"Ventuno concessioni illecite in porto", da Seatrag a Sdt ecco chi ha avuto gli accosti sotto inchiesta

Livorno, le contestazioni della procura partono dal 2012, secondo gli investigatori che hanno indagato vertici dell'Authoriy per abuso d'ufficio si è creata una concorrenza illecita  

LIVORNO. In principio – siamo nel 2012 – fu Seatrag a ottenere dall’Autorità portuale la concessione temporanea rinnovata ad ogni scadenza trimestrale, dei tre accosti lungo la Sponda Ovest del porto di Livorno finiti oggi al centro dell’inchiesta della Procura. Poi (siamo nel 2016) è toccato a Sintermar, l’azienda delle grandi dynasty imprenditoriali labroniche dei Neri, dei Fremura e dei D’Alesio (ora usciti) ottenere – non senza polemiche – la gestione degli stessi strapuntini d’oro alle medesime condizioni. Infine – si arriva al 2018 – ecco che la concessione temporanea degli accosti 14 E, 14 F e 14 G, è passata a Sdt (Sintermar Darsena Toscana), la società creata nel dicembre 2017 dall’alleanza tra vecchi rivali: la stessa Sintermar e Tdt, quest’ultima che l’80% era riconducibile a quattro grandi famiglie genovesi capitanate da Luigi Negri. E ora nelle mani di due fondi internazionali: Infravia e Infracapital.



CONCORRENZA SLEALE. In comune questi tre terminalisti hanno avuto lo stesso committente: il marchio Grimaldi che di volta in volta si è affidata a queste società per i servizi a terra di passeggeri (da qui oggi partono i traghetti per Sardegna, Sicilia e Spagna), camion e rimorchi spediti via mare all’interno della Darsena Toscana.

È in questo quadro che la Procura di Livorno ha ipotizzato nei confronti dei vertici dell’Autorità portuale, attuali e precedenti, il reato di abuso d’ufficio per aver usato uno strumento lecito – quello della concessione temporanea e successivamente dell’anticipata occupazione – in modo non conforme, tanto da creare una situazione che invece di essere passeggera, transitoria, si è trasformata in una consuetudine durata fino ad oggi. Un comportamento che secondo gli investigatori avrebbe innescato una concorrenza illecita che ha favorito proprio Grimaldi.

GLI ACCERTAMENTI. Non a caso, a far scattare l’indagine della procura, nel 2016, è stato un esposto di un terminalista concorrente a quelli che hanno beneficato della concessione. Da quel momento in poi gli investigatori del nucleo economico della Finanza coordinati dal procuratore capo Ettore Squillace Greco, hanno iniziato ad acquisire atti all’interno dell’Autorità portuale e confrontarli con ciò che accade anche negli altri scali italiani. Il risultato, a leggere le carte, è che quel tipo di strumento concessionario può essere utilizzata per un periodo brevissimo, addirittura alcuni parlano di pochi giorni.



VENTUNO RINNOVI. Così nella lente di ingrandimento della Procura sono finiti ventuno rinnovi negli ultimi sei anni: diciotto di questi riconducibili alla gestione Gallanti–Provinciali quando il dirigette al Demanio era Matteo Paroli, ora segretario generale all’Authority di Ancona, e gli ultimi tre a quella successiva dell’accoppiata Corsini-Provinciali.  È in questo contesto che nell’aprile scorso la procura ha chiesto nei confronti dei quattro amministratori la misura interdittiva con la sospensione dalle cariche pubbliche per un anno. Una richiesta, al momento, ancora in sospeso dopo gli interrogatori di venerdì scorso, visto che il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna non ha ancora sciolto la riserva. Ma quello che fino ad oggi è emerso dall’indagine sembra solo la punta di un iceberg, visto che si parla di altri indagati – almeno dieci – e di un sistema portuale che la Procura sta passando ancora al setaccio.