Morti in corsia, ergastolo per Fausta Bonino

Fausta Bonino esce dal tribunale dopo la sentenza abbracciata a uno dei suoi figli. Dietro a loro, il marito (foto Repetti/Pentafoto)

Il giudice ha riconosciuto la colpevolezza dell'infermiera di Piombino per quattro dei dieci casi di pazienti morti. "Non è giusto, io non ho fatto niente": questo il primo commento della donna, in lacrime dopo la sentenza

LIVORNO. L'infermiera Fausta Bonino è stata condannata all'ergastolo per quattro delle morti sospette di pazienti in corsia e assolta per gli altri sei casi perché il fatto non sussiste. Assolta anche per abuso di ufficio. La sentenza è stata letta dopo cinque ore di camera di consiglio dal giudice Marco Sacquegna.

Bonino è stata condannata per le morti di Franca Morganti, Mario Coppola, Angelo Ceccanti e Bruno Carletti, tutti casi relativi al 2015. "Non è giusto, io non ho fatto niente": questo il primo commento dell'infermiera, in lacrime dopo la sentenza. La donna era accompagnata dal marito e da uno dei due figli.

Fausta Bonino con uno dei figli e il marito all'uscita dal tribunale dopo la sentenza (Foto Repetti/Pentafoto)

Il processo si è tenuto in rito abbreviato. L'infermiera 57enne era accusata di omicidio volontario plurimo per le morti sospette di 10 pazienti nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Piombino tra il 2014 e il 2015.
 
La procura aveva chiesto l'ergastolo, mentre la difesa, con la stessa Bonino che aveva da sempre proclamato la sua innocenza, aveva sostenuto l'impossibilità tecnica del coinvolgimento dell'infermiera e chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto per nove dei pazienti deceduti e in un caso perché il caso non sussiste. "Ci ha sorpreso il frazionamento dei casi - ha commentato l'avvocato difensore Cesarina Barghini - e certamente faremo appello".
 

Fausta Bonino venne arrestata in carcere il 30 marzo 2016 dal Nas dei carabinieri in esecuzione di un'ordinanza del gip di Livorno che la accusava di aver causato la morte di 13 pazienti (poi saliti a 14 e quindi ridotti a 10 alla chiusura delle indagini) nel reparto di rianimazione all'ospedale di Piombino dove l'infermiera lavorava. I decessi erano avvenuti per emorragie improvvise e letali che, secondo le ipotesi degli inquirenti, sarebbero da riportare alla somministrazione di massicce dosi di eparina, anticoagulante che a parte dei pazienti morti in corsia non risultava prescritto dai medici.

Le indagini del pm Marco Mannucci e del Nas dei carabinieri individuarono attraverso una serie di indizi Fausta Bonino come responsabile degli omicidi, in particolare attraverso circostanze concordanti: iniezioni di eparina, presenza in reparto della Bonino e morti avvenute poche ore dopo la somministrazione. Tuttavia presto, il 20 aprile 2016, l'infermiera venne scarcerata dal riesame e tornò libera.

Nel giugno 2018 la procura di Livorno ha chiuso le indagini con 10 decessi attribuiti alla Bonino - accusata di omicidio volontario - mentre per gli ultimi tre venne indagato Michele Casalis, 52 anni, primario del reparto, accusato di omicidio colposo per non aver correttamente vigilato sul personale sanitario alle sue dipendenze e rinviato a giudizio il 18 gennaio scorso al termine dell'udienza preliminare. 
 
"Una sentenza che lascia perplessi, perché sono stati considerati dal giudice soltanto i quattro decessi in cui i campioni sono stati esaminati a Careggi dove era stato trovato anticoagulante". Lo ha detto il difensore di Fausta Bonino, l'avvocata Cesarina Barghini, riguardo alla sentenza di condanna all'ergastolo per omicidio volontario di quattro pazienti dell'ospedale di Piombino.  "Di questi quattro - ha proseguito -, due erano già stati scartati nella ricostruzione in sede di incidente probatorio. Quindi solo la motivazione della sentenza ci potrà far capire come il giudice sia arrivato a questa conclusione. Aspettiamo di vedere le motivazioni perché questa è una sentenza che lascia insoddisfatti un po' tutti, anche probabilmente lo stesso pm perché smonta tutti i criteri del suo impianto accusatorio e pure le parti civili costituite, che sono rimaste escluse". Le motivazioni sono attese entro 90 giorni.
 

Infermiera di Piombino, ergastolo per Fausta Bonino

 
 
LE 4 VITTIME PER LA CUI MORTE E' STATA CONDANNATA L'INFERMIERA
 

Franca Morganti

Aveva 77 anni, era Piombino. È il primo caso dove i sospetti sono collegati direttamente alla Bonino e da cui risulta l’assoluta certezza dell’utilizzo dell’eparina, così come dimostrato nel centro di Careggi dove sono stati inviati i campioni di sangue prelevati dopo il decesso della donna avvenuto il 9 gennaio 2015 dopo una forte emorragia.

Mario Coppola

Ex carabiniere originario di Pompei, viveva a Piombino. Aveva 80 anni, e poi responsabile della vigilanza Italsider, poi presidente dell’associazione carabinieri in pensione. Anche i suoi campioni di sangue sono stati invitati al centro di Careggi. Per la seconda volta sono stati riscontrati livelli di eparina in dosi letali. Viene ricoverato per dosi letali il 10 marzo 2015. Il giorno dopo muore per insufficienza respiratoria acuta. Essendo affetto da piastrinopenia, manifesta una controindicazione assoluta all’eparina, tant’è che il farmaco era stato escluso dalla terapia.

Angelo Ceccanti

Era un commerciante, aveva un grosso negozio di cartoleria in centro a Piombino, aveva 74 anni. Va in sala operatoria fra le 12.35 e le 13 del 30 giugno 2015 per essere sottoposto ad una tracheotomia. Nella cartella clinica non emergono durante l’operazione fenomeni riconducibili a sanguinamenti anomali, eppure alle 18.30 arrivano i primi segnali di una emorragia proprio alla trachea

Bruno Carletti

Aveva 74 anni, era di Rio Marina, aveva fatto l’operaio alla Magona, viveva a Piombino, ed era andato in pensione da poco. Poteva passare l’intera giornata a guardare il mare, sempre con indosso il suo cappellino da baseball. Viene ricoverato per un intervento al femore. Non è grave ma muore il 29 settembre 2015. È nella sua stanza che gli investigatori trovano una boccetta di eparina. E sono le analisi di Careggi a confermare l’alto tasso di anticaogulante nel sangue.