Addio Luciano, il padre coraggio ucciso dal dolore per la morte della figlia nell'alluvione

Luciano Bechini

Aveva 71 anni, dopo la tragedia del 10 settembre del 2017 chiedeva giustizia e sognava di ristrutturare la casa distrutta dal fango 

LIVORNO. Luciano il 10 settembre 2018, un anno dopo l’alluvione che gli aveva spento il sorriso, stava in piedi ad aspettare nel giardinetto davanti all’ingresso della casa di via Garzelli dove la figlia Martina, 34 anni, era stata trascinata via dalla piena del rio Ardenza. Le mani che mimavano l’altezza dell’onda maledetta e i ricordi che si confondevano con rabbia e speranze. È cominciato tra i resti dei sogni perduti il nostro viaggio con questo signore composto, vittima e simbolo di una memoria che le parole fanno fatica a riempire e soprattutto a spiegare.

Parlava piano Luciano Bechini: la voce bassa e gli occhi buoni e azzurri che si stringevano togliendo quel pezzo di legno che faceva da serratura alla porta mezza distrutta. Ma entrando e muovendosi tra quelle pareti ancore segnate dal fango urlava il suo dolore e i suoi ultimi sogni: ricostruire l’appartamento dove la figlia aveva perso la vita e giustizia nei confronti di chi non aveva fatto tutto il possibile per evitare la tragedia.

Luciano Bechini

Il padre coraggio che voleva lottare si è arreso giovedì, a 71 anni, davanti alla malattia che lo ha spento lentamente negli ultimi dodici mesi. «È chiaro che i medici non lo ammetteranno mai – dice la figlia maggiore Alessandra – ma nessuno mi toglie dalla testa che il male di mio padre sia cominciato il 10 settembre del 2017. E anche quello di tutta la nostra famiglia visto che adesso siamo rimaste solo io e mia madre».

Sì, perché da quella notte maledetta, l’ex impiegato del Coni di Tirrenia che aveva mille interessi: amava lo sport, la domenica andava alla stadio a vedere il Livorno e appena poteva andava ad ascoltare i concerto della figlia, si era chiuso in se stesso.

«Non aveva più alcun interesse, viveva in uno stato di apatia – va avanti Alessandra – l’unica cosa che gli dava sollievo era la fede. Spesso si rifugiava nella chiesa di Collinaia: era vicino a casa ed era anche la parrocchia dove Martina si era sposata pochi mesi prima della tragedia. E pregava. L’altra cosa che faceva – aggiunge – me l’ha raccontata mia madre pochi giorni fa: andava a casa di mia sorella e urlava con tutto il fiato che aveva dentro, tanto che gli era stato diagnosticato un abbassamento cronico della voce».

Di quel viaggio insieme nell’appartamento restano le parole di Luciano. «Sono arrabbiato – diceva – perché la morte di mia figlia e di tutte le altre vittime dell’alluvione si poteva evitare, non è stata una fatalità e non permetto a nessuno di dirlo: le fatalità sono eventi imprevedibili e l’alluvione non lo è stato. Ora – proseguiva – confido nel lavoro della magistratura perché venga fatta giustizia. I magistrati a quanto ne so stanno indagando su molti aspetti della tragedia: la pulizia dei letti dei fiumi che sono esondati, la tenuta di ponti e strade, la costruzione di alcuni edifici. Ma a mio avviso – e sembra una premonizione dopo quello che è avvenuto nell’indagine – si tratta di aspetti secondari. Perché quella notte se chi doveva dare l’allarme alla cittadinanza lo avesse fatto, non parleremmo di vittime. Non dico che andassero evacuate tutte le tremila persone nella lista nera, ma bastava metterle al corrente dei rischi, poi ognuno poteva decidere che cosa fare».

Forse era per colmare quel senso di impotenza e fare un ultimo regalo alla figlia che si era messo in testa di rimettere a posto l’appartamento. «Martina – confidava – ci teneva tantissimo, l’abbiamo comprato nel 2011 e sistemato piano piano. Il cortile era un giardinetto ben tenuto con al centro un olivo che faceva ombra. Dentro, invece, c’erano tutte le comodità di cui aveva bisogno. Era un gioiellino». E mentre lo diceva gli occhi si aprivano e brillavano.

Adesso il testimone di questa sfida per ricostruire l’appartamento e fare un po’ di pace con il passato è nelle mani di Alessandra e mamma Michela che anche grazie ai soldi donati alla famiglia dalla Caritas hanno iniziato i lavori. «Siamo ai primi interventi ma l’intenzione è quella di realizzare il suo sogno, sperando di averne la forza necessaria». 

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I funerali di Luciano Bechini si svolgeranno sabato 28 alle 16 al cimitero dei Lupi.