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Bici, sport e caffè sul lungomare a Livorno nel primo giorno di zona rossa. «Per adesso poche multe, ma...»

Dal viale Italia fino ad Antignano tra divieti e posti di blocco. Chi pesca o fa il bagno, in molti non indossano la mascherina. «La spesa? Non c’è nessuno» 

LIVORNO. La zona rossa, non è il lockdown del marzo scorso. Questo deve essere chiaro. Ci sono forti restrizioni, certo, ma nulla a che vedere con la e chiusura totale. Qualche spiraglio resta, e il cittadino, in modo lecito, ne approfitta.

Il nostro viaggio comincia dalla parte più critica, ovvero il lungomare: la cartolina colorata di Livorno. Com’era logico attendersi il viale Italia e quello di Antignano, svolgono funzione di palestra a cielo aperto. Fin dalle prime ore del mattino. C’è chi corre, chi cammina a passo veloce, chi a passo lento, e, chi fa esercizi nelle aree attrezzate, tra sbarre, parallele, pedane, complete di cartelli che ne suggeriscono il corretto utilizzo. Qualcuno, si è portato nello zaino corde, nastri elastici e manubri, per rendere più completo l’allenamento. Le linee guida del governo sottolineano come l’attività motoria vada fatta vicino casa.


Dunque i casi sono due: i presenti abitano nei dintorni, oppure i movimenti di tutti sono da considerarsi attività sportiva. I numeri non sono elevatissimi, ma nemmeno trascurabili. Poi ci sono quelli che hanno deciso di prendere la bici: chi lo fa d’abitudine, e si riconosce dal mezzo, dallo stile, dall’abbigliamento decisamente tecnico, e chi invece, classico ciclista della domenica, sfrutta le due ruote perché concedono la possibilità di uscire di casa.

In piazza San Jacopo in Aquaviva, c’è la Baracchina Bianca, che come gli altri bar, ha la possibilità della vendita per l’asporto. Qui il movimento si intensifica, vuoi per chi va a prendere la colazione, vuoi per chi invece si reca nella chiesa adiacente per assistere alla messa. Il fatto non sfugge a una volante della polizia (le forze dell’ordine erano molte) che affianca due ragazzi intenti a parlare. «Non è semplice per noi gestire la cosa – ci dice uno degli agenti – perché le persone non hanno chiare le pieghe del decreto, e sinceramente qualcosa sfugge anche a noi. Per questa prima giornata cerchiamo di intervenire laddove l’assembramento ci pare eccessivo, e per fare qualche richiamo. Insomma siamo tolleranti. Abbiamo fermato una signora, e ci ha spiegato che era appena stata in farmacia, e si stava recando a prendere un caffè. Tutte cose consentite, sulle quali non possiamo mettere freni. Certi esercizi aperti, creano inevitabilmente passaggio». L’importante è che qualche furbetto non ne approfitti. Anche la Baracchina Rossa è aperta, ma vige una situazione più tranquilla. Perché a pochi passi c’è una postazione fissa della polizia municipale (una seconda si trova nei pressi della terrazza Mascagni).

«Noi e i carabinieri – ci dice un vigile impegnato nei controlli – alterniamo posizioni statiche e dinamiche. Mentre polizia, finanza, e gli altri corpi impegnati, svolgono solo funzioni dinamiche, a bordo delle autopattuglie, e tra noi c’è grande collaborazione. Quello che possiamo fare è verificare la posizione di qualcuno, ma tutto è relativo: magari viene in Baracchina chi non abita in zona, e si giustifica dicendo che cerca un prodotto che hanno solo qui. Tanti comunque si fermano per chiedere informazioni, sintomo di una certa confusione».

Il colpo di scena, verso gli scogli dell’Accademia, dove giacciono incustoditi, alcuni indumenti, asciugamani e borse. Seguendo il suono di voci scoppiettanti, si scorgono i proprietari degli oggetti, intenti a fare bellamente il bagno in mezzo al mare. Non sono giovanissimi, ma senza dubbio temerari. Come da film è un tipo che viaggia sulla linea dell’orizzonte facendo Sup; lui si che tiene le distanze. E che dire di chi si dedica alla pesca, anche subacquea? Dalla costa ci spostiamo verso il centro. Piazza Grande è costantemente presidiata dalle forze dell’ordine. Chi passeggia lo fa in estrema sicurezza, tenendo il cane al guinzaglio, oppure col fedele Tirreno sotto il braccio, di ritorno da un’edicola. Soliti accordi anche in via Cairoli, piazza Attias e le strade limitrofe; ma anche negli altri quartieri. Ultima tappa, i centri commerciali e i supermercati: tutto tranquillo, contrariamente alle aspettative.

Alla Coop di Parco Levante, ci sono poche persone. Anche se, chi esce, ha il carrello stracolmo di acquisti. «La spesa si fa bene, tranquilli», afferma una signora rivolgendosi ad una coppia incerta se entrare o meno. Anche alle fonti del corallo, il supermercato è aperto: qui l’atmosfera è fantascientifica. Con i negozi e le luci basse, la strada per arrivarci è davvero un percorso lunare. E gli assembramenti sono soltanto un antico ricordo. L’unica nota stonata, in un concerto tutto sommato orecchiabile, sono gli irriducibili: quelli che passeggiano senza motivo e sopratutto senza mascherina. Un problema che pare irrisolvibile.