Ricoveri aumentati del 570% in due settimane: l’ospedale è pieno, rimangono solo 4 letti

Pazienti Covid saliti a 49 (su 53 posti), anche Rianimazione è al limite. L’Asl pronta a riconvertire tutto il 9° padiglione, ma non basterà

LIVORNO. Domenica 4 ottobre nel reparto Covid degli Spedali Riuniti erano ricoverate 10 persone, di cui 6 livornesi.

La situazione sembrava sotto controllo, e invece da lì è stato un crescendo: due settimane più tardi quel dato è schizzato a 49 ricoverati, di cui 40 da Livorno e provincia.


In percentuale è un balzo del 400% nel numero dei pazienti totali finiti in un letto di viale Alfieri per coronavirus. E addirittura del 570% per quanto riguarda i livornesi costretti al ricovero.

Fossero stati soldi investiti in borsa, qualcuno sarebbe diventato Paperone. Invece siamo di fronte a una situazione che potrebbe sfociare presto in un collasso dell’ospedale.

Per adesso la struttura sta reggendo, ma la continua crescita dei ricoveri sta portando l’asticella al limite massimo previsto dall’attuale piano d’emergenza: ad oggi i letti disponibili sono 50 (tra Terapia Intensiva e posti nei reparti Covid) e di questi 49 sono già occupati.

La direzione dell’ospedale ha già previsto altre riorganizzazioni con cui aumentare ancora i posti Covid rimodulando altri reparti.

Ma l’elastico più di tanto non si potrà tirare. Ed è facilmente intuibile che se la crescita dei contagi (e di coloro che avranno necessità di una terapia ospedaliera) continuasse ai ritmi delle ultime due settimane, nel giro di poco tempo la situazione diventerebbe ingestibile. Anche perché tra due mesi è atteso il risveglio dell’influenza stagionale, il cui picco generalmente si verifica tra fine dicembre e fine gennaio, e allora serviranno tanti posti letto nei reparti di Medicina. Insomma il quadro è molto preoccupante.

49 RICOVERATI DI CUI 7 IN RIANIMAZIONE

A ieri la situazione era questa: i ricoverati totali erano 49. Di questi 7 si trovavano in Terapia Intensiva, gli altri 42 divisi tra i due reparti dedicati al Covid: il primo piano del 2° padiglione (che da Medicina è stato trasformato in area Covid fin dalla scorsa primavera) e il 9° padiglione (che oggi si divide tra Malattie Infettive e area Covid).

«I posti che oggi sono dedicati ai pazienti Covid sono 8 di terapia intensiva al padiglione 15 (Rianimazione), 28 letti al 2° padiglione primo piano e 14 letti al 9° padiglione», spiega Sabina Sanguineti, che coadiuva il direttore dell’ospedale Luca Carneglia, dopo la sua recente nomina a coordinatore dell’igiene e sanità pubblica nella gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 di tutta l’Asl.

Il totale fa 50 posti dedicati al Covid.

IL PIANO PER ARRIVARE A 53 E FORSE A 61

I posti Covid possono aumentare ulteriormente con poche modifiche. Sanguineti continua: «Potremo arrivare a 53 letti così suddivisi: 8 di Terapia Intensiva al 2° padiglione, oltre ad altri 23 letti nello stesso reparto e 22 letti al 9° padiglione».

In sostanza la prossima rimodulazione (che potrebbe essere fatta già questa settimana) prevede di dedicare tutto il reparto di Malattie Infettive al Covid (trasferendo altrove, a partire dalla vicina Nefrologia, eventuali ricoverati per altre infezioni) e di spostare la Terapia Intensiva Covid al 2° padiglione primo piano, dove ci sono già i ventilatori e le apparecchiature necessarie.

A quel punto la direzione si troverà davanti a un bivio: utilizzare solo gli 8 posti di Terapia Intensiva Covid al 2° padiglione o dedicare anche metà del reparto di Rianimazione al 15° padiglione (che ha un totale di 18 posti) per i malati gravi di coronavirus.

La soluzione dipenderà dall’evolversi della malattia e dall’eventuale aumento di casi gravi (oltreché dalla disponibilità di personale).

In questo caso si andrebbe a 61 posti letto Covid di cui 16 di Rianimazione.

I DUE PRONTO SOCCORSI

Per quanto riguarda il pronto soccorso, l’organizzazione rimane quella che tutti abbiamo conosciuto durante la prima emergenza: chi arriva in auto dal cancello di via Gramsci deve fare il pre-triage sul retro del 3° padiglione, prima dell’arco. Al posto della tenda è stato allestita una sorta di container-ambulatorio, in cui il personale infermieristico valuta se indirizzare il paziente al pronto soccorso “pulito”, oppure - in caso di sospetto contagio - mandarlo al pronto soccorso Covid, che rimane al 10° padiglione primo piano.

«Per chi arriva in ambulanza viene effettuata la valutazione in camera calda e da lì il paziente è indirizzato al 10° in caso di febbre, tosse e difficoltà respiratoria», dice Sanguineti.

FORSE IL 10° PADIGLIONE CHIUDERÀ

Sul tavolo c’è l’ipotesi della chiusura del pronto soccorso Covid al 10° padiglione e la sua sostituzione con una struttura mobile che dovrebbe essere allestita nelle prossime settimana.

Spiega ancora Sanguineti: «È una struttura temporanea con 12-15 posti letto che dovrebbe arrivare entro fine anno ed essere posizionata in collegamento diretto col pronto soccorso. La sua realizzazione ci permetterà di dismettere il padiglione 10».

PROSSIMA MOSSA: STOP AGLI INTERVENTI

Il quadro, come dicevamo, è in continua evoluzione. Le prossime mosse potrebbero prevedere una riduzione (se non addirittura un blocco) degli interventi chirurgici in elezione, mentre chiaramente la chirurgia urgente non subirà rallentamenti. In questo modo si recupererebbero posti letto in favore della Medicina.

«Le attività programmate non sono ancora state fermate, ma una parte dei posti letto chirurgici è già stata ridotta in favore dell’area medica - continua Sanguineti -. I posti di Medicina oggi sono 100, di cui 91 occupati».

Va ricordato che ad aprile la disponibilità massima di posti Covid dell’ospedale arrivò a 73, proprio lavorando su un ampliamento dell’area Covid al 2° padiglione e spostando parte della Medicina “pulita” al 6° padiglione, dove la chirurgia programmata era stata fermata. Non è detto che per questa seconda ondata possano bastare. La scialuppa di salvataggio potrebbe essere l’ospedale di Cisanello e quello di Massa, che a loro volta però si stanno riempiendo. —