Balzo in avanti per i megayacht: in 4 anni la crescita è del 60%

I dati positivi dell’export del settore al convegno organizzato dal Propeller Club. Il presidente del distretto Poerio: «Da sviluppare i servizi e l’assistenza barche»  

LIVORNO, Il mondo della nautica e i suoi segnali positivi. È quanto emerso dal simposio tenuto allo Yacht Club di Livorno ed organizzato dall’International Propeller Club Port of Leghorn. Negli ultimi 4 anni il settore ha segnato un incremento del 60% rispetto all’annus horribilis del 2013, come ha detto Stefano Pagani Isnardi responsabile dell’Ufficio studi Ucina (la Confindustria del mare), e se è vero che le quote export sono state sostenute da chi produce mega yacht, anche i piccoli costruttori devono assumere una posizione che dia loro un respiro internazionale in un ambito che occupa ventimila addetti diretti, ai quali aggiungerne 100 dell’indotto.

Maria Gloria Giani, presidentessa del Propeller, reputa che il convegno sia un passo in avanti per raggiungere l’obiettivo. «In Toscana si parla di nautica spesso pensando a Viareggio, mentre era necessario far capire che Livorno è un porto che può dedicare spazi alla diportistica - spiega Giani - le barche nei Fossi Reali potrebbero essere spostate in altre zone per lasciare spazi diversi alla creatività che la diportistica può portare».


Giani è un fiume in piena e prosegue ancora: «Questa è stata occasione importante per parlare di economia blu anche perché dal 9 al 12 maggio ci sarà il Versilia Yachting rendez vous, un altro momento importante, aggregativo del mondo della nautica con un grande finanziamento della Regione Toscana e molti compratori in arrivo». E conclude: «Con il made in Italy e il made in Tuscany dei maestri d’ascia e degli artigiani e un mondo che rende la barca appetibile, riusciamo ad esportare il 90% della produzione». Pensando, in sostanza, al prodotto d’elite che produce occupazione e a tutte le possibilità a livello d’indotto interessando tutti i settori merceologici e tutte le attività commerciali.

Per Vincenzo Poerio, presidente del distretto nautico della Regione, sono emerse cose interessanti «La Regione Toscana ha opportunità di sviluppare il settore nautica, oltre al settore yacht. Mi riferisco ai servizi, al refit (riconversione ndc), l’assistenza barche, i porti turistici e tutto quanto porti lavoro all’indotto».

Il vescovo Simone Giusti ammonisce: «Se vogliamo fare un servizio utile alla città si deve progettare il futuro del porto con le infrastrutture, pensare una osmosi con la città, rapportare il piano urbanistico con quello del porto. Pensare insomma al futuro e ai suoi problemi. Elencare le cose urgenti che l’Autorità di sistema, il Comune, la Capitaneria, il Ministero, la Regione, dovrebbero affrontare. Facendo una gerarchia di interventi. È necessario dire no alla paralisi a causa di ripicche, perché paga solo la gente che lavora. Gli imprenditori sono dei benefattori, ma hanno anche una grande responsabilità. Devono indicare alla politica cosa fare, comporre divisioni e trovare soluzioni concordate».

Per il Prefetto Giancarlo Tomao collegare lo sviluppo della nautica, la blu economy con l’occupazione è vitale: «Si tratta di un volano importante per creare nuovi posti di lavoro. Non ho ricette, la situazione è complessa e la diportistica di minore livello rispetto ai grandi yacht è in un momento di difficoltà. Si deve dare certezza ai consumatori, a chi si accinge a comprare una imbarcazione. Bisogna tutelare, inoltre, la libertà di impresa. Dove si riesce a farlo, l’imprenditore è stimolato e incrementa investimenti e occupazione».