E nel luglio ’75 sul Voltone sbocciò l’eurocomunismo

È a Livorno che Berlinguer fa con Carrillo il comizio in cui, con un anno di anticipo sulle date canoniche, disegna l’identikit della scelta strategica

livorno

È la conferenza di Berlino dei partiti comunisti europei (nel giugno ’76) o il conclave di Madrid fra i partiti comunisti italiano, francese e spagnolo (nel marzo ’77) a segnare il battesimo dell’eurocomunismo che segna il cuore della strategia di Enrico Berlinguer in tandem con il compromesso storico insieme a Aldo Moro.


In realtà, bisogna tornare a Livorno nell’estate di 45 anni per incrociare il vero atto di nascita dell’eurocomunismo: nel comizio del 12 luglio ’75 che vede in piazza della Repubblica Enrico Berlinguer e il suo omologo iberico Santiago Carrillo. In anticipo di un anno sulla data canonica.

Siamo nel ’75: il Pci ha alle spalle una avanzata che l’ha portato al quasi-sorpasso della Dc, l’insieme dei partiti di sinistra sono al 47%, il primo partito in ciascuna delle regioni del Centro nord eccetto Lombardia e Veneto. Anche in Francia alle elezioni del ’73 il Pcf è il secondo partito e in Spagna il franchismo è alla fine.

È evidente che, nella simbologia berlingueriana, il fatto che quella svolta si tenga a Livorno non è semplicemente perché quella sera l’agenda prevedeva la tappa sul Voltone e men che mai perché i sondaggisti gli avevano suggerito qualcosa. “Livorno” per il Pci è sempre stato il simbolo delle origini e, in certo qual modo, a cominciare dai mal di pancia di Antonio Gramsci e dalle successive ammissioni di Umberto Terracini, era qualcosa con cui bisogna fare i conti per lo squarcio a sinistra. Poi le sinistre proveranno a “tornare a Livorno” per rimettere insieme i cocci nel 2004 (con Piero Fassino per il Pd, Enrico Boselli per i socialisti e Fausto Bertinotti per Rifondazione).

Claudio Frontera in un post di qualche tempo fa nel suo blog su iltirreno.it che ricorda come, in un discorso dalla tribuna del Pcus, sia stato Berlinguer a soffermarsi «sulla scelta di Livorno per quell’appuntamento di particolare valore europeo ed internazionale». Frontera indica «il valore simbolico della scelta della città dove il comunismo italiano era nato, come il luogo ideale per proclamare, coram populo, davanti cioè al proprio popolo e apertamente, in modo argomentato e forte, la irreversibile scelta dell’autonomia della sinistra italiana dalla tutela sovietica, maturata gradualmente dal 1956 in poi, e la scelta di navigare nel mare aperto di un mondo che cambiava e si apriva al ruolo di nuovi soggetti mondiali, quali la stessa Europa (non ancora Unione Europea)».

«La piazza livornese rispose quella sera con un entusiasmo indimenticabile. E’ oggi difficile credere – dice nel post del 2014 - che quel grande patrimonio di intelligenza collettiva, modernità, coraggio, innovazione politica e culturale e di passione per la politica, condensati nella figura di Enrico Berlinguer e nei suoi comizi, mai venati da populismo o demagogia e sempre pacati, razionali, quanto capaci di suscitare profonda adesione, sia oggi disperso e ammutolito». —

M.Z.