L’infarto al calcetto e i soccorsi in 360 secondi: «Così il defibrillatore ha salvato Stefano»

Alessio Bimbi, infermiere della centrale operativa del 118 che ha coordinato i soccorsi, il responsabile del 118 Livorno-Pisa Dario Bitonti e la sua vice Rita Dragoni

E' uscito dall'ospedale Stefano Solari, il 63enne andato in arresto cardiaco durante una partita con gli amici. Il racconto dei soccorritori del 118 e l'invito ai livornesi: "Disseminate la città di defibrillatori"

LIVORNO. Lunedì sera 12 ottobre. Sui campi di calcetto della Nuova Coteto Stefano Solari, 63 anni, sta giocando con gli amici. A un certo punto viene colpito da una pallonata al petto. Si accascia a terra, privo di sensi. Il suo cuore si ferma. I compagni terrorizzati chiamano il 118. In pochi secondi si mette in azione una macchina di soccorsi che riesce a salvarlo. «Un miracolo», scrive oggi Stefano, sul suo profilo Facebook.

Dietro a quel miracolo c’è la mano dell’uomo. A cominciare da quella di Alessio Bimbi, l’infermiere della centrale operativa del 118 che ha preso la chiamata, coordinato i soccorsi e contemporaneamente dato le indicazioni a chi era al campo su come iniziare i primi tentativi di rianimazione.

«Siamo il primo anello della catena della sopravvivenza - racconta Bimbi -, il sistema ha funzionato».

La sequenza degli orari descrive attimi drammatici, che gli operatori della centrale di via Gramsci vivono quotidianamente.

19.51: al 118 arriva la chiamata degli amici di Solari.
19.53: dal 118 scatta l’attivazione dell’ambulanza Bravo (quella senza medico) e dell’ambulanza medicalizzata.
19.57: al campo di Coteto arrivano i soccorritori di Bravo.
20: arriva il medico.
Nove minuti, 540 secondi durante i quali il destino di Stefano Solari si è trovato davanti al bivio tra la vita e la morte.

«Al momento in cui riceviamo la chiamata, dopo aver localizzato la posizione in cui intervenire, il primo obiettivo è comprendere il quadro di priorità: in questo caso il paziente era incosciente, aveva gli occhi chiusi, non respirava, non compiva movimenti, non mostrava segnali di circolo. In sostanza si trovava in arresto cardiaco», racconta Bimbi.

È scattato il codice rosso, che presuppone la massima risposta sanitaria possibile. L’infermiere della centrale operativa ha inviato sul posto due ambulanze: una della Svs di Ardenza, che era la più vicina al luogo dell’incidente. E una della Misericordia col medico a bordo, che si trovava più distante. La strategia è stata vincente: «L’arrivo della prima ambulanza ha salvato la vita al paziente», spiega Dario Bitonti, responsabile della centrale operativa 118 Sud Livorno-Pisa. Sei minuti, 360 secondi, dall’incidente all’arrivo dei primi soccorsi e soprattutto del defibrillatore.

«Quei tre minuti che hanno preceduto l’arrivo del medico sono stati determinanti grazie all’utilizzo del defibrillatore - continua -. È bastata la prima scarica perché il paziente riacquistasse respirazione e ritmo. La nostra filosofia è quella di mandare sui codici rossi sempre il mezzo più vicino, in modo da far trovare il paziente nella situazione più favorevole all’eventuale successiva rianimazione del medico».

Così è stato nel caso di Coteto, dove i primi tentativi di rianimazione erano iniziati sul campo con le indicazioni che dalla centrale operativa del 118 erano state impartite ai compagni di Solari, tra cui anche un vigile del fuoco che ha iniziato la manovra. «L’arrivo dell’ambulanza Bravo col defibrillatore ha risolto, poi il medico ha preso in mano il paziente fino all’arrivo in ospedale». Solari è stato portato d’urgenza all’Utic, guidato dal primario Umberto Baldini, dove sotto le cure della dottoressa Lara Frediani, responsabile della rete Infarto, è stato accertato tra l’altro che il paziente non avesse subito sequele dall’arresto cardiaco né danni neurologici. E dopo alcuni giorni di ricovero sono avvenute le dimissioni.

Ma la storia di Solari, oltre all’ottimo lavoro svolto dal 118, racconta anche altro: «L’importanza del defibrillatore», sottolinea Rita Dragoni, vice responsabile del 118. «Ogni minuto che passa si perde il 10% di recupero, per questo è fondamentale la cultura della defibrillazione», continua. Negli impianti sportivi è obbligatorio. «Ci risulta che sul campo di Coteto ci fosse un apparecchio ma non fosse funzionante - spiega Dragoni -. Su tutte le nostre ambulanze, con medico o senza, ce n’è uno. Ma i defibrillatori dovrebbero essere disseminati ovunque, anche là dove non sono obbligatori. Alcuni condomini se ne stanno dotando, così come alcuni esercizi pubblici. È uno strumento fondamentale. Più si diffonde la cultura della defibrillazione precoce, più si danno possibilità di salvare vite. Ogni 7 minuti muore una persona per arresto cardiaco dovuto a fibrillazione ventricolare».

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