Statua venduta a Sotheby’s, l’Asl porta il caso in Procura

L'opera venduta all'asta da Sotheby's

Livorno, l’unione ciechi incassò 666 mila euro dalla vendita dell'opera rimasta dimenticata per 50 anni in un corridoio dell’istituto Frediani

LIVORNO. È andata in scena ieri mattina al tribunale civile di via De Larderel la prima puntata giudiziaria della battaglia per la statua di Santa Lucia realizzata da Adolfo Wildt, rimasta dimenticata per 50 anni in un corridoio dell’istituto Frediani, nell’ala ora in uso all’Unione Italiana Ciechi, e battuta all’asta da Sotheby’s per 666mila euro.
In aula le due parti che si contendono la proprietà della statua: l’Asl, proprietaria dell’immobile in cui la statua è rimasta per decenni senza che nessuno ne conoscesse il valore, e l’Unione Italiana Ciechi che nel 2015 ha scoperto l’importanza dell’opera e ha deciso di venderla a Londra, nella più importante casa d’aste del mondo, incassando 485mila pound, all’epoca 666mila euro.



Il Tirreno nei mesi scorsi ha raccontato questa storia incredibile, finita - qualunque cosa decida il giudice - con un danno alla città di Livorno, che ha visto perdere per sempre un’opera d’arte definita da Sotheby’s “l’immagine per eccellenza del più eminente scultore simbolista italiano”. La prima udienza si è risolta con un rinvio ad aprile. Va detto che l’Unione Italiana Ciechi nazionale ha congelato i soldi incassati dalla sezione livornese per la vendita dell’opera, dicendosi disposta, nel caso il giudice riconoscesse la proprietà all’Asl, di restituire fino all’ultimo centesimo. Ma non è escluso che la storia possa avere anche un risvolto penale: due mesi fa l’Asl ha infatti segnalato il fatto alla Procura.
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi