«Non mi curano, riportatemi a casa»: manager livornese muore in Marocco a 59 anni

Coronavirus, la vittima è un imprenditore nel campo della logistica portuale. L’amico in lacrime: «Mancherà tantissimo» 

LIVORNO. «La sua presenza era forte. E la sua mancanza si sentirà moltissimo. Era un amico, ma non solo. Un compagno di mille avventure. Valter era...» .

La voce si rompe nel pianto. E la linea cade lasciando spazio al suono meccanico di un telefono tolto dall’orecchio e rimesso in tasca. Troppo dolore per continuare a parlare. I ricordi di una vita trascorsa insieme sono un turbine di sofferenza da affrontare da soli. Tra lacrime e immagini di un passato che non tornerà. L’avvocato Luca Casini, di Cecina, si spoglia dei panni del professionista impeccabile. Si lascia andare alla disperazione. Lo fa ripercorrendo la strada di un’amicizia unica. Quella con Valter Guiducci, 59 anni, imprenditore nel settore della logistica e dei trasporti. Livornese di nascita, da oltre dieci anni in Marocco. Valter è morto di coronavirus all’ospedale di Casablanca, ieri mattina. «Era ricoverato da diversi giorni, aveva solo una mascherina che lo aiutava a respirare. Poi venerdì è peggiorato, sabato è stato intubato, ma non ce l’ha fatta», racconta ancora Luca Casini. La storia di Valter è quella di un uomo che si è fatto da solo. Ha iniziato lavorando nell’impresa della famiglia Sgarallino. Poi l’illuminazione.


«Era un pazzo, ma vinceva sempre. Vedeva le cose prima degli altri», dice ancora l’amico avvocato Casini. Valter Guiducci inizia a fare affari nel campo dei container. Li vende, li noleggia, stringe accordi con paesi lontani. «Abbiamo firmato contratti con la Nuova Guinea, era geniale», ricorda il compagno di sempre. Una vita a mille all’ora, quella di Valter, che nel 2009 sceglie di trasferirsi in Marocco. «Gli affari là erano davvero importanti, Valter dava lavoro a un sacco di persone, era molto conosciuto. Abbiamo combattuto battaglie legali importanti, e abbiamo anche vinto».



L’azienda di Valter Guiducci è la Maroc Conteneurs Internationales. Si occupa di commercio di container, ma anche di costruzioni. La lungimiranza imprenditoriale di Guiducci era la sua forza, ma ha rischiato anche di trasformarsi nella sua condanna. A raccontarlo è proprio l’avvocato Luca Casini. «Nel 2012 siamo stati rapiti per un breve periodo in Marocco, prima di essere rilasciati. Gli affari sono sempre andati bene laggiù, e la sua ascesa aveva dato fastidio a qualcuno di importante. Per fortuna è finito tutto senza problemi, ma è stata un’esperienza molto forte».

Valter Guiducci soffriva di alcuni problemi di salute. Aveva deciso di raccontare sui social la sua battaglia contro il virus, che aveva già contratto 10 mesi fa. Il 13 ottobre, Guiducci scrive su Facebook: «E così ci risono, positivo al Covid 19, la seconda volta in 10 mesi. Ormai ci ho fatto l’abbonamento. A parte febbre a 39, problemi di respirazione e gambe praticamente bloccate non sto poi troppo male. La cosa positiva è che ho l’occasione di riposarmi un paio di settimane, quella negativa è che non ho tempo per riposarmi. Per il resto prendiamola con filosofia, sono stato molto peggio quando ho preso la mega polmonite nel 2015».

Anche nei momenti drammatici Valter trovava la voglia di scherzare. Ma la situazione peggiora, e all’alba del 21 ottobre Valter – sempre su Facebook – lancia l’appello: «Amici, soprattutto quelli del Marocco, se potete aiutatemi, sono capitato nella clinica sbagliata e mi stanno dando il colpo di grazia. Sto morendo, se qualcuno mi contatta il dottor Gentile del consolato di Casablanca affinché intervenga, l’unica possibilità che mi resta e è essere trasferito d’urgenza in Italia».

Successivamente, come spiega anche l’avvocato Casini, Guiducci era stato trasferito nell’ospedale di Casablanca. Le ultime parole scritte su Facebook da Valter sono delle 21, 36 del 22 ottobre. «Amici, sento la vostra vicinanza. Posso stare solo alcuni secondi su Facebook. La situazione è dura ma combatto. Un abbraccio a tutti». Una battaglia che Valter Guiducci non è riuscito a vincere. Ha fatto di tutto per sconfiggere la bestia maledetta, anche perché a breve sarebbe diventato nonno. La compagna di suo figlio Daniele è incinta, Valter aspettava un nipotino. Nella sua Livorno Valter non tornerà più. La salma resterà in Marocco, e verrà sepolta nel cimitero cristiano di Casablanca. «Nella sua terra – conclude l’avvocato Casini – dove è diventato grande. Dove tutti gli volevano bene. Perché Valter era un po’ pazzo, ma era buono».