Finisce all’asta Giolfo&Calcagno: area fantasma nel cuore del porto

Tre inquadrature per raccontare con le immagini cosa è adesso l’ex Giolfo e Calcagno, lo stabilimento di prodotti ittici surgelati in via Leonardo da Vinci ormai chiuso da 12 anni

Era una fabbrica di prodotti surgelati sul Canale industriale: nel 2019 il fallimento definitivo. Prezzo base 5,5 milioni di euro

Raccontano che all’interno dello stabilimento è come se all’improvviso fosse scattato l’allarme anti-aereo e tutti fossero fuggiti per mettersi in salvo: sulle scrivanie i fogli delle pratiche, il cappello lasciati all’attaccapanni, gli i catalogatori con le schede ancora al loro posto, i quadri appesi alle pareti. Gli operai no: li hanno messi fuori dall’uscio esattamente 12 anni fa. Nel dicembre 2008, sotto l’albero di Natale, hanno trovato in un bel pacco regalo la procedura di scioglimento e liquidazione della loro azienda. A distanza di oltre dieci anni, nel febbraio 2019 è arrivata l’ufficializzazione del fallimento da parte del tribunale di Genova. E ora il tentativo di vendita all’asta il 20 gennaio.

Prezzo base poco più di 5,5 milioni di euro (ma l’offerta minima parte da quasi 4,2 milioni) per portarsi a casa questo complesso di fabbricati e piazzali: 27mila metri quadri di terreno con 7mila metri quadri di celle frigo relativamente nuove. E una babele di costruzioni in sei differenti edifici: a) 14mila metri quadri dedicati alla vera e propria “fabbrica” per la lavorazione e la conservazione di prodotti ittici, con buona parte della cubatura risalente a inizio Novecento, poi ristrutturati e ampliati negli anni ’80 e una parte aggiunta nel 2001; b) 1.800 metri quadri di foresterie, alloggi di servizio e uffici (anteguerra); c) quasi un migliaio di metri quadri di magazzini con un prefabbricato degli ultimi anni di esistenza dell’azienda. Tutto questo a ridosso del terminal Sintermar che ha talmente fame di spazi da aver acquistato di recente l’ex fabbrica Trinseo. Ma appunto cerca piazzali mentre qui abbiamo un groviglio di edifici che si affacciano con una banchina d’una settantina di metri all’imboccatura del Canale industriale.


Sull’area c’è un vincolo preordinato all’esproprio: rientrava nel piano attuativo di dettaglio dell’Authority che però è saltato dopo la sentenza del Tar.

È già da anni che il liquidatore (e da ultimo il curatore fallimentare) cercano di ricavare qualcosa da queste ex zolle d’oro: interlocutore numero uno l’Authority. Ai tempi in cui al timone c’era Giuliano Gallanti, era stata avanzata un’offerta ma al curatore non era bastato. L’aveva spiegato Massimo Provinciali, segretario generale allora come oggi, che l'area frigo non è più un valore perché lì non tornerà una fabbrica di surgelati («o la scontano dal prezzo e la abbattiamo noi o la buttano giù loro e poi noi acquistiamo l'area»). Da allora sono passati cinque anni, cosa accadrà adesso?

Intanto, sull’altra sponda del Canale Industriale si è affacciata una nuova realtà produttiva: una impresa che invia nel mondo impiantistica a servizio di aziende petrolifere e estrattive.
 

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