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La vera maggioranza del Livorno Calcio a due ditte con 10.500 euro di capitale totale

Foto di gruppo per i nuovi proprietari e dirigenti del Livorno dopo l'atto di vendita a Genova

Ecco il reale assetto della società: il presidente Navarra non ha i numeri per comandare neanche col supporto di Spinelli. E come segretario generale spunta la nomina di Gherlone, commercialista imputato per associazione mafiosa a Torino

LIVORNO. Sicrea Costruzioni, via Pietro Giuria 5, Savona. Capitale sociale 10mila euro. Segnatevi il nome di questa Srl, perché è la vera detentrice della maggioranza relativa del Livorno Calcio. Non dunque la NH Investimenti di Rosettano Navarra, come invece era stato dichiarato dalle parti in questi giorni. Certo, Navarra resta il presidente, nominato dal nuovo consiglio di amministrazione l’11 settembre, almeno secondo quanto riportato ieri da un comunicato stampa proveniente dal quartier generale di via Indipendenza (ancora il cambio non risulta alla Camera di Commercio).

Ma non è l’azionista di maggioranza, neanche relativa. E non lo diverrebbe neppure acquistando il 10% di Aldo Spinelli, sulle cui quote l’imprenditore di Ferentino ha dichiarato di avere l’opzione. Sempre che avere la maggioranza relativa significhi qualcosa. Sicrea Costruzioni Srl (da non confondere con Sicrea Group, colosso dell’edilizia cooperativa, con 16 milioni di capitale sociale) detiene infatti il 34% del Livorno Calcio. La NH di Navarra invece si ferma al 21%.



Non finisce qui però: tra le novità eclatanti risulta che Pierpaolo Gherlone, il commercialista di Asti regista dell’operazione Cerea, amico e coordinatore dei soci piemontesi, avrebbe un ruolo ufficiale nel Livorno calcio come segretario generale del consiglio d’amministrazione. Lo ha scritto la Nuova Provincia di Asti e nessuno l’ha smentita. Se la notizia fosse confermata sarebbe l’ennesima omissione sui nuovi vertici del Livorno: mercoledì infatti è stato comunicato il nuovo organigramma della società nel quale il commercialista non è citato.

Gherlone, come avevamo scritto già nei giorni scorsi, è attualmente tra gli imputati dell’inchiesta Barbarossa condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Torino, con l’accusa di associazione mafiosa alla ’Ndrangheta.

Un elemento, leggendo bene il profilo dei nuovi azionisti, emerge con chiarezza: un azionista di maggioranza nel Livorno Calcio esiste ed è la cordata piemontese. Inutile girarci intorno: come si può vedere dalla torta in alto i soci piemontesi hanno il 52% della società. Dal punto di vista numerico è la scoperta dell’acqua calda, ma va detto che finora è stato raccontato un altro film dagli stessi protagonisti e nella trama diffusa in mondovisione sembrava che Navarra avesse comunque il comando. Non è così, perché Silvio Aimo (che ha il 18%) e Umberto Casella (che ha il 34%) sono strettamente legati, proprio dalla figura di Gherlone, entrambi orbitanti nel mondo di Assimprese Piemonte. I due da soli possono scalzare i tre ex presidenti Spinelli, Navarra e Ferretti. Con quali soldi però non si sa...

La reale suddivisione societaria porta anche altre sorprese rispetto a quanto fatto trapelare in questi giorni dai protagonisti: 1) le quote sono state divise su cinque azionisti, anziché su sei come aveva dichiarato il presidente di Cerea Banca; 2) sparisce dal libro dei soci e non figura in alcun ruolo Angelo Cornaglia, quello che Cerea aveva spacciato per Corniglia, tentando probabilmente di sviare dalle notizie poco rassicuranti che sul suo conto spuntano dal web (vari arresti per usura); 3) Cornaglia, secondo quanto riferito dalla banca, avrebbe dovuto dividersi le quote con Umberto Casella, mentre ora al suo posto appare un cubano, tale Lopez Nunez Yadira, titolare di un asilo nido nel torinese; 4) Casella non è l’imprenditore lombardo proprietario di una gelateria con affari anche nel noleggio di slot machine, che pareva quello tra i soci del nord con le spalle un po’ più larghe, ma un omonimo, torinese, con tre piccole società edili; 5) non risulta da nessuna parte nemmeno il signorGiulio, l’imprenditore edile di cui il presidente di Cerea sosteneva di non ricordare il cognome garantendo però che avesse comprato il 17% del Livorno: probabilmente Giulio non era Giulio ma Guido, Guido Presta, nuovo membro del consiglio di amministrazione della società amaranto, attuale presidente della Romentinese Cerano, società che milita nell’Eccellenza piemontese. Non a caso proprio Presta compare sorridente nella foto scattata a Genova dopo l’atto di compravendita, con barba, giacca a righe e cinturone di Gucci, tuttavia non risulta tra i nuovi soci del Livorno (ma potrebbe essere tra i finanziatori di Casella secondo quanto si legge in un comunicato di Assimprese Piemonte).

Il quadro che esce dal reale assetto azionario amaranto conferma una cosa: il caos, la cortina di fumo che dall’inizio di questa trattativa è stata alzata sull’operazione, ai quali da vent’anni non eravamo davvero più abituati.

Prima che la trattativa si concludesse, Cerea Banca si era appellata alla giusta riservatezza necessaria alla conclusione dell’operazione. Ora però questa giustificazione non regge più: perché questo mistero?

I motivi di questa nebbia non sono noti: quel che è certo è che intorno al Livorno ruotano oggi una serie di personaggi dal curriculum imprenditoriale e calcistico variegato, con 4 ex presidenti di società professionistiche con ruoli e poteri ancora da capire ma che difficilmente non andranno a confliggere tra loro. Non solo Spinelli (Genoa e Livorno), Navarra (Frosinone) e Mauro Ferretti (Arezzo), ma anche Emiliano Nitti in passato a capo della Pro Patria e dirigente del Cuneo retrocesso e poi fallito, che ora è entrato nel cda senza però ufficialmente mettere un euro.

La domanda che ne consegue è quasi banale: quanto il presidente Navarra avrà mano libera nelle scelte? Le palesi difficoltà nel trovare un accordo anche sul nome del direttore sportivo tra Navarra e gli altri soci confermano che la convivenza tra gli azionisti sarà molto complicata. E per adesso, sia Spinelli che Ferretti, stanno volando basso. Ma alla lunga come si evolverà questo rapporto di forze? E quanto ancora per esempio Ferretti, che nell’operazione ha già messo 170mila euro, accetterà di fare da spettatore?

Ma il paradosso è che la maggioranza assoluta ce l’hanno i due soci che dal punto di vista della solidità finanziaria sono i più deboli: Casella e Aimo.

La domanda che oggi tutti si fanno è questa: chi è Umberto Casella nuovo azionista di maggioranza (relativa) del Livorno? Torinese, classe 1957, è titolare della Sicrea Costruzioni Srl e della Coop Txt Servizi nonché amministratore della Saveta Costruzioni insieme a due soci albanesi. Si tratta di piccolissime aziende del mondo dell’edilizia. La più importante sembra proprio la Sicrea Srl, attraverso la quale, Casella è diventato azionista al 34% del Livorno Calcio, insieme al suo socio cubano Lopez Nunez Yadira, che come business alternativo è proprietario dell’asilo nido Il Principino di Collegno.

Domanda: su quali basi Cerea Banca ha deciso di finanziare un piccolo imprenditore come Casella con un prestito da 340mila euro? Qualcuno gli ha fatto da garante?

Lo stesso vale per il vicepresidente Silvio Aimo: la società attraverso cui ha acquistato il 18% del Livorno per un valore di 180mila euro, è la Tkm di Torino, specializzata in consulenza amministrativa alle imprese e nata appena un anno fa, il 10 giugno 2019. Sui libri sociali figura un solo addetto, lo stesso Aimo, e un capitale di 500 euro, interamente versato. Quale banca finanzierebbe ad una società con queste caratteristiche un investimento rischioso come l’acquisto di una società di serie C?