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Decreto Ristori, aiuti ricevuti e già finiti: da Livorno a Cecina tanti locali e ristoranti temono la chiusura

L'allarme di Confcommercio e Confesercenti: «Servono interventi più strutturati: con mini aggiustamenti non ce la faremo». I racconti di otto titolari di attività

Bene la tempestività degli aiuti o come sono stati definiti ristori per bar e ristoranti. Ma questo non basta. Lo dicono gli imprenditori e lo dicono le categorie economiche, Confcommercio e Consefercenti in testa.

«Siamo di fronte a un periodo senza precedenti nella nostra epoca - spiega il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli - I ristoratori e i pubblici esercizi non ce la faranno a sopravvivere così. Certo tante piccoli imprenditori almeno avranno un'entrata per le spese personali ma si tratta di aziende che facevano fatturato, pagavano dipendenti e fornitori, facevano investimenti, contribuivano con le tasse al bene comune. Con i mini decreti e i piccoli aggiustamenti come usciremo dalla pandemia? Senza una programmazione di più ampio respiro e fondi adeguati la ripresa sarà impossibile. Nella provincia di Livorno rischiano di chiudere 6000 imprese. E non solo i locali, le palestre, la filiera del turismo. Secondo l'indagine Format Research per Confcommercio Toscana il 71% delle imprese del terziario della provincia teme di non superare questo secondo lockdown». Gli fa eco il direttore di Confesercenti Alessandro Ciapini: «Affitti, tasse, contributi, solo per citare alcune voci, devono essere congelate. Ci deve essere un’equazione lineare: zero incassi, zero costi».

RISTORANTE LA VECCHIA SENESE: Un “gruzzoletto” da distribuire ai dipendenti a casa

«L’ ho avuto, il ristoro, e rispetto alla prima volta questo aiuto è più concreto, mi permette di pagare in buona parte il personale, la mia “ricchezza” perché ci sono persone che sono con me quasi fin da quando ho aperto 40 anni fa». Vittorio Pernice, titolare del ristorante pizzeria La Vecchia Senese, è sollevato per i suoi dipendenti. «Non so al momento a cosa hanno diritto - spiega ancora - se dovranno figurare come assenti. Ancora non è chiaro. Ma con queste diecimila e ottocento euro potrò darli almeno all’ottanta per cento. Altrimenti li avrei pagati con i miei risparmi. Come avrebbero fatto altrimenti con le loro famiglie?». Il resto, come per esempio la luce, rimarrà indietro perché in questi giorni con l’asporto le cose non vanno bene.

«Non abbiamo fatto mai questa attività - va avanti ancora - alle 18,30 facciamo qualche pizza ma siamo in una zona di uffici, il pranzo ci manca. E ora si lavora solo con tre dipendenti, il pizzaiolo, il cuoco e un altro ragazzo. Gli altri a casa... Ieri sera (mercoledì sera ndr) ho fatto solo 116 euro. Siamo aperti per cercare di rimanere il giro, nel tentativo di non disperdere i clienti».  «Siamo in un limbo - conclude - mi auguro che la questione si risolva in 15 giorni. Almeno che si possa aprire a mezzogiorno».

CAFFÈ IL DUOMO: Il ristoro? Serve solo per saldare un mese di affitto

Nino Cucchiara, proprietario del Caffé ristorante Il Duomo è sconsolato. «Abbiamo visto assembramenti ovunque - spiega l’imprenditore - sulla zona della costa, nelle piazze, nelle strade. I nostro locali sono stati messi in sicurezza , c’è sempre il distanziamento. E ci hanno chiuso. Così in questo modo si ammazza definitivamente i centri delle città».

«Abbiamo perso un anno di lavoro -va avanti - Le spese sono rimaste quelle che erano. Ci hanno dato qualcosa per farci stare zitti ma come possiamo andare avanti?».

Il ristoro? Cucchiara preferisce non dire la cifra esatta ma gli servirà solo per coprire appena un mese di affitto. «Non ci mettiamo poi la luce e le altre spese, il mantenimento della nostra famiglia che ci lavora. La mia famiglia deve mangiare. I miei dipendenti sono in cassa integrazione».

Il lavoro ora? «È una barzelletta. Sono tutti a casa a lavorare e quindi pochissime consumazioni, quelle poche persone non possono venire a prendere il caffé quando non è consentito nemmeno appoggiarsi per mettere un cucchiaino di zucchero. Non possono appoggiare niente da nessuna parte. E comunque ci sono alcuni negozi che sono pieni di gente, ci sono due pesi e due misure, con assembramenti che si vedono». E conclude: «Non so se questa volta ce la faremo».

BAR NUOVO GIGLIO: In due giorni i soldi che ci hanno inviato sono già spariti tutti

Un’attività presa tre anni fa con un mutuo sulle spalle di 750 euro al mese, 1450 euro di affitto, bollette della luce da 500 euro. Sheila Tofani porta avanti il bar Nuovo Giglio in via del Giglio. «Abbiamo ricevuto all’inizio della settimana 3mila euro e a marzo ne sono arrivati 2mila euro - spiega l’imprenditrice - Come impiegherò questa somma ? Per pagare i debiti. Abbiamo anche un dipendente e ora c’è già la seconda rata Tari. Quindi i soldi che abbiamo ricevuto sono già andati tutti».

Il lavoro ora è una disperazione. «In piazza Cavallotti la zona, quella del mercato, sarebbe anche buona - va avanti Tofani - ma ora la gente non si ferma non potendosi mettere a sedere. Noi si lavora, in genere, soprattutto con gli anziani. Quindi, se si considera il guadagno in sé, si dovrebbe chiudere. Abbiamo solo la voglia di stare aperti per non mollare».

Eppure, dopo la batosta della primavera, «Ci si stava riprendendo bene anche se non avevamo più i turisti e croceristi. Ora di nuovo la botta, ci stiamo mangiando i 25 mila del prestito richiesto».

Tra l’altro «Ho fatto dei lavori di ristrutturazione che sono finiti il giorno stesso in cui siamo entrati in zona arancione. Ho messo le luci, nuovi controsoffitti per rinnovare il locale. E poi c’è un’altra difficoltà: per il poco lavoro che abbiamo è difficile calcolare la quantità dei pezzi dolci che servono, abbiamo una grossa percentuale di invenduto. Ieri (mercoledì ndr) abbiamo dato venti pezzi dolci alla Caritas».

ELEPHANT BAR: Ho ottenuto solo la metà di quello che dovevo avere

Poco più di duemila euro . Ma l’imprenditore ha ricevuto solo il 50% del ristoro. È Alessandro Leoni che da quattro anni gestisce l’Elephant bar: «Con questo sono riuscito a pagare l’affitto, 1.300 euro - spiega Leoni che da trenta anni lavora in questo settore - Si è trattato di un piccolo aiuto. Non lo so il motivo perché mi è arrivato solo una parte, ora dovrà approfondire la questione».

«Tengo aperto ugualmente - va avanti - perché bisogna farsi trovare vivi quando arriverà la ripartenza si spera.. Ed ecco perché non vogliamo chiudere anche se è una rimessa».

«Facciamo le consegne a domicilio per pranzo e per cena. Si lavora poco in ogni caso perché non è possibile mangiare in strada. Il cliente arriva quasi intimorito a prendere il caffé. Non può toccare niente e non si gode certo quello che dovrebbe servire a dargli un po’ di relax durante la giornata».

«Stasera (ieri sera ndr) - va avanti - ci è andata a bene abbiamo fatto un paio di consegne a domicilio». I clienti sono molto vicini. «La gente ci vuole bene - spiega - c’è che ci lascia soldi in più».

Ora l’importante è non arrivare alla Zona rossa, per Leoni si sarebbe fregati del tutto. E conclude: «Sembra che la pandemia sia colpa nostra , ci sentiamo colpevolizzati. Abbiamo anche speso cifre consistenti per fare la sanificazione, per i distanziamenti. Abbiamo messo i tavoli fuori che poi non utilizzeremo più , sono centinaia di euro per materiali acquistati di legno».

ASTRAGALO, CASTIGLIONCELLO: Si tratta di un palliativo ma con i contributi pago stipendi e fornitori

Carlo Mencacci ha controllato. Sul suo conto corrente sono già arrivati i soldi previsti dal decreto ristori. «È un palliativo - dice l’imprenditore - Ma almeno è qualcosa. Con questi soldi ho pagato gli stipendi di ottobre e ho saldato qualche fornitore». Mencacci è il titolare dell’Astragalo, storico locale di Castiglioncello. Una volta discoteca, una volta location di spicco per i matrimoni con vista mare, dalla pandemia in poi si è “riconvertito” completamente a ristorante. «Dovendo rinunciare agli eventi - spiega Mencacci - abbiamo avuto un calo del fatturato del 60% (calcolato su base annua ndr) e dovremo molto probabilmente rinunciare al cenone di Capodanno. Quelli del decreto ristori sono soldi che ci danno una mano anche se, chiaramente, non risolvono tutti i problemi». Male non fanno, comunque. Perché è vero che «abbiamo da pagare dodici mensilità d’affitto e che abbiamo fatto un prestito aziendale per andare avanti» ma, comunque, questi soldi danno un po’ di respiro. «L’importo ricevuto - dice Mencacci - si basa sulla differenza dei corrispettivi di aprile 2019 e aprile 2020. Su questa cifra è calcolata una percentuale del 20% poi raddoppiata». Il meccanismo di calcolo non è proprio intuitivo, ma in molti hanno già ricevuto l’accredito.

PIZZERIA IL MATTARELLO, VADA: Ho usato queste risorse per mettermi in pari con tasse e bollettini

Francesco Belli è uno di quelli che non si arrende. Anche in un momento complicato come questo guarda avanti. È giovane e ha tanta voglia di puntare ancora sul suo locale. E, per questo, un aiutino non guasta. Visto lo stop per decreto e la trasformazione del suo lavoro.

«Sì, ho ricevuto i soldi del decreto ristori – dice Francesco Belli – Di certo non è per me un guadagno, né un intervento che risolve una situazione di difficoltà come quella attuale, ma almeno con questi soldi posso far fronte ad alcune spese».

Francesco Belli è il titolare del Mattarello 22, pizzeria che si trova a Vada, nella centralissima piazza Garibaldi. Si è fatto conoscere per le sue pizze ovali e per il suo locale progettato sul design delle carceri.

Qualche anno fa aveva aperto una pizzeria dalla parte opposta della piazza, poi si è spostato nel locale al civico 99, dove prima c’era lo storico bar di Vada. Ha investito e ha creduto nel suo progetto. Col Covid, anche per lui, è stata una lotta: il lockdown, la riduzione del numero dei coperti, la riorganizzazione degli spazi, il dover ripensare il locale in maniera diversa, il lavoro, poi di nuovo lo stop. Insomma, la storia di tutti i ristoratori in questo periodo storico particolarmente complicato. Adesso è arrivata almeno la boccata d’aria del ristoro governativo.

«Con i soldi del decreto ho pagato la spazzatura e altre tasse – dice – Meglio di niente. Almeno riesco a tappare qualche buco».

EX BAGNI SIRENA, MARINA DI CECINA: Bonifico arrivato il 10 questa volta il governo ha agito velocemente

Da pochi giorni ha deciso di lasciare la gestione del ristorante per acquisirne un’altra. Ma anche per lui quest’ultimo anno è stato complicato. E anche per lui sono arrivati i contributi previsti dal decreto ristori.

«L’accredito sul conto corrente è arrivato martedì 10 novembre. E sono certamente soldi che fa piacere ricevere». A parlare è Luca Simonti, fino a pochissimi giorni fa gestore del ristorante ai bagni Sirena di Marina di Cecina. «Certo, non sono tanti soldi - dice Luca Simonti - ma comunque è già qualcosa. Perché si tratta di contributi che ci permettono di pagare alcune spese, per fare un esempio».

A sorprendere Luca Simonti è la velocità con cui sono arrivati questi soldi. «Hanno detto qualche giorni fa che ci sarebbe stato un accredito e, nel giro di poco, così è stato».

Il ristorante del Sirena è sul viale della Vittoria, il lungomare cecinese. La stagione estiva a Marina non è andata male. In tanti dicono che c’è stato movimento. Ma in tanti dicono anche che gli affari estivi non sono stati in grado di colmare il buco lasciato dal precedente periodo di lockdown.

Ecco perché, anche in quest’ottica, «i contributi che sono arrivati sui conti correnti di recente fanno certamente comodo» sottolinea Simonti. Non scordiamo che di fronte c’è un lungo inverno. «Di cero non servono a risollevare un’attività, ma per noi imprenditori del settore sono comunque un piccolo aiuto su cui poter contare».

CAFFÈ RUIU E LA CAPANNINA, CECINA: Sono fondi limitati ma bisogna anche sapersi accontentare

«Sì, i soldi del decreto ristori sono arrivati. Sia quelli per il bar sia quelli per il ristorante». A parlare è Gianluca Ceppatelli, che gestisce il bar Ruiu di corso Matteotti, nel centro di Cecina, e il ristorante La Capannina, a Marina di Cecina.

«Si tratta di contributi limitati, però è anche vero che in una situazione come questa bisogna sapersi accontentare - spiega Gianluca Ceppatelli - Ci pagherò un mese di affitto e parte delle bollette. Certamente non puoi vivere solo con questi contributi, ma è già qualcosa averli ricevuti».

Ceppatelli poi fa una riflessione generale sulle norme anti Covid e sul rispetto delle regole.

«Credo che tutti debbano rispettare le norme, mentre non mi sembra che questo accada. E non è giusto nei confronti di chi ha sempre garantito il rispetto tutte le regole. Insomma, se c’è una legge bisogna poi accertarsi che sia rispettata».

Ceppatelli dice di aver messo a norma il suo locale togliendo alcuni tavoli, ricavando un’entrata e un’uscita per i clienti e non servendo più persone a locale pieno. «O lo facciamo tutti o non lo fa nessuno: la penso così».

Detto ciò, tornando ai fondi governativi, Ceppatelli ribadisce che «la somma accreditata sul conto corrente non è altissima. Io ho un’esperienza di tanti anni alle spalle e posso sopravvivere, ma per chi ha aperto un locale da poco è veramente difficile andare avanti in questa situazione».