Coronavirus, negli ultimi 10 giorni più contagiati (1.200) a Livorno che negli 8 mesi precedenti - I dati

Non è più soprattutto un fenomeno “importato” dal Nord. La svolta a fine estate: adesso è il “virus della Fi-Pi-Li”. Ecco la mappa e i motivi dell'impennata dei numeri   

LIVORNO. C’era una volta il virus che veniva dal nord: a fine marzo, a 40 giorni dal via dell’emergenza a Codogno, in provincia di Livorno si contavano 285 contagiati, cioè uno ogni 1.195 abitanti, mentre il Covid colpiva duro fra Versilia, Lucchesia e Garfagnana (con una percentuale più che doppia) e soprattutto fra zona apuana e Lunigiana (dove la frequenza dei temponi positivi risultava ben più del triplo rispetto a noi). In quel 31 marzo avevamo fra i paesini montani di Lunigiana avevamo quasi il doppio dei contagi di Livorno città, e l’indomani questa vallata ne registrava quasi otto volte di più che nel territorio municipale labronico (già da solo nel borgo di Bagnone, neanche 2mila anime abbarbicate sull’Appennino, meno del più piccolo quartiere della nostra città, se ne trovava il triplo che a Livorno).

La svolta dei numeri


Ecco, non è più così. Lo dicono le cifre, che hanno la capa tosta dei numeri: dal 18 ottobre a ieri i bollettini della maxi-Asl Toscana Nord Ovest hanno messo in fila 1.241 persone positive al tampone. In una settimana e mezzo più di quante se ne sono contate negli otto mesi precedenti a Livorno città. I numeri si sono messi a correre: la forte accelerazione degli ultimi giorni riguarda anche altri territori, ma qui da noi in modo del tutto particolare. Negli ultimi tre giorni i report Asl indicano che fra Livorno e Collesalvetti si concentra più del 20% dei contagi di tutte le quattro province costiere (con una punta del 31,7% martedì). Sette mesi fa erano meno della metà: il 9,9% il 26 marzo, l’8,1% il 27 e il 7% il 28.

In realtà, oggi possiamo tirare un sospiro di sollievo: i casi positivi a Livorno città sono diminuiti a 94, poco più della metà di ieri, e questo è cosa buona. Senza dimenticare però che fino a pochi giorni fa sarebbe stato il record, anche soltanto tornando indietro a prima di mercoledì 21, quando abbia sfondato quota 100.

In primavera non era così

Eravamo fra le tre zone meno interessate dal coronavirus in tutta la metà d’Italia a nord di Roma. E quasi tre settimane più tardi, a due mesi dal D-day della “zona rossa” a ridosso di Lodi, il territorio livornese dall’Arnaccio all’Elba risultava pur sempre fra le cinque zone del Centro nord meno bersagliate da questo maledetto virus con cui cominciavamo a fare i conti.

Fino a aprile potevamo sentire il coronavirus come una mazzata sì ma che alla fin fine riguardava qualcun altro. Sia chiaro, prima della fine di aprile erano già 31 le persone morte “con” il Covid ma eravamo lontano dai 119 che si contavano in provincia di Lucca e dai 117 in quella di Massa Carrara (in quest’ultima zona, in rapporto al numero di abitanti, la frequenza di contagiati era cinque volte più alta che a Livorno).

La mappa del contagio

È cambiata la geografia di diffusione del Covid in Toscana: se fino a giugno la disseminazione dei contagiati sulla mappa assomigliava a qualcosa di importato via Cisa da nord, adesso le elaborazioni grafiche dinamiche dedicate all’evoluzione giorno dopo giorno mostrano con chiarezza che dal “virus dell’AutoCisa” si (e dunque d’importazione) si è trasformato nel “virus della Fi-Pi-Li” (il cui sviluppo ricalca precisamente la concentrazione dei flussi di traffico dentro la nostra regione e perciò ha a che vedere principalmente con dinamiche interne).

La novità moltiplicata per tre

Ma questo cambiamento ci investe in pieno. Per tre motivi. Il primo: in nessun’altra provincia toscana dal 1° ottobre a ieri il numero delle persone positive al Covid è aumentato così tanto. Più che triplicato: all’inizio del mese in tutta la provincia i contagiati erano 753 e ieri hanno raggiunto quota 2.481 (più 229,5%). L’unica zona in cui il virus galoppa così tanto è Prato (più 217,7%).

Il secondo: negli ultimi giorni è proprio nella nostra zona che il balzo in avanti è risultato particolarmente rilevante. Con 1.200 positivi in appena otto giorni: in pratica un raddoppio (più 93,7%). In provincia di Pisa l’impennata non ha nemmeno sfiorato la soglia del 50%, fra Garfagnana, Versilia e Lucchesia è cresciuto del 43,9%. In tutta la metà sud della Toscana ancora meno: un aumento limitato al 46,3% a Arezzo, neppure il 37% a Siena e meno del 32% nella Maremma grossetana.

Il terzo: il grafico dei contagi schizza allì’insù non tanto da Castiglioncello in giù quanto piuttosto nel comprensorio del capoluogo. Martedì 27 quelle 174 persone positive al Covid hanno scaraventato Livorno sul podio delle città toscane più duramente colpite dal virus in rapporto al numero di abitanti: ci superano solo Arezzo e Empoli fra tutti i Comuni toscani al di sopra dei 20mila residenti.

È vero, ripetiamo, che ieri la crescita ha rallentato un po’ maè presto per capire se è una inversione di tendenza o un rimbalzo momentaneo come il 20 o come venerdì e sabato.

Ma il dpcm non c’entra

Impossibile che si tratti già dell’effetto del giro di vite disposto dal governo con l’ultimo decreto anti-contagio: a questo punto però dovremmo aver intuito che, al di là del valzer delle cifre, quanto più il numero dei contagiati vola tanto più è facile che incontri (e stenda al tappeto) organismi fragili per diabete (colpisce una persona su venti, ma ogni due diabetici ce n’è un terzo che non sa di esserlo), senza contare gli almeno 30mila cardiopatici e gli oltre 5mila malati oncologici nella nostra zona. Nel frattempo è cambiato anche l’identikit dei contagiati: benché nessuno debba dimenticare che i primi due morti di/con Covid sono stati un ingegnere di 54 anni e un operaio di 55, inizialmente i casi di positività si sono riscontrati soprattutto fra chi ha più di 75 anni. Adesso no: nell’ultima seduta in commissione è emerso che a Livorno ci sono 61 contagiati fra prof e studenti mentre 56 classi e 900 persone sono coinvolte nella quarantena (in 20 scuole diverse). E adesso continuiamo pure a baloccarci se si è trattato di decessi “per” Covid o “con” Covid (se cioè il coronavirus è una causa o una con-causa). Benvenuti nella realtà.

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