«Minacce e offese su Facebook al consigliere comunale», a casa spuntano 57 grammi di droga

Livorno, la perquisizione dopo la denuncia dell’esponente della Lega. Manuel Ramacogi, 33 anni, stava scontando la detenzione domiciliare: arrestato è stato trasferito in carcere per un altro reato

LIVORNO. Gli agenti si sono presentati a casa sua, in via Nino Bixio, per effettuare una perquisizione dopo la denuncia – inviata qualche tempo prima – di un consigliere comunale della Lega con cui Manuel Ramacogi, 33 anni, aveva avuto più di un battibecco su Facebook: «minacce e offese pesanti», secondo il politico. Frasi comparse sotto ad alcuni post sul social network dove nella conversazione si è scatenato – come spesso accade – uno scontro di posizioni che evidentemente, stavolta, ha superato i limite della libertà di pensiero.

Così la richiesta del pubblico ministero che conduce l’inchiesta legata alla presunta diffamazione aggravata era semplice: verificare se nell’abitazione ci fossero prove – magari su qualche computer – del reato per cui il trentatreenne è già indagato, non è chiaro se da solo o in concorso con altri soggetti. È controllando nelle varie stanze dell’appartamento che gli investigatori hanno invece trovato tutt’altro: 57 grammi di eroina e un bilancino di precisione. Tutto materiale – secondo gli investigatori – con cui Ramacogi avrebbe alimentato la sua attività di spaccio di sostanze stupefacenti.


È per questo che l’uomo – fino ad allora (la perquisizione è di venerdì scorso) in uno stato di detenzione domiciliare per un vecchio reato da scontare – è stato arrestato comparendo il giorno successivo davanti al giudice per le indagini preliminari. «L’arresto – conferma Barbara Luceri, avvocata del trentatreenne – è stato convalidato e il giudice ha disposto gli arresti domiciliari, sempre in via Nino Bixio». L’ennesima svolta di una vicenda in cui si intrecciano tre diverse storie giudiziarie è arrivata mercoledì quando Ramacogi è stato trasferito nel carcere delle Sughere. A far scattare l’inasprimento della misura la revoca da parte del giudice del tribunale di Sorveglianza della detenzione domiciliare dopo l’arresto per spaccio di droga dei giorni precedenti.

Un meccanismo giuridico che spiega la stessa legale. «Nel momento in cui compi un reato mentre sei in regime di detenzione domiciliare scatta la revoca e dunque vieni trasferito in carcere per finire di scontare la pena che ti resta». Dunque, al momento il trentatreenne risulta indagato per diffamazione aggravata nei confronti del consigliere comunale della Lega, dovrebbe essere ai domiciliari dopo essere stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio, ma è finito in carcere per un vecchio conto in sospeso con la giustizia. Adesso sarà il magistrato di sorveglianza, la settiman prossima, a dover decidere sulla revoca (o la conferma) delle detenzione domiciliare.

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