Ex trafficante di droga livornese vicino ai narcos arrestato per una rapina in tabaccheria

La tabaccheria Nevini con una volante della polizia all'esterno e, nel riquadro, il quarantenne arrestato (foto Marzi)

Nell'estate 2012 il quarantenne, in un interrogatorio davanti ai pm di Milano, aveva raccontato di «lavorare per il cartello messicano di Sinaloa»

LIVORNO. «Sono nato a Livorno il 28 maggio 1980. Sono uscito il 13 aprile 2012 dal carcere delle Baumette a Marsiglia, dove ero detenuto per narcotraffico. In quanto cittadino italiano, alla fine della pena i poliziotti francesi mi hanno accompagnato fino all’aeroporto di Fiumicino. Mi occupo di narcotraffico tra l’America latina e l’Europa da circa 14 anni. Ero sposato con Luzbalvina Prieto Marquez, figlia di un luogotenente del Cartello del Golfo, associato al braccio armato degli Zetas, mentre io lavoravo con il cartello messicano di Sinaloa, perché ero stato presentato da personaggi del cartello del Norte del Valle, narcotrafficanti colombiani. Dentro il carcere di Marsiglia ho inventato un nuovo sistema di trasporto di cocaina che usa i cani vivi».

Parlava così – in uno stralcio di interrogatorio pubblicato nel 2016 dal Fatto Quotidiano – il quarantenne livornese Lenny Barsanti davanti ai pm di Milano, che lo accusavano di aver trafficato cocaina con i membri dei “Latin King”. Italo-colombiano, presunto trafficante internazionale di droga col Sud America, è stato arrestato dalla Squadra mobile, diretta dal vicequestore aggiunto Giuseppe Lodeserto, per rapina. Il 6 ottobre, coperto in volto con una mascherina e con un cappuccio calato sulla testa, si è presentato pistola in pugno alla tabaccheria Nevini di via Garibaldi, gestita da Maurizio Nevini e Barbara Galli, puntandola contro un dipendente (erano le 16.20) e scappando con 500 euro.


Barsanti, di professione cuoco, si trova alle Sughere già da alcuni giorni, visto che qualche settimana fa era stato arrestato sempre dal personale della Squadra mobile, insieme ai colleghi della polizia ferroviaria diretta dall’ispettore Fabrizio Maestrini, visto che sceso da un bus di linea diretto in stazione è stato sorpreso con un trolley all’interno del quale c’erano una pistola Beretta calibro 7,65 risultata rubata quest’estate in un appartamento, un proiettile inserito e altri due nel caricatore, oltre a una carta d’identità rumena contraffatta e dell’eroina.

Soddisfatto il questore Lorenzo Suraci: «Non stiamo lavorando solamente sulla prevenzione – spiega – ma anche sulla repressione e quest’ultimo arresto frutto di una grande attività investigativa ne è la dimostrazione lampante». Barsanti, dalla questura, viene ritenuto una persona con «elevatissima pericolosità sociale». I suoi racconti su come “riempiva” i cani di droga per imbarcarli sugli aerei ne sono la dimostrazione. «La sostanza viene inserita dentro un cilindro di circa 250 grammi – così raccontò nell’estate del 2012 nell’interrogatorio riportato dal Fatto Quotidiano – prima la avvolgo nel cellophane, poi viene chiuso sottovuoto, poi nuovamente nel cellophane, poi nella carta carbone (affinché i raggi X non possano penetrare l’involucro), dopodiché ancora il cellophane e dopo uno scotch di vinile nero (ancor più resistente ai raggi X). Finito l’involucro è pronto per essere inserito dentro cani di grossa taglia tipo San Bernardo, Gran Danese, Dog de Bordeaux, Mastino Napoletano e Labrador. Il cane viene preparato a Città del Messico, per mano di un veterinario che opera un taglio cesareo e inserisce cinque, massimo sei involucri preparati, nel diaframma di ogni cane».

Perché il viaggio risulti economicamente vantaggioso, «dovevo spedire almeno due cani per ogni passeggero. In un anno, attraverso l’aeroporto di Madrid, sono entrati 48 cani e nessuno di loro è mai stato fermato, il sistema era infallibile. Ogni cane aveva microchip ed era regolarmente denunciato. Con questo metodo sono riuscito a evitare addirittura i controlli dell’aeroporto di Santa Cruz della Sierra, in Bolivia, uno dei più controllati al mondo. Una volta arrivati a destinazione il cane veniva aperto e la mercanzia estratta, per un totale di circa 1.250 grammi circa per ogni cane. Il mio capo in Messico è Raffael Niebla detto “il Calcio”, lui voleva costituire un allevamento perché stavamo comprando troppi cani e le acque si stavano muovendo troppo. Sul campo sono diventato un vero e proprio chimico del narcotico, sono in grado di trasformare le foglie di coca in pasta; dalla pasta alla base; dalla base alla base riossidata e da questa in cocaina idrocloridrica». Al termine dell’interrogatorio aveva poi aggiunto di voler «collaborare con la giustizia e cambiare del tutto vita». Ora, però, è stato nuovamente arrestato e si trova alle Sughere. —
 

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