«Traffico illecito di rifiuti pericolosi», 33 indagati: ecco chi sono

Il compattamento di rifiuti all’interno della Lonzi Metalli (foto d'archivio)

Livorno: chiusa l’indagine della Direzione distrettuale antimafia. Ipotizzata l’associazione per delinquere e la truffa alla Regione

LIVORNO. Ci sono i signori della monnézza nella lunga lista degli indagati – trentatré in tutto – che compaiono nella maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che nei giorni scorsi ha chiuso le indagini sul presunto traffico illecito di rifiuti che riguarda il centro Italia. Un sistema – secondo gli investigatori – che partiva da Cuneo, La Spezia, Chieti, Bologna, Prato, per poi raggiungere, attraverso trasportatori consapevoli, Livorno. Era all’interno di Lonzi e Ra.Ri. che le sostanze venivano triturate, miscelate o solo taroccate per essere inviate in discarica, alla Rea di Rosignano e a Rimateria, a Piombino, cambiando il codice di provenienza (Cer) e trasformando i rifiuti da pericolosi a non pericolosi.

Il motivo? Risparmiare milioni di euro per lo smaltimento e truffando così la Regione per una cifra che supera 1,5 milione di euro. Una ricostruzione che se fosse confermato al processo farebbe emergere un sistema collaudato. diviso in sette compartimenti criminali che si è protratto negli anni in barba a regole, leggi e salute pubblica. Almeno dal 2015, quando è iniziata l’indagine, fino al dicembre del 2017 nel momento i cui scattarono arresti e sequestri.


L'ASSOCIAZIONE

Tre i campi d’imputazione principali, a cominciare dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, alla falsificazione dei certificati di analisi, fino all’appropriazione indebita di denaro che arrivava dal traffico illecito. Sette le persone indagate in questo filone: Emiliano Lonzi, 63 anni amministratore di fatto di Lonzi e Ra.Ri., «organizzava e dirigeva tutta l’attività illecita», Mauro Palandri, 57, «dirigeva con Lonzi l’attività illecita e si occupava della creazione della falsa documentazione», Stefano Fulceri, 51, titolare dell’omonima ditta di trasporti «eseguiva le direttive di suo cognato (Emiliano Lonzi) e si occupava di falsificare i documenti e successivamente del trasporto dello smaltimento nelle discariche di Scapigliato e a Rosignano e di Ischia Crociano, a Piombino», Anna Mancini, 63 anni, moglie di Lonzi «eseguiva le direttive del marito e si occupava della creazione della falsa documentazione per rendere possibile l’apparente regolarizzazione delle giacenze documentali e dunque mascherare gli illeciti», Stefano Lena, 50, «eseguiva le direttive di Palandri nell’occuparsi dell’accettazione in Ra.Ri. di rifiuti pericolosi spacciati per non pericolosi», Robi Morreale, 65, amministratore di Lonzi e Ra.Ri. «ratificava con atti formali, la complessiva gestione illecita dei rifiuti delle società da lui rappresentate», Alessandro Vanni, gestore dell’omonima ditta di trasporto di Viareggio, «trasportando in discarica rifiuti inidonei impartiva precise direttive ai dipendenti in merito all’illecito trattamento attraverso la pratica del giro bolla e l’ultilizzazione di documenti contraffatti».

SEI TRAFFICI ILLECITI

Sei i capi d’imputazione, divisi a seconda del mittente che riguardano le diverse associazioni per delinquere finalizzate al traffico illecito di rifiuti nel quale compaiono i nomi di altri ventidue indagati in concorso con i vertici di Lonzi e Ra.Ri. A cominciare da Paola Callegari, 46, titolare dell’omonima società, in provincia di Bologna, Maria Roda, 79, legale rappresentante della medesima società e Maurizio Grillini, 61, autore materiale del trasporto dei rifiuti. Pietro Profeta, 56, legale rappresentante della Teate Ecologia Srl, Guido Gostoli, 57, amministratore unico della Gea Consulting, Alessandro Bertini, 62 anni, collaboratore della Fbn Ecologia Srl, Cosimo Nutricati, 55, amministratore unico della stessa società pratese, Michele Furino, 45, comproprietario della stessa, Giuseppe Piumatti, 59, amministratore unico della Bra Servizi, Agostino Ferderighini, 61, titolare dell’omonima società, Leno Bonsignori, 72, ex amministratore di Lonzi, Fabrizio Lonzi, 64, comproprietario di Lonzi, Massimiliano Monti, 52, procuratore gestore della Rea, Dunia Del Seppia, 54, responsabile dell’accettazione alla Rea, Valerio Caramassi,65, presidente del cda di Rimateria, Giuseppe Calonico, 60, amministratore unico della Rosso srl, Franco Rosso, 50, e Giuseppe Rosso, 52, amministratori della Rosso e della Rosso Antonio srl, Sandro Masoni, 56, Patrizia Vianello, 64, presidente del Cda di Ambiente spa, Sonia Corsini, 53 anni, dipendente Lonzi, Laura Palandri, 63, dipendente RaRi, Stefania Fulceri, 56, collaboratrice Lonzi, ,.

GLI ALTRI INDAGATI

Nel registro compaiono anche i nomi di Giacinto Galatà, 50, e Fabrizio Burzagli, 58, con l’accusa di aver prodotto falsi certificati. E Alessandro Giari, 66, nella sua qualità di legale rappresentante di Rea Impianti.