Piazza dell’Arte e una galleria a cielo aperto là dove c’era la baracchina abbandonata

In fila alla baracchina tre opere ispirate a Mascagni: un ritratto del compositore, la soprano Gemma Bellincioni e la Terrazza a lui dedicata

Nuovi interventi del gruppo di artisti che realizza e stampa grandi opere da attaccare negli spazi inutilizzati di Livorno 

LIVORNO.  Ora è piazzola dell’abbandono vista mare, tra poco sarà la Piazza dell’Arte e Mascagni sarà una sorta di nume tutelare... Non un cambio di destinazione “ufficiale” nel senso che appunto ufficialmente per quel pezzo del viale Italia dove ormai da 15 anni giace quel che resta di baracchine (come il Tiburon) prima alla moda e poi alla gogna del degrado ci dovrebbe essere un recupero urbanistico e le baracchine (non si sa quando) addirittura potrebbero essere abbattute. Ma c’è chi intanto salta il fosso dei tempi burocratici e, pur rimanendo nella legalità, fa rinascere quel pezzo di lungomare usando proprio le vecchie strutture dismesse che lo rendono spettrale, le vetrine, le porte, i muri. Coprendo tutto con manifesti artistici attaccati di notte come si conviene ai signori della street art e anche perché l’effetto sorpresa così è assicurato.

Già ce ne sono un bel po’ di queste immagini d’autore (gli artisti sono Rotondi,Oblo, Boccini , Restivo e Libertà) ,che celebrano personaggi livornesi senza distinzioni di censo, epoca o classe. Da Mamma Franca a Protti, da Bobo Rondelli alla Madonna di Montenero, da Lucarelli alla Ciucia, la scrittrice Anna Franchi e i Delfini di Ardenza... Per quanto riguarda Mascagni poi c’è di mezzo una piccola magia, la coincidenza che vede il gruppo di autori che realizza le opere, le stampa sui manifesti e le “attacca”, realizzare ciascuno un’opera dedicata al compositore per poi scoprire che proprio il giorno dopo l’ultima fatica notturna, quella dedicata al compositore, il festival Mascagni viene presentato ufficialmente. «Come se una fatina ci avesse messo la bacchetta - dice Oblo Giulia Bernini - e una coincidenza che conferma la validità della scelta di dedicare al compositore l’ultimo intervento sulla “Piazza dell’Arte” perché è un personaggio simbolo di Livorno, come Modigliani, popolare, e sarà lui ora con questo festival a raccontare la città. E poi sono felice di far parte di questo progetto, aprire un focus su u questi spazi abbandonati e tolti alla fruibilità per renderli spazi dedicati all’arte».

E il progetto continua «finché non avremo ricoperto tutte le strutture». Un omaggio al lungomare ma anche una denuncia. Ne spiega il senso Michael Rotondi, livornese, 42 anni, base a Milano, mostre e collezioni in tutta Italia e all’estero. «Nel piazzale del Tiburon è in corso un progetto in progress, abbiamo iniziato pensando di usare le parti dismesse come display dell’arte, piano piano lo spazio ha cambiato volto e sta diventando appunto “la” piazza dell’arte». Del resto già il progetto #io-manifesto, quello che aveva tappezzato di manifesti gli spazi vuoti per le affissioni durante il lockdown in piazza Magenta, artistico ma anche politico. «Perché - continua Rotondi - abbiamo voluto attirare l’attenzione proprio sugli spazi inutilizzati, che a Livorno sono tanti. Perché non vengono messi a disposizione degli artisti? A Livorno c’è una grande vitalità in questo senso eppure c’è anche tanta ignoranza. Si inseguono magari personaggi che sono di fuori cittàe si ignorano livornesi che il mondo dell’arte contemporanea conosce ben oltre i confini provinciali. Ecco noi vogliamo questo, attenzione e considerazione, quella che ci danno fuori da Livorno, anche da parte dell’amministrazione. Quella baracchina chiusa da 15 anni è stata quindi una scelta simbolica..»