagneto Carducci».

Massimo Fedeli (Bibbona): «Per allentare la presa aspettiamo di vedere gli effetti delle misure»

Fedeli (Bibbona) e Antolini (Collesalvetti)

I sindaci di Bibbona, area Valli Etrusche e Collesalvetti, area livornese, rispettivamente Massimo Fedeli e Adelio Antolini, sospendono momentaneamente il giudizio sui criteri di assegnazione dei colori e sull’indice di rischio contagi. Nel senso che per Massimo Fedeli adesso è il caso di aspettare e di verificare «quale sarà l’effetto delle misure in vigore», mentre Adelio Antolini si rimette alle decisioni dell’autorità regionale o nazionale. Ma vediamo che cosa dicono i due primi cittadini.

«Secondo me in questo momento dovremmo solo aspettare qualche giorno per vedere quali saranno gli effetti della zona rossa regionale sul numero di contagi - afferma Fedeli - Spostare adesso il baricentro sulla provincia non avrebbe senso». Mentre sull’analisi dell’Ars, che individua quella delle Valli Etrusche come un’area a basso rischio, Fedeli pensa questo: «È vero che i numeri stanno calando, ma è anche vero che l’ospedale di Cecina è pieno. Perciò facciamo attenzione, non dobbiamo rischiare di abbassare la guardia». Spostandosi geograficamente più a nord e arrivando a Collesalvetti troviamo il sindaco Antolini. Lui ritiene di doversi «rimettere alle decisioni della Regione e del Governo. Loro hanno le leve per agire e loro devono prendersi la responsabilità. Da sindaco non posso che adeguarmi». Quello che per Antolini è importante a livello comunale è che «ci sia un efficiente tracciamento dei contagi».

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