Nella strage di Bologna morì una livornese. Quarant’anni in attesa di verità e giustizia

2 agosto 1980: la stazione di Bologna devastata dalla bomba. A destra: Rolando Mannocci e Lina Ferretti

Il marito ferroviere raccontò ai cronisti del Tirreno: «Ho notato quei due giovani con gli zaini, non mi piacevano per niente» 

LIVORNO. «Ero in sala d’aspetto e cinque minuti prima dell’esplosione ho visto entrare due giovani con fare sospetto, non so cosa abbiano fatto...». Era quel che aveva visto Rolando Mannocci, livornese, alla stazione di Bologna nella mattina maledetta dell’esplosione, esattamente quarant’anni fa: lui era lì con la moglie Lina Ferretti, che morirà nella più tremenda strage fascista della storia del nostro Paese. A lei nel 2002 la nostra città dedicherà una strada nella zona di Antignano, una traversa di via Fratelli Del Conte, a poca distanza dalla piazzetta Bartolommei.

La testimonianza l’hanno raccolta gli inviati del Tirreno Carlo Cambi e Furio Domenici poche ore dopo la deflagrazione che ha così profondamente colpito la vita di quest’uomo, che allora aveva 54 anni e del quale si riferiva che era un ferroviere, dirigente della sezione Fs livornese del Partito comunista. La coppia livornese stava andando a respirare aria di montagna, qualche giorno di vacanza d’agosto a Brunico in Alto Adige.

L’esistenza di Lina Ferretti è stata inghiottita dalla Bomba, quella di Rolando Mannocci è passata da complicate cure e tante sofferenze in una stanza del reparto traumatologico con il volto coperto di bende. Ai figli l’aveva raccontato appena tirato fuori dalle macerie: quei due giovani con i capelli lunghi che «avevano zaini da campeggio» non bgli piacevano né poco né punto.

«Gli hanno chiesto – avrebberaccontato al nostro cronista il figlio – di vedere il giornalino con le parole crociate, lui non si è fidato e ha stretto il portafogli. Aveva paura di essere scippato, ha guardato mamma e le ha mormorato di stare attenta alla borsa» .

Sono le ultime parole, brandelli di vita quotidiana, le solite preoccupazioni di sempre e la voglia di lui di proteggere lei: ecco quel che si sono detti appena prima dell’esplosione. Erano stati quei due tipi ad aver collocato l’ordigno che ha fatto un'ecatombe di morti e ha segnato per sempre la nostra storia? «Le cose che in un momento di lucidità ha detto babbo sono state travisate: lui non ha parlato di valige», aveva detto nel 1980 il figlio di Rolando Mannocci parlando al nostro cronista. «Potevano essere turisti, – aveva aggiunto – certo è che non sono usciti dalla sala d'aspetto correndo. Hanno posato gli zaini per terra: se poi li hanno ripresi o no, babbo non l’ha detto». —

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