Morto a 21 anni, il dolore degli ex compagni: «Nico è cresciuto qui, debuttò in Promozione con un gol»

Livorno, il ricordo della Pro Livorno Sorgenti e le lacrime degli amici dopo la scomparsa di Nicola Fiorenzani, Ma l’arbitro nega il minuto di raccoglimento prima della gara 

LIVORNO. “Non è possibile, pensavamo di aver già pagato il nostro tributo con la malasorte e invece...un abbraccio forte forte Nicola”. Sono le parole di Marco Braccini, direttore sportivo della Pro Livorno Sorgenti a commento di un post di Elio Brilli su Facebook. Brilli - che aveva perso suo figlio nel dicembre 2014 - aveva conosciuto Nicola Fiorenzani prima da avversario e poi da compagno del suo Simone. Chiude così: “Fai buon viaggio e se incontri Simo, abbracciatevi forte come facevate in campo per festeggiare un gol. Ti voglio bene, pazzo Fiore”.

Il dirigente della Pro Livorno, squadra ancora proprietaria del cartellino del giovane attaccante, è al campo Magnozzi. La prima squadra impegnata nel campionato di Eccellenza sta per iniziare il match con la Cuiopelli ed il mister, Matteo Niccolai è scosso. Perché ha allenato Nicola nella stagione 2013/14, quando militava nella formazione degli Allievi Regionali. «Ma siamo tutti sotto choc - dice Braccini - pensa che in questo momento in campo ci sono molti dei nostri ragazzi che hanno giocato anni insieme a Nicola. Questo giorno è terribile. Per tutti noi».



Il diesse biancoverde torna indietro coi ricordi e racconta la storia di questo ragazzone cresciuto calcisticamente su quel campo delle Sorgenti, a due passi dalle scuole Michelangelo, le medie che aveva frequentato. «È stato con noi dalla scuola calcio fino a tutti gli Juniores, debuttando in prima squadra il penultimo anno che abbiamo disputato la Promozione. Quel giorno, segnò addirittura anche una rete. Quando arrivai alla Pro Livorno Sorgenti, lui era negli Allievi B che vinsero il campionato con Andrea Domenici. Nei Regionali arrivammo secondi dietro al Cecina con Niccolai in panchina. La consacrazione di quel gruppo, arrivò l’anno successivo: con Andrea Perfetti alla guida, vittoria nel girone di Livorno, poi campioni regionali qualificandoci per le finali nazionali».

Un carattere generoso, un “bimbo ammodo”, ricorda Braccini. «Genio e sregolatezza - racconta - un leader, il suo carisma guidava lo spogliatoio, era vivace e simpaticissimo. Calcisticamente aveva una tecnica non eccelsa ma il suo rendimento era incredibile. Quello era un gran gruppo non solo per i risultati, ma perché si era formata una squadra di amici, che si conoscevano fin da bimbi e sono cresciuti insieme». Braccini continua. «”Fiore”, come lo chiamavano in tanti, era ragazzo che non passava inosservato. Battute colorite, tipicamente labroniche, un guascone dal cuore d’oro, affettuoso, uno al quale potevi solo voler bene. Come lo incontravi per strada, era il primo a salutarti ed abbracciarti».

La notizia si è diffusa nell’ambiente Pro Livorno, quando i giocatori erano già a pranzo. Non c’era tempo per fare molto, se non provare a chiedere all’arbitro di osservare un minuto di raccoglimento. Impossibile, perché non c’era richiesta in Lega. Burocrazia, regole. Che a volte, di fronte a certi casi, si potrebbero anche bypassare. Basterebbe un po’ di buonsenso. «Rimedieremo alla prossima occasione, giocheremo col lutto al braccio. Dopo la partita, intanto correremo tutti da lui ai Lupi».

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