I livornesi si schierano con il gallo Renato: «Era bello svegliarsi col suo canto, peccato»

Livorno, la città tifa per l’esemplare di razza livornese allontanato dal Museo di Storia Naturale: il suo chicchirichì dava fastidio 

LIVORNO. La città sta con il gallo Renato. #iostoconrenato è l'hashtag scaturito dalla vicenda del pennuto di razza livornese che giorni fa è stato costretto a lasciare il Museo di storia naturale fra le lacrime dei bimbi presenti al momento del suo prelievo per ricondurlo all'allevamento amatoriale da cui proveniva.



Un allontanamento raccontato dal quotidiano IlTirreno passo dopo passo ed eseguito a seguto dell’esposto di tre residenti del vicinato infastiditi dal suo chicchirichì all'alba. La vicenda di Renato è stata raccontata sul giornale della città e quindi riversata sulla pagina Facebook del Tirreno, con più di tredicimila persone raggiunte ed un vero diluvio di commenti, like e condivisioni nel giro di poche ore a dimostrazione di una elevata sensibilità nei confronti dell'argomento. I commenti, oltre duecentocinquanta, sono stati in larghissima parte a favore del gallo Renato, talora con un linguaggio un po' colorito, ma in generale richiamandosi ad una maggiore tolleranza come ha scritto, ad esempio, Simone Modesti: «Ma che fastidio poteva dare questo bel gallo. Anzi era una presenza divertente e simpatica. Certa gente non la capisco. Questo ci fa capire quanto poca sensibilità ci sia verso gli animali. Per questi bambini poi dispiace tanto. Per loro era una presenza divertente». Altri hanno invece sottolineato la necessità di un migliore rapporto con la Natura. E' il caso di Paola Biondi: «Povero Renato...magari svegliarsi col canto del gallo! Sembrerebbe di vivere in campagna».

Un tema ripreso anche da Jacopo Pasquinelli: «Da piccino in zona Fabbricotti ce ne erano diversi di pollai coi galli che cantavano e non si lamentava nessuno, ma anzi se li tenevano buoni per andare a prendere le uova fresche...e parlo degli anni '80 mica del '26».

Sullo stesso tasto ha battuto anche Sara Donati: «Non c'è risveglio più bello e naturale di un canto del gallo e di suoni di campane».

Non manca poi il rammarico per l'esito della vicenda come aggiunge Milena Della Vecchia: «Io abito lì accanto e lo sentivo tutte le mattine, mica durava un'ora, mi mancherà». Un sentimento richiamato pure da Lidia Gawron: «Mi ero affezionata! Tutte le mattine, puntualmente un'ora prima dell'alba iniziava il canto. Peccato davvero, era molto meglio del ronzio dei motorini e degli strilli dei gabbiani».

Va poi ricordato che alcuni degli otto pulcini, figli di Renato, tuttora al Museo, tra un po' faranno anche loro chicchirichì e perciò dovranno traslocare prevedendo di trasferirli presso BiodiverCity di Riparbella dove si trovano polli, caprette, cavallini e maiali impiegati nella pet-therapy, un tema ripreso anche sulla pagina Facebook della Cattedra ambulante della gallina livornese: «Il trasferimento dei pulcini una volta diventati autonomi era previsto sin dall'inizio del progetto. Andranno a stare bene, tutelati e considerati biodiversi razza Livorno e potremo anche andarli a trovare. Importante è avere compreso che la razza Livorno è la più diffusa e rilevante del mondo e che sono utili per la pet-therapy». Pochi giorni fa la gallina livornese è stata al centro di un convegno internazionale ospitato a Casterno (Milano) a cura dell'Associazione avicola lombarda. —

Roberto Riu