Fabio Del Punta alla Dakar: 2.500 chilometri nel deserto poi è stato costretto al ritiro

Hanno composto uno dei quattro equipaggi R Team - Ralliart Off Road Italy in gara col numero 432 alla Dakar, a bordo della CanAm Maverick X3 da 1000 cc. turbo benzina

VICARELLO. Fabio Del Punta, vicarellese doc alla guida, Giacomo Tognarini da Guardistallo, navigatore. Sono loro che hanno composto uno dei quattro equipaggi R Team - Ralliart Off Road Italy in gara col numero 432 alla Dakar, a bordo della CanAm Maverick X3 da 1000 cc. turbo benzina, un mostriciattolo, come è stato definito ai nastri di partenza, in grado di farsi rispettare e cancellare la sfortunata partecipazione dell’edizione scorsa. «Abbiamo lavorato tanto per limare i punti deboli del 2019, anche se resta l’incognita di un percorso su sabbia. L’obiettivo è arrivare all’ultimo giorno», disse appena giunto nel paese mediorientale. Simili competizioni, rappresentano una sfida. Non solo per la parte che interessa la meccanica, ma anche per il fisico. Che deve essere pronto attraverso mesi e mesi di preparazione.

L’ultimo suo post sui social racconta della grande fatica ad affrontare il percorso anche per l’inesperienza sull’insidioso tracciato. Il pilota anche in questa occasione ha dovuto però alzare bandiera bianca. La prima volta di questo Rally Raid in Arabia Saudita, terminato ieri e vinto da Carlos Sainz dopo oltre 7500 km dei quali più 5000 di prove speciali sull’arrivo di Qiddiya, dopo 11 edizioni in Sud America e le 29 originarie della Parigi-Dakar, è stata magra di soddisfazioni. Il ritiro è arrivato al quarto giorno di gara quando il mezzo, dopo lo start, aveva coperto dapprima i 752 km della Jeddah-Al Wajh (319 cronometrati), proseguendo poi con i 393 della Al Wajh-Neom, i 504 della Neom-Neom e i 672 della Neom-Al Ula. «Tutta colpa di un problema di alimentazione - dice Del Punta sulla via del ritorno - ma ci riproverò nel 2021».