“Vi sento”, un Modigliani psicologo che intuiva l’angoscia e la dipingeva

Il romanzo di Luschi esplora la personalità dell’artista da inediti punti di vista, rompendo di fatto i classici schemi  



“Vi sento, l’arte di Amedeo Modigliani”. Questo il titolo dell’ultima fatica letteraria dello scrittore livornese Diego Luschi (il libro è uscito nei giorni scorsi), che dedica al principe di Montparnasse un romanzo in grado di esplorare la sua personalità da inediti punti di vista, rompendo di fatto i classici schemi.


Un progetto giunto a compimento dopo un lungo percorso di approfondimento, grazie al supporto di Viola Editrice, che ha creduto fin da subito nelle potenzialità di quest’illuminata visione.

Diego, come giunge l’idea di un libro su Modì? «L’urgenza proviene da un senso di insoddisfazione. Insoddisfazione provata leggendo tutta la bibliografia dedicata a Modigliani. Libro dopo libro, rimanevano tante le domande alle quali non riuscivo a trovare una risposta. Quindi ho cambiato direzione: mi sono messo a studiare quelle opere che lo stesso Dedo leggeva, e da lì ho cominciato a ricreare lentamente il suo sentiero. Per arrivare a comprenderne il lavoro, a dargli una spiegazione».

Chi era Amedeo?

«Un genio assoluto, che in una Livorno chiusa blindata dai post macchiaioli, era riuscito a intuire che il nuovo secolo portava con se la psicologia tra le scienze, e non è cosa da poco. Una materia che comporta tutta una serie di domande che l’uomo si fa rispetto alle proprie debolezze, alle proprie necessità, E lui, piano piano, nei suoi dipinti è riuscito a mettere questo: lo studio dell’uomo, ponendolo, con le incertezze, le paure, le difficoltà della vita, davanti a tutto il resto».

Una passione che viene da lontano?

«L’amore verso Modigliani c’è da sempre, da buon appassionato di storia dell’arte. Ed il fatto che fosse il più grande artista livornese, mi ha intrigato ancora di più. Mi interessava capire perché era dovuto andare via da Livorno per scoprire la sua strada».

Una città che per molti anni lo ha tenuto a distanza

«Io credo che il vero problema di Livorno, stia proprio nella incapacità di comprendere un’artista. Ed il fatto che gran parte della sua produzione sia nata a Parigi, non gli è stato perdonato. Non è piaciuto, fu visto come una sorta di tradimento. Un campanilismo insensato».

Hai visitato la mostra al Museo della città?

«Certo, un gran bell’evento, la collezione più importante. Veramente straordinaria. Forse la più bella mai fatta sul nostro territorio. Avevo visto opere in passato, ma questa è davvero super».

“’Vi Sento”, un titolo davvero originale…

«La pittura di Modigliani nasce da un rapporto stretto coi modelli che utilizzava. Il fatto di “‘sentire” una persona prima di dipingerla era per lui un aspetto essenziale. Se non si creava questo rapporto, evitava addirittura di mettersi al lavoro».

In questo senso la psicologia è decisiva …

«Fondamentale. Max Jacob, per esempio, è ritratto con gli occhi anneriti. La mia interpretazione è un segno di dolore, incomprensioni riguardo la sua omosessualità. Modigliani cercava di interpretare le paure e le difficoltà esistenziali di chi aveva di fronte, non solo quello che appariva esternamente».

Qual è la trama del libro? «Sette anni, dal 1910 al 1917. Un percorso che parte dalla scultura, che Modì considerava l’arte più completa, e arriva alla pittura, che ne è la trasposizione».

Modigliani scultore, e quelle tre teste nel caveau «Io mi fido di Carlo Pepi, per me il suo giudizio è a incontestabile. Lui è il grande esperto di Modigliani, e se dice che sono vere, io sto con lui».

Infine, il tuo recente manifesto: una vera chiamata a raccolta di tutti gli artisti labronici, perché?

«Credo che ora come allora, nonostante le cose stiano migliorando, non ci siano le condizioni per stare a pari con altre realtà che quotidianamente sfornano progetti interessanti. È difficile trovare un proprio spazio. In molti hanno risposto all’appello, con toni positivi. L’intenzione non è andare contro il Comune, ma cercare soluzioni che possano agevolare tutti. Magari unendoci, mettendo insieme gli intenti. Lavorare da soli è più complesso. Se vogliamo avere qualche possibilità di diventare capitale della cultura, a questo punto nel 2012,dobbiamo darci una svegliata, e cogliere al volo l’occasione che arriva proprio dal nostro caro Modigliani» . —

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