Alluvione, chiesto il processo per l’ex sindaco: «Otto morti causati dalla sua negligenza» - Le accuse

Livorno Filippo Nogarin è indagato con l’accusa di omicidio colposo plurimo insieme all’ex dirigente della Protezione civile Riccardo Pucciarelli

LIVORNO. La svolta nell’inchiesta sull’alluvione arriva nei giorni del ricordo e forse, per questo, fa anche più rumore e rabbia. Perché la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’ex sindaco di Livorno Filippo Nogarin e dell’allora responsabile della Protezione civile (oggi in pensione) Riccardo Pucciarelli, entrambi accusati di omicidio colposo plurimo in cooperazione per la morte di otto persone nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2017, vengono notificati agli avvocati degli indagati nelle stesse ore in cui la città si stringe attorno alle famiglie delle vittime tra fiaccolate, concerti e silenzi.

È così che sovrapponendo le due facce della tragedia, quella della memoria con quella degli agli atti giudiziari, emerge un quadro inquietante dove le due figure apicali dell’ex amministrazione comunale risultano – secondo la Procura – «nonostante le eccezionali precipitazioni», responsabili di negligenze, imprudenze ed imperizie tali da «cagionare la morte» di Gianfranco Tampucci, Roberto Vetusti, Martina Bechini, Raimondo Frattali, Glenda Garzelli, Simone, Filippo e Roberto Ramacciotti. A partire dalla riorganizzazione della Protezione civile avvenuta un mese prima della tragedia, fino ai loro comportamenti quella notte maledetta nonostante le allerte «mentre città annegava non c’erano».


L’ex sindaco

In particolare l’ex sindaco Nogarin – secondo le accuse firmate dal pool di magistrati – avrebbe omesso di sollecitare l’approvazione in consiglio comunale del nuovo piano della Protezione civile scaduto a metà novembre del 2016 dentro al quale erano contenute modifiche rispetto alla gestione del rischio esondazioni. L’8 agosto 2017 ha poi ristrutturato l’ufficio depotenziandolo. Come? Inglobandolo all’interno della polizia municipale e sostituendo il precedente dirigente, un geologo, con il comandante della municipale; riducendo il personale a quattro unità e separando il settore protezione del suolo con l’eliminazione di ulteriori due geologi. C’è poi un’altra mancanza che gli investigatori contestano a Nogarin e riguarda la mancata attivazione della App messa a disposizione dai sindaci dalla Regione Toscana che in caso di allerta si attiva. Ma nonostante questo, lo stesso primo cittadino avvisato alle 15 del 9 settembre di una allerta arancione in arrivo su Livorno dalla mezzanotte fino alle 24 del giorno successivo ometteva di attivare il centro operativo comunale e di avvisare il prefetto. Infine, e qui arriviamo alla ricostruzione delle ore più terribili della storia recente della città, il sindaco – in qualità di responsabile della salute e della sicurezza dei cittadini – nonostante fosse stato avvisato alle 21,22 da un dipendente della Protezione civile di importanti allagamenti si recava a casa propria e ometteva fino al mattino successivo ogni contatto con i servizi di Protezione civile.

L’ex responsabile

Per quello che riguarda Pucciarelli, invece, le contestazioni riguardano la mancata revisione dei piani ferie estivi che dopo il trasferimento non sono stati rivisti non sono stati rivisti tanto che la notte della tragedia in servizio alla Protezione civile c’era solo un geometra. E nonostante questo e l’allerta non ha effettuato cambiamenti. Infine, seppure avvisato dell’allerta relativa a forte precipitazioni si è limitato ad allertare la sala operativa per le 7,30 del giorno successivo (10 settembre) allontanandosi dalla città senza avere nessun contatto con la Protezione civile fino al mattino successivo. Eppure – è l’amara conclusione – dando un allarme tempestivo alla popolazione e in particolare alle persone inerite nelle liste a rischio esondazioni sarebbe scattato il piano di evacuazione. E forse qualcuno avrebbe potuto salvarsi.