Operai morti nell’esplosione in porto: «Datori di lavoro negligenti». Chiesto il processo per 14 indagati  - I nomi

L’accusa per i vertici di Neri Costieri e Labromare è quella omicidio colposo: «Non è stata garantita la sicurezza degli operai». Nei guai anche il numero uno di Confindustria e presidente del Gruppo 

LIVORNO. Lorenzo Mazzoni aveva 25 anni e tutta una vita davanti. Nunzio Viola, 54, e due nipotini che lo facevano sorridere, l’ultima nata pochi mesi prima della tragedia che se li è portati via entrambi, insieme. Era il primo pomeriggio del 28 marzo 2018 e i due operai con un altro collega della Labromare, erano all’interno della Neri Depositi Costieri, deposito alla periferia nord di Livorno: dovevano collegare l’autospurgo alla cisterna numero 62 (all’interno di serbatoi ce ne sono 212) e svuotarla dal residuo di acetato di etile, un liquido infiammabile di categoria A (dunque molto pericoloso). A scatenare l’esplosione e poi l’inferno – secondo i tecnici della procura – l’evaporazione di quella sostanza, mista ad ossigeno e subito dopo l’innesco: una scintilla creata per l’accumulo di cariche elettrostatiche che si sarebbero formate sulla parte finale del tubo di aspirazione. Poi un boato e il dolore.

L'INCHIESTA


A distanza di due anni mezzo da una tragedia che ha commosso e indignato, la procura di Livorno ha chiesto il processo per 14 indagati, in pratica tutti i manager della Costieri Neri, la società appaltatrice dell’intervento e Labromare datore di lavoro dei due operai. Secondo la pubblico ministero Sabrina Carmazzi che ha coordinato la maxi inchiesta alla quale hanno lavorato quattro diverse sezioni di polizia giudiziaria, nel momento dell’incidente sono state violate molte delle regole che dovrebbero garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. In particolare all’interno di uno stabilimento come quello di via Leonardo Da Vinci, classificato come «ad alto rischio». L’accusa per tutti è quella di omicidio colposo.

GLI INDAGATI

A cominciare da Piero Neri, 75 anni, recentemente eletto numero uno di Confindustria Livorno e Massa Carrara. Con lui, che è presidente della Neri Depositi Costieri e vertice decisionale, anche il resto del consiglio di amministrazione composto da Tito Neri e Piero Orsini.

Secondo l’accusa, avrebbero consentito a Labromare di effettuare lo svuotamento con procedure errate, non valutando i rischi, né effettuando una sufficiente formazione e informazione dei lavoratori e soprattutto non strutturando l’organizzazione aziendale con persone dotate delle necessarie competenze tecnico professionali adeguate alla pericolosità delle operazioni nel deposito. Quattordici, in tutto, le contestazioni specifiche che – per l’accusa – formano un quadro di negligenza e imperizia da parte dei vertici dell’azienda. Una lista di violazioni che va dalle mancate informazioni a Labromare sui rischi legati allo svuotamento della cisterna, all’aggiornamento delle misure di prevenzione, fino all’assenza di misure finalizzate a prevenire gli incendi e tutelare l’incolumità dei lavoratori anche attraverso l’uso di mezzi non idonei, fino ad omettere di individuare e valutare nel rapporto di sicurezza l’incidente rilevante e lo scenario di incidente rilevante che si è verificato.

Oltre al consiglio d’amministrazione, la procura ha chiesto il processo anche per altri tre dirigenti: Antonio Saltarelli, 59 anni, responsabile del servizio di prevenzione e protezione della Neri perché non avrebbe aggiornato le procedure operative; Francesco Volpi, 53, direttore dello stabilimento, per non aver chiesto ai lavoratori l’osservanza delle norme in materia di sicurezza; Gian Piero Taddei, 55 anni, responsabile tecnico degli impianti e responsabile per la sicurezza per non aver segnalato, tra le altre cose, l’inidoneità dell’attrezzatura di lavoro utilizzata da Labromare a cominciare dalla manichetta usata per lo svuotamento della cisterna, non sospendendo il lavoro.

Per quello che riguarda Labromare nella richiesta di rinvio a giudizio compaiono i nomi del presidente Corrado Neri, 51, e del resto del consiglio di amministrazione: Alberto Cattaruzza, 54, triestino, Corrado Neri, 45 anni, cugino del presidente, e Giacomo Gavarone, 39, residente a Genova responsabili – secondo la procura – di una serie di violazioni su prevenzione, protezione, rischi e attrezzature. Con loro anche Emiliano Coluccia, 47, responsabile del servizio di prevenzione e protezione di Labromare, il direttore generale Massimo Nicosia, 47, Riccardo Mannucci, 56, e Roberto Figaro, 56, il primo nella qualità di capo servizi a terra e sostituto del secondo. Rispetto all’indagine iniziale, la procura ha chiesto il proscioglimento per due indagati: Piero Raffaele Salvadori, capo piazzale della Depositi costieri e Riccardo Costanzo, il collega dei due operai morti e unico testimone della tragedia. —
 

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