Alluvione: «Le vittime potevano essere salvate», nel dossier le ombre su Nogarin e Pucciarelli

Livorno, i consulenti della Procura: organizzazione carente degli uffici e disinteresse dei responsabili la notte della tragedia. Ma gli esperti spiegano: «Evento eccezionale, tornerà tra duemila anni»

LIVORNO. C’è una parola: «disinteresse» che si ripete e fa rabbrividire nelle 200 pagine di cui sono composte le consulenze che riguardano le due inchieste aperte (la prima sul rio Maggiore, la seconda sul rio Ardenza) per ricostruire l’alluvione del 10 settembre 2017 e depositate nei mesi scorsi dai cinque esperti nominati dalla procura. E quella parola «disinteresse» è riferita a chi avrebbe dovuto organizzare, gestire e coordinare l’emergenza di acqua e fango che si è portata via otto vite: il sindaco Filippo Nogarin e il responsabile della Protezione civile Riccardo Pucciarelli, oggi indagati per omicidio colposo plurimo.

Un «comportamento omissivo» – per gli esperti della Procura – poiché «il coordinamento delle procedure di Protezione civile finalizzate alla tutela della popolazione è mancato nella quasi totalità, a partire dalle posizioni apicali». E aggiungono come «un corretto coordinamento avrebbe permesso l’attivazione del Centro Operativo di Coordinamento fin dal giorno precedente dando seguito all’allerta arancione emanata alle 13 circa dalla Regione con validità dalla mezzanotte alle 23,59 del 10 settembre».

Alluvione a Livorno: ecco la cronologia della tragedia ricostruita dalla Procura



Struttura dell’ufficio

L’evoluzione della struttura della Protezione Civile – è la premessa che riguarda le ombre sui due indagati – è stata scandita da «tre cambiamenti notevoli». Il terzo l’8 agosto, un mese prima della tragedia con la sostituzione del responsabile Leonardo Gonnelli con il comandante della Municipale. Due, secondo i consulenti dell’accusa, le conseguenze (negative) della scelta. La prima è «la sottrazione di competenze specifiche e settoriali» con il «trasferimento di altri quattro dipendenti». La seconda «il mancato controllo della continuità di erogazione del servizio. Nelle ore precedenti all’evento, la struttura era priva di uno dei due tecnici, (Stefanini, in ferie), e dell’operatrice responsabile (Pedini, in ferie), risultando nei fatti composta dal solo geometra Luca Soriani». Due aspetti – è la conclusione – che hanno reso «l’organizzazione inadeguata alla gestione dell’emergenza». Tanto che «nonostante l’eccezionalità dell’evento, una corretta ricognizione e censimento in tempo di pace dei punti critici, unita all’elaborazione di protocolli di allertamento mirati, avrebbero potuto consentire a una struttura competente e formata di limitare la probabilità di avvenimento dei decessi». Come? «Attraverso l’allerta telefonica delle persone inserite nella lista a rischio idraulico», tra le quali figuravano le vittime.

Scelte sbagliate

È da questi cambiamenti che emergono – per i consulenti – le responsabilità degli indagati nonostante un evento simile possa «ripetersi tra duemila anni». Perché il sindaco Nogarin «opera trasformazioni radicali nell’assetto della struttura. Trasformazioni che incidono negativamente sull’effettiva operatività. Questi cambiamenti appaiono ulteriormente poco opportuni soprattutto in considerazione del fatto che era in attesa di approvazione un Piano di Protezione civile (già visionato e approvato dalla Giunta) che, al contrario del vigente, prevedeva un’attenzione particolare nei riguardi della gestione del rischio idraulico». Inoltre Nogarin «omette di nominare un assessore con delega, come avviene abitualmente in altre città (Arezzo, Pisa, Ravenna)». Omette inoltre «di assicurare la reperibilità sua o del suo vice da parte della Protezione civile se non attraverso i cellulari, che probabilmente non hanno funzionato, come spesso avviene in caso di eventi meteorologici intensi». Al contrario «la normativa richiama esplicitamente la necessità di creare un flusso di informazioni convergente verso un centro di controllo presieduto dal sindaco, al fine di minimizzare la possibilità di dispersione di segnalazioni e mancati dispacci informativi. In questi aspetti la condotta del sindaco si rileva carente».

Pucciarelli da parte sua «non verifica, né ci risulta abbia avviato una procedura di verifica dell’operatività della struttura di cui è diventato dirigente». Nello specifico il sindaco, «informato alle 15 di sabato 9 settembre da Soriani di un’allerta arancio, non si cura di coordinare la Protezione civile, e si disinteressa di fatto della situazione fino al giorno dopo. E disattende il ruolo del sindaco come apice della Protezione Civile». Il comandante Pucciarelli «si disinteressa degli eventi dalle 21,47 del 9 settembre alle 6,05 del giorno successivo, pur sapendo dell’allerta arancione fin dalle 14,30. Né il comandante Pucciarelli né Nogarin in conseguenza del disinteresse di cui sopra, attivano il Centro Operativo Comunale in tempi compatibili con lo svolgimento delle loro funzioni». Comportamenti che oggi si sono trasformati in ombre giudiziarie.