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Salvetti, un anno da sindaco di Livorno: «Non sono qui per fare il compitino ma per compiere scelte coraggiose»

Il sindaco Salvetti durante l’intervista nel suo ufficio (SILVESTRI/MARZI)

Luca Salvetti prende come esempi la mostra sul centenario di Modigliani e la firma dell’accordo per il nuovo ospedale per lanciare una sfida con Livorno protagonista: «Dopo il Covid arriveranno risorse importanti, dobbiamo approfittarne». Il progetto: «L'area del mercato riqualificata in stile Luogo Pio»

Un anno fa, dopo aver vinto il ballottaggio si insediava in Municipio Luca Salvetti, il primo sindaco Civico di Livorno seppur sostenuto da una coalizione di centrosinistra a trazione Pd. Dall’orgoglio per il successo della mostra su Modì all’angoscia per l’epidemia di coronavirus; dalla preoccupazione per l’emergenza abitativa alla soddisfazione per la recentissima firma dell’accordo di programma sul nuovo ospedale: è stato un anno davvero intenso per il primo cittadino che, smessi in tutta fretta i pani del giornalista televisivo, ha dovuto fare i conti con le responsabilità di governo di una città complessa come Livorno. «In molti durante questi mesi mi hanno domandato “ ma chi te lo ha fatto fare?” oppure “te lo immaginavi che fare il sindaco fosse così?” Io a tutti rispondo sempre allo stesso modo: sì, è proprio come me lo immaginavo. La passione per la mia città mi rende felice di aver fatto questa scelta al 100%. Ogni minimo risultato che si ottiene per i cittadini in una giornata di lavoro ripaga di tutte le tensioni e della stanchezza. Io sono fatto così e questo anno non mi ha cambiato: metto sempre grande concentrazione nelle cose che devo fare, lo facevo già a scuola e nella professione di giornalista, perciò non ho trovato fatica a trasferire in questo nuovo ruolo il mio modo di agire. Mi rendo conto che le scelte che oggi compio vanno ad incidere nella vita delle persone e nel futuro della città, ma proprio questa grande responsabilità mi dà l'adrenalina giusta per lavorare al massimo».

Pugno chiuso tra la folla, Salvetti si dirige verso il municipio la sera del 9 giugno 2019: la foto simbolo è di LAURA LEZZA

UN ANNO DA SINDACO

Il suo mandato amministrativo si è aperto con la mostra per il centenario della morte di Amedeo Modigliani: a qualche mese di distanza, come giudica quell’evento?

«La situazione che si è venuta a creare con la mostra su Modì è il prototipo della città che vorrei, il modello ideale. Organizzare quella “celebrazione” è stata una scelta coraggiosa ma non avventata. Dire sì a una mostra che costava molto, che impegnava tutta la macchina amministrativa con pochissimo tempo a disposizione, senza avere certezza in un ritorno è stata una cosa da far tremare i polsi. I nostri calcoli, però, alla fine si sono rivelati quelli giusti. C'è stato un lavoro straordinario da parte di tutti gli uffici, che ha avuto l’effetto di dare una scossa alla struttura comunale che al mio primo impatto da sindaco avevo invece trovato in uno stato di completa apatia. L'evento di Modigliani ha dato la sveglia: ha segnato un cambiamento di passo nell'attività del Comune. In quei giorni ho sentito dire "siamo una città diversa " e in effetti a Livorno si è respirata un’aria nuova. Ecco, vorrei che questa sensazione, che ha accomunato chi vive dentro la città e che arriva da fuori, diventasse il minimo comune denominatore della città, al di là dei singoli eventi. Ora vorrei riprendere quel filo che si è spezzato col covid».

Già, la pandemia. Appena conclusa questa mostra, anche Livorno ha dovuto fare i conti con il coronavirus: la malattia, i morti, la paura, la città deserta per la quarantena. Cosa ha provato nel periodo che ci siamo messi appena alle spalle?

«Sono stati mesi drammatici dal punto di vista dell'emergenza sanitaria e il mio primo pensiero va alle persone che hanno sofferto la perdita di un loro caro o sono state comunque provate dalla malattia. Ma questa emergenza è stato anche un banco di prova per vedere come avrebbe reagito la struttura comunale di fronte ad una situazione critica. Per 50 giorni la città è rimasta deserta e in questo periodo il Comune si è prodigato per aiutare i cittadini: mi riferisco ad esempio alla rapida distribuzione dei buoni spesa “Un abbraccio per Livorno” o alla distribuzione, casa per casa, del primo carico di mascherine della Regione. Inoltre, una volta usciti dalla quarantena ci siamo subito rapportati con la cittadinanza che voleva ripartire in fretta per le evidenti necessità economiche. Credo di poter dire che l a risposta da parte dell'amministrazione sia stata molto positiva, ma devo aggiungere che anche livornesi hanno risposto alla grande Durante la fase più critica dell'emergenza, nei fine settimana, facevo spesso il giro della città per andare a verificare la situazione nei vari quartieri e ho potuto constatare una grande maturità da parte dei livornesi: un po' per paura e un po' perché avevaano capito i comportamenti da adottare, grazie anche al lavoro di sensibilizzazione che avevamo fatto, la gente ha tenuto un atteggiamento davvero responsabile. È un dato molto significativo e non per nulla scontato. Vedere Livorno per giorni e giorni deserta è stata un'immagine forte, dura, direi anche angosciante. Ma era necessario.

Il sindaco con Massimiliano Allegri alla mostra su Modigliani a Livorno (foto Masini / Pentafoto)


La ripartenza si sta dimostrando molto difficile. I contraccolpi economici del Covid sono pesanti: ha pensato a un piano per rilanciare Livorno?

«La città aveva già problemi economici in precedenza e la situazione adesso si è aggravata. Ma questo non deve diventare un alibi, anzi deve trasformarsi in un occasione. Passatemi un esempio sportivo senza essere irriverente: Livorno era come un’auto in una gara di Formula 1 che viaggiava in coda allo schieramento. Il Covid è stato un po’ come quando entra in pista la safety car: tutti hanno dovuto rallentare, i distacchi tra i concorrenti si sono annullati e dunque tutte le auto si ritrovano nella stessa posizione. Ecco Livorno deve approfittare di questo nuovo “via”.

Qual è il suo piano per rilanciare Livorno?

«I progetti a livello nazionale per la ripresa della economia valgono per tutti, arriveranno risorse importanti a seguito dei provvedimenti economici legati al dopo-Covid e dunque dovremmo farci trovare pronti a sfruttare al massimo la ripartenza complessiva del paese. In passato il nostro territorio ha ricevuto molto poco, adesso che arriveranno risorse importanti dobbiamo essere capaci di afferrarle e di utilizzare al meglio».

In questo contesto, le istituzioni - Comune in primis - giocano un ruolo fondamentale, anzi decisivo.

«È vero e ce la metteremo tutta. Abbiamo grandissime potenzialità ma la città deve riuscire a rientrare in una rete di relazione. Livorno e l'amministrazione che la guida dovranno essere empatici con il resto del paese per riuscire ad ottenere degli importanti risultati. L'ho visto con la vicenda dell’ospedale nuovo: ci siamo posti nella giusta maniera e la rete dei rapporti ha funzionato in tempi rapidi. È quindi fondamentale riallacciare quelle relazioni che in passato si erano interrotte impedendo di recuperare da una situazione economica di svantaggio. Oggi vedo segnali positivi, c'è interesse per Livorno a livello nazionale. Siamo guardati con molta curiosità, con molto interesse, credo proprio che ci siano tutte le condizioni per una riscoperta della nostra città».

Ha citato il nuovo ospedale: dopo 54 anni sarà davvero la volta buona?

«Il nuovo ospedale porterà la firma di questa amministrazione, in accordo con Asl e Regione. Non sarò io ad inaugurarlo in questo mandato, ma sarò io a mettere la prima pietra e anche a vederlo crescere. Stavolta tutti i primari sono d'accordo con l'impostazione del piano, parere favorevole è stato espresso anche dagli operatori sanitari e dagli stessi cittadini percepisco un consenso verso questo nuova ipotesi».

Beh, anche i suoi predecessori erano convinti di farcela, invece..

«Qui bisogna mettersi d’accordo. Livorno ha bisogno di un nuovo ospedale. All’ipotesi di Montenero/Banditella è stato detto no. Al progettino di ristrutturazione avanzato dai 5 5 Stelle è stato detto no. Il nuovo programma che proponiamo risponde alle esigenze della medicina moderna: una decisione deve essere presa perché non si può più rimanere con un ospedale nelle condizione attuale. Per quanto riguarda la partecipazione, dico solo che non abbiamo ancora fatto il progetto del nuovo ospedale, abbiamo però messo dei punti fermi su impegni e finanziamenti. Ora parte un lavoro a cui tutta la città parteciperà. Un lavoro in cui chiedo ai tecnici e ai progettisti di fare bene e nel minor tempo possibile. Sia chiara una cosa: non ho fatto il sindaco per svolgere un semplice compitino. In tal caso, avrei preferito continuare a fare il giornalista. Io invece voglio fare cose coraggiose, che rimangano nel futuro della città. Sto parlando di coraggio così come avvenuto con la mostra di Modigliani».

Lei si è sempre dichiarato un sindaco civico, ma la sua maggioranza è fortemente partitica . Il rapporto con Pd e soci come va?

«Ho pieno rispetto per le forze politiche che mi sostengono a partire dal PD che non solo è il primo partito in città ma anche quello più popolare. I patti però erano chiari fin dall’inizio: i partiti della coalizione si sono confrontate e continueranno a confrontarsi con il civismo. Ero un candidato civico, sono un sindaco civico e intendo rimanere tale. Non devo far politica, io sono chiamato ad amministrare la città di Livorno. In questo anno il Pd lo ha capito e sta interpretando il suo ruolo di forza di governo alla perfezione, soprattutto con il bel lavoro svolto dal gruppo consiliare. Se poi qualcuno voleva un sindaco da guidare, credo che il partito avesse nelle sue file persone funzionali all’applicazione delle linee della direzione». —

Il saluto con l'ex vicesindaco Monica Mannucci, dimissionaria (foto Marzi / Silvestri)

LA GRANA IN GIUNTA DOPO L'ADDIO DELLA VICE

Coraggio è una parola che ricorre spesso nelle dichiarazioni di Luca Salvetti. Quasi una parola d’ordine per il sindaco. «È così e per affrontare sfide coraggiose mi circondo di persone capaci in giunta e negli uffici - dice Salvetti - C’è chi può sentirsi indispettito oppure essere felice di avere intorno persone che nei loro settori sono enormemente più brave: io appartengo alla seconda categoria, perché questo è un vantaggio per me. E per me è motivo di soddisfazione quando vengono elogiati gli assessori. Io credo che sia meglio essere un buon regista in una squadra di fuoriclasse che un fuoriclasse in una squadra di mezze cartucce: per questo mi sono voluto circondare delle migliori professionalità nei rispettivi settori di competenza. Posso contare su una grande squadra».

L’uscita di scena della vicesindaca Mannucci ha però creato la prima grana a Salvetti. «Non farò alcun rimpasto di giunta - dichiara - Sono contentissimo di come vanno le cose e sarei stato felice di andare avanti con Mannucci al mio fianco. Dopo le sue dimissioni per motivi personali farò solamente un avvicendamento con quelle deleghe: vorrei avere al mio fianco una persona di grande spessore come appunto pretende il ruolo di seconda carica della amministrazione, una persona con grande esperienza nelle istituzioni».

Il prototipo era Cristina Greco, ma l’assessora regionale ha garbatamente rinunciato, avendo prospettive regionali e anche nel partito a livello nazionale. «Entro lunedì troveremo una soluzione», dice sicuro Salvetti. —

Aldo Spinelli, Luca Salvetti e Majd Yousif nell’incontro di Genova del 5 febbraio

IL LIVORNO CALCIO DOPO IL CASO YOUSIF

Tra le deleghe che Luca Salvetti ha voluto tenersi, c’è anche quella allo sport: un settore che lo affascina ma anche un settore complicato. C’è per esempio il caso del Livorno calcio, che a Livorno ha una forte valenza sociale: una matassa difficile da dipanare.

«Dopo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Yousif - dice il sindaco - posso dire che ci sono altri soggetti che hanno ripreso interesse per l’acquisto del Livorno. Da parte mia, continuerò a svolgere il ruolo di punto di riferimento che mi è stato chiesto da Spinelli: se qualcuno si fa avanti per rilevare il Livorno Calcio, io lo metterò in contatto col presidente. Così corro il rischio di scottarmi? Può darsi, ma per il Livorno sono pronto a farlo. Il mio è un ruolo istituzionale, la trattativa poi è una cosa tra privati». —

Via Grande deserta durante i mesi del lockdown (foto Marzi)

I PROGETTI: L'AREA DEL MERCATO RIQUALIFICATA IN STILE LUOGO PIO

L'emergenza Covid ha rallentato le manutenzioni e oggi la città un aspetto trasandato: erba alta e sterpaglie su rotatorie e marciapiedi in molte zone, il centro che appare sporco, etc. Sindaco, come pensa di risolvere il problema del decoro?
«Parto da un messaggio whatsapp ricevuto da un conoscente che non abita a Livorno e che è passato di qui di recente: "Come tieni bene Livorno", mi scrive complimentandosi. Lo ringrazio, ma so che non è così, so che dobbiamo ancora fare molto per migliorare l'aspetto della città. Però è anche vero che la percezione di chi viene da fuori è diversa rispetto a quella che abbiamo noi che ci viviamo. Purtroppo l'emergenza covid, tra le tante cose negative, ha anche bloccato tutti gli appalti e con effetto retroattivo. Sette giorni prima del Dpcm avevamo fatto l'appalto per il servizio di decoro urbano, ma è stato appunto cancellato e così con l'esplosione della primavera ci siamo ritrovati privati di questo importante servizio. Sono state eseguite le manutenzioni ordinarie, ma non può bastare nel periodo della stagione in cui l’erba cresce rapidamente. Per questo abbiamo deciso di fare piccoli appalti per singole zone: qualche risultato lo abbiamo ottenuto ma è mancata una programmazione e purtroppo si vede. Non è una risposta precisa al problema ma una rincorsa emergenziale. Ma io voglio una Livorno più pulita e in questo chiedo l'aiuto dei livornesi.

Il centro ha urgente bisogno di un restyling: sono previsti interventi?
«All'inizio di luglio partirà l'operazione di riqualificazione di via Grande. I tecnici effettueranno prima i rilievi architettonici e poi si procederà all'esame dei sottoservizi: entrambe sono operazioni propedeutiche al restauro dei portici. La precedente amministrazione M5s, che voleva mettere il gres porcellanato al posto della pietra palladiana, non aveva effettuato il controllo dei sottoservizi, invece è importante per vedere la situazione a partire dagli scarichi. Se ci sono problemi vanno risolti subito per evitare di trovarsi tra pochi mesi a spaccare la nuova pavimentazione. Ripareremo la parte di pavimento danneggiata e sostituiremo con la palladiana le parti in linoleum o di altri materiali che sono state fatte nel corso degli anni, in modo da restituire ai portici l'originaria uniformità e ci sarà anche una nuova illuminazione. Ma per rilanciare il centro è pronta anche un’altra operazione».

Quale?
«Con l'assessore Garufo abbiamo parlato con i rappresentanti dei quattro consorzi dell'area mercatale: il consorzio delle Erbe, dei negozianti, del Buontalenti e del Mercato centrale. E' stato deciso di fare una operazione in stile Luogo Pio riqualificando la pavimentazione e gli arredi urbani di piazza Cavallotti, via Buontalenti e aree circostanti in modo che l'intera zona sia uniforme e più bella. Subito dopo le prossime festività natalizie toglieremo le vecchie baracchine da via Buontalenti e le trasferiremo in un'altra zona dove potranno proseguire l'attività. La mia idea è di traslocarle provvisoriamente in piazza della Repubblica. In tre mesi rifaremo la nuova pavimentazione e poi i commercianti torneranno a lavorare lì ma dentro nuove e moderne strutture. Attualmente stiamo effettuando il censimento delle attività perché i punti vendita sono 92 ma quelli effettivamente operativi sono il 60-70%: faremo la spunta e così sapremo con precisioni quante sono le nuove strutture occorrenti. In piazza Cavallotti procederemo a un riposizionamento dei banchi in modo da rendere il mercato più ordinato».

COSA NON E' ANDATO: IL NODO RIFIUTI

In questo primo anno di mandato, il sindaco Salvetti è stato chiamato a tener fede alle promesse elettorale. Qualcuna è già stata rispettata, altre no. Forse perché si sono rivelate più complesse del previsto. «La questione più difficile che ho affrontato è il sistema dei rifiuti - ammette Salvettti - Pensavo che le grane maggiori potessero arrivare dalla rimodulazione dei parcheggi a pagamento e invece la soluzione che abbiamo trovato è stata relativamente facile, grazie anche alla collaborazione di Tirrenica Mobilità. Con i rifiuti la situazione è diversa: siamo di fronte a una montagna complicata da scalare tra concordato, equilibri aziendali, investimenti e ammortamenti per il porta a porta effettuati dalla precedente amministrazione del M5s. Una situazione che non si può modificare a cuor leggero perché di mezzo ci sono la qualità del servizio e l’occupazione di tanti lavoratori. E' un problema complicato da risolvere, più di quanto pensassi».

La sensazione è che al sindaco il porta a porta versione Cinque Stelle non piaccia. Ma allora quale può essere l’alternativa? «Questo sistema non funziona. Posso dire solo questo - replica secco - Non sono presuntuoso, non sono certo un esperto del settore: come migliorare il servizio porta a porta me lo dovrà dire chi sa fare questo mestiere a partire dall'amministratore unico di Aamps e dal direttore generale che sarà nominato a breve visto che il bando è in scadenza. Abbiamo fior di professionisti per individuare soluzioni».

Poi c’è una cosa che avrebbe voluto fare e invece non c’è riuscito: la riapertura dell’ippodromo. «Siamo arrivati davvero ad un soffio dall'organizzare la Coppa del Mare il prossimo 20 luglio, a cui avrebbero dovuto far seguito il Criterium labronico e il Premio Livorno - spiega - Il 12 marzo dovevano venire al Caprilli i commissari dell'Unire per verificare lo stato della pista e delle altre strutture ma il 10 marzo è scattata l'emergenza Covid e l'appuntamento è saltato. Finito il lockdown abbiamo subito ripreso i contatti ma ormai non c'era più il tempo per organizzare delle competizioni estive. A questo punto penso ad allestire al Caprilli la stagione invernale in diurna con corse a novembre e dicembre in modo da poter riaprire davvero il nostro ippodromo». —