Altri undici bambini positivi a Livorno. «Noi pediatri al collasso, la sanità è in tilt»

Parla Paolo Biasci: «Il dipartimento per la prevenzione ha fallito, non c’è tracciamento, da medici avevamo previsto tutto»

LIVORNO. «Passiamo dodici ore al giorno al telefono. I babbi e le mamme ci chiamano disperati. Ci chiedono cosa devono fare con il loro bimbo, se possono farlo uscire, non hanno comunicazioni dalla Asl. E noi non sappiamo cosa rispondere. Il sistema sanitario è in tilt, diciamolo chiaramente. Senza mezzi termini». Questo è lo sfogo di un pediatra. Anzi, del presidente della Federazione italiana medici pediatri, il livornese Paolo Biasci.

Questi, invece, sono i dati di ieri della Asl: a Livorno città, su 51 nuovi casi positivi, 11 sono minorenni. E tra questi, 6 hanno meno di dieci anni. «Il Covid colpisce anche i bambini – prosegue Paolo Biasci – e lo fa da tempo ormai. Il problema, ora, è che si è passati dalla quarantena per un contatto stretto scolastico, a quella per un contatto stretto in famiglia. Ed è molto diverso».


Tradotto: il Covid, in questo momento, si trasmette molto più frequentemente in famiglia che a scuola. E la trafila cambia. A rimetterci sono i bambini. Biasci spiega perché: «Se un bambino entra in contatto con un compagno di scuola positivo, e non ha sintomi, si fa dieci giorni di quarantena e poi, se il tampone è negativo, può tornare a uscire di casa. Ma se il bimbo – continua Biasci – ha un genitore in casa positivo, la sua quarantena inizia quando il genitore è negativo. Quindi si sobbarca due quarantene, la sua e quella della mamma, o del babbo».

In questo modo, quindi, il virus tiene impegnata la famiglia per settimane. «I genitori – dice Biasci – sono disperati». E poi c’è il discorso tamponi. Una piaga del nostro sistema sanitario. «Quando crediamo che un bambino abbia i sintomi del virus – racconta Biasci – prenotiamo un tampone attraverso il portale online della Regione. Al genitore arriverà un codice via sms, con cui potrà accedere alla piattaforma per prenotare il tampone».

Semplice, no? Sì, sarebbe facile, se tutto filasse liscio. Ma non è mai così. «Noi pediatri troviamo spesso il portale della Regione intasato, e quindi non riusciamo a richiedere i tamponi. Dobbiamo scegliere orari strategici per cercare di “connetterci” al cervellone e procedere con la richiesta del codice da inviare ai genitori. Ma la criticità – prosegue Biasci – si ripresenta quando i genitori devono inserire il codice per fissare l’appuntamento per il tampone. Anche loro spesso trovano il sito dedicato intasato. In estate è stato fatto troppo poco per migliorare la macchina sanitaria, noi medici lo dicevamo che in autunno ci sarebbe stata un’altra ondata, ma sembra che nessuno ci abbia ascoltato».

Biasci, in conclusione, parla di quella che secondo lui è la criticità maggiore a livello territoriale. «Il dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana nord ovest non funziona. Ha fallito su tutti i fronti. Il tracciamento non viene eseguito nel modo corretto, e questo è un fatto gravissimo. I tempi sono lunghissimi, anche solo per ricevere una comunicazione, per sapere come ci si deve comportare, per avere il “via libera” dopo la quarantena».

Le parole del pediatra livornese disegnano una situazione al collasso. Dove la burocrazia si accartoccia su se stessa e non riesce a seguire il passo svelto del diffondersi del virus.

Una pericolosa spirale di tempi e lunghi e ritardi, che rischia di complicare ulteriormente una realtà già parecchio delicata. —

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