Ora anche Pisa vuole la sua Authority per sognare i vantaggi della “Zes”

L’idea del deputato leghista Ziello ma le regole dicono che dev’esserci un porto di rango europeo. La Regione ha già fatto partire la proposta al governo che riguarda Livorno (più l’aeroporto Galilei)  

Le Autorità di Sistema Portuale le hanno accorpate e ora l’una dista dall’altra cento chilometri (o quasi 300 come Livorno da Civitavecchia): anche le banchine di Piombino sono state aggregate a Livorno e quelle di Marina di Carrara sono finite sotto il tetto di La Spezia. Eppure Pisa, a dieci miglia dalle gru post-panamax di Tdt, lancia l’idea di farsene una tutta sua: su misura del suo porto, dice. Quale porto? Ovviamente, siccome sono mille anni che Pisa non ha più un porto commerciale, ecco che la declinazione non può che essere, nel segno dell’Arno, una sorta di Port Authority fluviale. A meno di non pensare di poter equivocare le banchine dedicate all’imbarco/sbarco di milioni di tonnellate di merci e quelle riservate alla nautica, e allora ecco l’infrastruttura per barche alla foce dell’Arno: però non ospita né navi portacontainer da 7mila teu e 80mila tonnellate di stazza né traghetti merci da 32mila tonnellate in grado di caricare quasi 300 camion bensì tutt’al più barche fino a 50 metri che arrivano a 500 tonnellate di stazza, e non serve a far girare la merce ma a far svagare i turisti.

In realtà, sul lato mare una Authority di questo tipo c’è già e l’ha messa in piedi la Regione Toscana già otto anni fa. Ha da gestire quattro porti: Viareggio (dove è la sede con il segretario generale Fabrizio Morelli), Marina di Campo, Porto Santo Stefano e Giglio.


L’idea di una Authority pisana prende le mosse dall’intesa messa nero su bianco a fine estate dalla giunta municipale pisana a guida leghista (sindaco Michele Conti) con Confcommercio, Unione industriale, Cna e Confesercenti. Un sistema che raggruppa attorno all’Arno il sistema d’acqua che comprende lo Scolmatore, il Canale dei Navicelli e l’Incile con la Navicelli srl (in mano al Comune di Pisa). Ma adesso il parlamentare Edoardo Ziello, dirigente leghista di primo piano ed ex assessore a Cascina ai tempi di Susanna Ceccardi sindaca, la cavalca per indicare come traguardo il riconoscimento di Pisa come “zona economica speciale” (Zes). L’ha fatto presentando a Montecitorio una proposta di legge della quale è unico firmatario (già annunciata sulla sua pagina web della Camera ma a ieri sera ancora in attesa del link al testo completo). Illustrandola al Tirreno spiega che il timone della “Zes” dovrebbe essere affidato a «un comitato d’indirizzo composto dal futuro presidente dell’Autorità portuale di Pisa, che lo presiede, da un rappresentante del Comune di Pisa, uno della Presidenza del consiglio e uno del ministero delle infrastrutture».

Inutile dire che l’ingranaggio è il mix di snellimento procedurale e agevolazioni fiscali che accompagna ogni “Zes”. Ma c’è un “ma”. Anzi, più di uno. A cominciare dal fatto che: 1) tecnicamente le “Zes” sono nel Mezzogiorno, in mezzo a tanti tira e molla è nato qualcosa del genere prima in forma attenuata come la “zona logistica semplificata” (Zls), poi rimpinguandola un po’ come “Zls rafforzata”; 2) se ne chiede l’estensione a tutto il territorio comunale pisano, ma in realtà andrebbe ritagliata secondo parametri particolari che escludono le aree residenziali; 3) occorre essere in una zona catalogata come svantaggiate, e le “aree di crisi complessa” finora riconosciute in Toscana sono Livorno, Piombino e Massa; 4) deve comprendere un porto che appartenga alla rete dei corridoi europei Ten-T.

Ma di “ma” ce n’è anche un altro: il quinto. La procedura per il riconoscimento della “Zls rafforzata” della Toscana è già partita nel dicembre dello scorso anno con una consultazione alla quale sono stati invitati, fra tanti altri enti, anche il Comune di Pisa e la Camera di Commercio di Pisa, secondo quanto riferito dalla Regione. Deve comprendere uno o più ritagli territoriali ben definiti, e a tal riguardo sono stati indicati i porti di Livorno (che è il solo gancio al quale tutta la procedura si attacca), di Piombino e di Carrara, gli interporti di Guasticce e di Prato, l’aeroporto di Pisa. Come dire: «Gli atti – dice l’assessore livornese Gianfranco Simoncini evitando polemiche di campanile – vanno in tutt’altra direzione e ovviamente devono sottostare alla normativa vigente». È proprio lui quello che, temendo qualche sgambetto in extremis alle richieste di Livorno, insieme all’allora governatore Enrico Rossi in estate ha sudato le sette camicie per farsi certificare dal ministro Giuseppe Provenzano che erano escluse interpretazioni dell’articolo 107 comma 3 lettera C del regolamento europeo.

Non è un segreto che, dopo le prime “Zes” al Sud, nei porti del resto d’Italia si sia scatenata la corsa alle “Zls” più o meno rafforzate, poi anche altre zone – come Pisa – sono risultate contagiate: «La “Zls” è come la tenenza dei carabinieri negli anni ’60: la vogliono tutti», si ascoltava sulle banchine del porto in questi giorni, dopo l’annuncio di Ziello.

Adesso che il governo ha messo sul tavolo un pacchetto da 200 milioni di euro per costruire la Darsena Europa (e il neo-governatore Eugenio Giani confermato gli impegni sul porto di Livorno), non è escluso che Pisa punti a contrattare: nell’operazione Olt offshore ha portato a casa la realizzazione dell’Incile (appalto da 5 milioni di euro). E ora? Intanto ha affidato un contro-studio sull’impatto dell’espansione a mare del porto di Livorno, poi da cosa nasce cosa. —


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi