Coronavirus: Neri scende in campo e dona apparecchiature alla terapia intensiva

L’imprenditore marittimo-portuale Piero Neri

Livorno: quattro videolaringoscopi e due ventilatori polmonari oltre a uno stock di diecimila protezioni di tipo Ffp2 all'ospedale

LIVORNO. C’è bisogno che imprenditori e professionisti aiutino istituzioni e strutture sanitarie a reggere nella nostra città la trincea del lotta contro il contagio in questo momento di emergenza sanitaria.

Il gruppo Neri è sceso in campo al fianco del reparto di terapia intensiva dell’ospedale livornese di viale Alfieri: l’ha fatto fornendo materiali che sono stati suggeriti dai medici (Roncucci e Frediani). Stiamo parlando di quattro videolaringoscopi, due attrezzati in modo da consentire la visualizzazione diretta delle vie aeree dei soggetti e gli altri due con tecnologie flessibili che permettono intubazioni difficili di adulti. A ciò si aggiungono due ventilatori polmonari, tanto indispensabili quanto di complicato reperimento, oltre a diecimila mascherine Ffp2.


Le diverse attrezzature – viene sottolineato – saranno consegnate a partire dalla prossima settimana (probabilmente da martedì) anche se gli ordini sono stati fatti da un paio di settimane. «Ho condiviso con i medici del reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Livorno un elenco di attrezzature e dispositivi di protezione individuale destinato a dare supporto al reparto per far fronte a questa emergenza coronavirus», spiega l’imprenditorelivornese Piero Neri.

«Tali attrezzature, direttamente da noi acquistate per essere più tempestivi, – tiene a sottolineare – verranno consegnare nei prossimi giorni al personale ospedaliero in prima linea contro tale emergenza sanitaria». L’imprenditore livornese poi mette in evidenza: «Un ringraziamento grande grande lo dobbiamo a tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri, volontari delle società di soccorso, forze dell'ordine che si stanno impegnando allo stremo delle loro forze per tutelare la nostra salute e contrastare il dilagare di questo coronavirus». —