«Mio cognato, malato terminale, in ospedale ha preso il New Delhi»

Livorno, la denuncia: «L’isolamento non funziona e ora sua madre, che è debilitata, non potrà dargli l’ultimo abbraccio»

LIVORNO. «Mio cognato è stato ricoverato dieci giorni fa a Medicina. Purtroppo, nonostante abbia appena 53 anni, è un malato terminale: un carcinoma polmonare scoperto da poco gli lascia poco tempo di vita. Al 2° padiglione però si è preso anche il superbatterio New Delhi: a contagiarlo, probabilmente, è stato il suo vicino di letto, che tra l'altro è morto nei giorni scorsi. Anche lui, poveretto, 10 giorni fa non aveva il New Delhi e poi l'ha contratto in ospedale. Non sappiamo se è morto a causa del batterio o della malattia che aveva. Ma quello che mi chiedo, che noi familiari ci chiediamo è perché l'isolamento non funzioni. Perché i contagi continuano a crescere?».. A parlare è una quarantenne di Castiglioncello, di cui il Tirreno non rivela il nome per tutelare il diritto alla riservatezza del congiunto malato.

La sua denuncia fa seguito ad un'altra arrivata al giornale: è quella di una giovane, la cui nonna recentemente è stata ricoverata a Medicina vicino ad una malata con un'infezione grave. La signora ci ha inviato anche le foto che pubblichiamo in pagina: «Ho letto sul Tirreno che le procedure prevedono l'isolamento in una stanza singola o al limite la presenza di tendine-separé, qualora il malato infetto si trovi nella stanza con gli altri. E invece nel nostro caso hanno messo un bel cartello davanti alla camera in cui si dice di non entrare, ma poi mia nonna e le altre ricoverate erano lì, accanto alla signora infettata e noi potevamo tranquillamente avere accesso alla stanza».


Nelle prime due settimane di settembre, secondo i dati forniti dall'Agenzia regionale della sanità, i nuovi casi di infezione da New Delhi sono stati 11 in Toscana. Tanti, considerando che erano stati 13 in tutto il mese di agosto. Significa che l’arretramento del superbatterio che speravano gli esperti per adesso non c’è. L’Ars non ha comunicato la distribuzione sul territorio degli infettati ma si sa che alcuni di questi sono livornesi.

Il tema dell'isolamento dunque torna con forza all’ordine del giorno: «Io capisco che mio cognato non abbia speranza di salvarsi - e infatti dopo 10 giorni a Medicina è stato trasferito a Cure Palliative - ma ci sembra assurdo che in ospedale debba pure prendersi il superbatterio. Tra l’altro questo comporta altri problemi, per esempio la possibilità di fargli visita da parte dei parenti: ci hanno detto i medici che noi non rischiamo, perché siamo giovani e in salute, basta che ci laviamo le mani dopo la visita e al limite possiamo farci un tampone. Ma mia suocera, che è anziana e debilitata da una grave insufficienza renale, con un bypass, cosa deve fare? Deve morire anche lei, contagiata dal batterio, per potere andare a trovare suo figlio che sta morendo? Oppure non deve andare a trovarlo e privarsi anche degli ultimi abbracci, perché lui potrebbe contagiarla? È una situazione allucinante, che con un isolamento efficace forse si potrebbe evitare».

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