Luca Salvetti, il bimbo del cantiere che ha "palleggiato" con Gorbaciov

Il giornalista tv candidato sindaco del centrosinistra ha giocato con Allegri nel Portuale: sposato con due figli all’università. «Se non avessi accettato non mi sarei potuto più lamentare». E tra 10 anni sogna Livorno rinata come Lisbona o Valencia

«Aceto birra burro cacao caffè. Aceto birra burro cacao caffè». Luca Salvetti, il bimbo di Borgo che sogna la scalata in Comune, ha imparato la forza della memoria ripetendo all’infinito - fino a «zafferano e zucchero» - i nomi scritti sulla lista della spesa appesa nella cucina di casa, in via Carrozzieri. Poi per quella passionaccia pallonara «ho giocato con Allegri nel Portuale, facevo l’ala sinistra: ero veloce» e quel sogno (realizzato anni dopo) di fare il giornalista sportivo, è passato alle formazioni di calcio: l’Argentina campione del mondo del 1978 «Fillol, Galvàn, Olguin, Passarella...», l’Olanda sul tetto d’Europa dieci anni più tardi «...Gullit, Rijkaard, Koeman, Wouters, Van Basten».

Infine le facce. È così che nel 2001 è riuscito a intervistare Mikhail Gorbaciov. «Ero al festival di Sanremo - ricorda - e con i colleghi eravamo fuori dall’hotel Royal. Seduto su una panchina ho riconosciuto Alessandro Natta, l’ex segretario del Pci. Mi sono avvicinato, mi sono messo a parlare. Quando Gorbaciov è salito, Natta lo ha seguito. Dopo il colloquio mi sono trovato vicino all’ingresso e appena lo staff ha detto che potevano entrare Rai, Mediaset e un’altra tv ero già in ascensore. Il resto è stato un colpo di fortuna: nessuno dei cameraman aveva con sé il giornalista e le domande le ho fatte io».

Tre mesi fa la scelta di smettere di raccontare per diventare il protagonista della storia. «Quando me l’hanno chiesto - rivela - mi sono detto: "Se dico no non mi posso più lamentare se le cose vanno male". Ma chiarisco: non ho la tessera del Pd e non la prenderò, ho quella di giornalista e del Livorno calcio. Se volevamo uno interno da tirare per la giacchetta potevano scegliere Francesco (Gazzetti ndr). Ecco perché una restaurazione non ci sarà e avrò mani libere».

Per raccontarsi, in vista del ballottaggio, Salvetti sceglie la piazza davanti all’ingresso del cantiere Orlando. Un luogo della memoria. Appuntamento a mezzogiorno: il grande orologio fermo da anni, la statua arrugginita di Luigi Orlando, i lavori da ultimare a Porta a Mare e la scritta gigante che somiglia a un avvertimento sinistro: "Sarà un’estate calda". «È un luogo a me caro - dice - perché sono nato qui, mio nonno Danilo faceva l’elettricista in cantiere e quando al Morosini varavano una nave era una festa, per vedere meglio salivamo sul tetto del Nautico. E nel momento in cui ho dovuto scegliere la tesi (è laureato in Scienze politiche ndr) ho deciso per il titolo "L’industria cantieristica a Livorno prima del cantiere"».

È guardando da un lato il varatoio, simbolo dell’archeologia industriale e dall’altro i manifesti di come dovrebbe venire la passeggiata lungomare, che Salvetti svela un sogno che inizia da qui. «I progetti sulla carta sono bellissimi. Questo è il cuore della città ma è isolato. Ecco perché va aperto, fino al faro e riempito di gente. Ci sono città portuali simili alla nostra che dalla crisi sono rinate più belle: Lisbona, Valencia, Marsiglia, Barcellona. Come? Mi piace l’idea delle Livornine 2.0, apertura al commercio e alla tecnologia hi-tech unite allo spirito livornese di accoglienza. Quando gli amici raccontano dei figli che stanno studiando per andare chissà dove a lavorare mi arrabbio, la qualità della vita che abbiamo noi non ce l’ha nessuno. La vera sfida è dare ai giovani l’occasione per restare». La sua di andare via l’ha avuta nel 1996.

«Lavoravo già per Granducato tv da cinque anni - racconta - ci fu l’omicidio del maresciallo Marco Mandolini sul Romito e feci un collegamento per la trasmissione Rai "Chi l’ha visto? ": andò bene, ne feci un altro. Mi proposero un contratto a termine di sei mesi a Roma, ma dissi di no. Stava per nascere il nostro primo figlio, e quel trasferimento ci avrebbe sconvolto la vita. Ma non ho rimpianti: amo viaggiare però dopo una decina di giorni lontano da Livorno ho bisogno di tornare». Ad accompagnarlo nella vita, da 37 anni, c’è la moglie Nicoletta, conosciuta al liceo Cecioni, che allora era in piazza Vigo. «Io ero in seconda - prosegue - e all’inizio dell’anno andammo con i miei compagni a vedere le ragazzine delle prime. Da allora stiamo insieme. Sì - sorride - somiglia un po’ alla storia di Romiti (il candidato del centrodestra ndr), però devo dire che io e Nicoletta non abbiamo litigato tanto...». Il matrimonio nel 1996, «un anno dopo la morte di mio padre Mauro».

Dopo Marco, nato nel 1997, nel 2000 è arrivata Silvia. «Sono all’università e a tutti e due ho trasmesso la passione per lo sport: lui ha giocato a calcio nelle giovanili del Livorno, mentre lei a tennis, in serie B a Villa Lloyd. Se ho provato con la racchetta? Sì, ma sono un granchio, mi immagino il gesto tecnico ma quando lo provo non mi viene e mi arrabbio...». Un ragazzo in bici si ferma. «Forza Luca, intanto loro ce li siamo levati ditorno (i Cinque stelle ndr)». Lui sorride: «Mi raccomando il 9 giugno...». Poi continua a camminare: «da quando è iniziata la campagna elettorale mi muovo a piedi e la sera faccio il conto dei chilometri, sono a 120. Meglio che guardare i social. Quelli li sbircia la mia mamma, poi mi chiama arrabbiata perché qualcuno scrive qualche cattiveria».

«Là - dice indicando un palazzo davanti al bar Sirena - ci siamo trasferiti con mia moglie dopo sposati, poi con l’arrivo di Silvia abbiamo traslocato in via Rosa del Tirreno». Cento passi in corso Mazzini prima di svoltare in via Carlo Bini. «Queste sono le elementari dove andavo - ricorda appoggiandosi al muro accanto all’istallazione del bambino con lo smartphone - la maestra si chiamava Laila Phuar, era al primo incarico, un’innovatrice: di pomeriggio ci mandava in giro a fare le interviste. Ora che mi sono candidato è venuta a tutti i dibattiti. Come me la cavo? All’inizio ero in difficoltà, nel lavoro ero ferrato su alcuni argomenti: porto, scuola, sport. Per gli altri facevo parlare i protagonisti. Ora è tutto diverso. E le prime volte c’avevo un po’ di struggimento (ansia ndr). Per fortuna ho una buona memoria...».

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