Alluvione, l’ultimo messaggio di Nogarin: «Via del Corona è allagata», poi un vuoto

Questo messaggio, secondo gli investigatori, rappresenta uno degli elementi che proverebbe la negligenza del primo cittadino rispetto alle sue funzioni

LIVORNO. Sono circa le 21 del 9 settembre 2017. Su Livorno si è appena abbattuto il primo temporale di quella che diventerà, di lì a poche ore, la notte più tragica della storia recente della città insieme a quella del Moby Prince. È in questi minuti che dall’inchiesta della procura emerge l’ultimo messaggio partito dal cellulare del sindaco Filippo Nogarin indirizzato al comandante della municipale e responsabile della protezione civile Riccardo Pucciarelli.

Entrambi oggi sono indagati con l’accusa di omicidio colposo plurimo nelle due inchieste aperte dopo la tragedia e chiuse il 3 dicembre scorso per accertare eventuali responsabilità penali riguardo la morte delle otto persone travolte dall’ondata di acqua e fango.


«Via del Corona è allagata». Il messaggio, secondo gli investigatori, rappresenta uno degli elementi che proverebbe la negligenza del primo cittadino rispetto alle sue funzioni, in qualità di responsabile della salute e della sicurezza della cittadinanza, di prevedere e prevenire un pericolo imminente. «Da quello che ricordo il messaggio era indirizzato a Luca Soriani (il tecnico della protezione civile in servizio ndr). E comunque mi sono accertato che la situazione fosse risolta – replica Nogarin – dopodiché non sono stato più contattato fino alla mattina. In ogni caso non ho ancora gli atti a mia disposizione. Quando li avrò, scriverò una memoria ai giudici come annunciato».

Al contrario, secondo gli investigatori, i cellulari di Nogarin risulteranno non attivi durante la notte, e nessuno riuscirà più a contattarlo (e lui, a sua volta, contatterà) fino alla mattina successiva, quando ormai non si poteva più fare nulla per evitare il peggio.

10 settembre, ore 5: Livorno finisce sott'acqua



Vero è che come scrivono gli stessi magistrati, escludendo il reato di disastro colposo, la precipitazione che ha innescato le esondazioni del Rio Maggiore e del Rio Ardenza «erano imprevedibili». Tanto che i cinque esperti nominati dalla procura hanno evidenziato per un evento meteorologico simile «un ritorno di mille anni».

Ma le presunte negligenze di Nogarin e del comandate della municipale sono legate soprattutto all’organizzazione della protezione civile, smembrata un mese prima della tragedia, e alla pianificazione delle contromisure in seguito all’allerta arancione diramata dal Lamma dalle 24 del 9 alla mezzanotte del 10 settembre. E alle successive comunicazioni che prevedevano, tra le possibili contromisure, anche quella di avvisare le persone che risultavano nella lista di quelle a rischio e dove erano presenti anche le otto vittime.

Pucciarelli, ad esempio, secondo la Procura, «non rivedeva il piano ferie primaverile» tanto che in quei giorni in servizio c’era una sola persona. E soprattutto alle 15.20 «avvisato dell’allerta arancione» in arrivo, decideva di aprire di il Centro Operativo Comunale alle 7,30 della domenica. Dopodiché allertava la sala operativa della polizia municipale e andava via dalla città senza nessuna altra comunicazione e indicazione.