Alluvione Livorno, chiuse le indagini. Nogarin resta indagato: "Non c’era mentre la città annegava"

Sotto accusa anche il capo della protezione civile Pucciarelli. L’accusa per entrambi è di omicidio colposo plurimo: "Evento eccezionale, ma organizzazione assente"

LIVORNO. Mentre la città annegava, travolta da un’onda di acqua e fango di portata «eccezionale» che in una notte si è portata via otto vite, chi doveva gestire l’emergenza e difendere i livornesi dal disastro mettendosi al timone della macchina dei soccorsi non era al proprio posto. Probabilmente dormiva, e comunque è rimasto irreperibile fino alla mattina successiva. Nonostante già dal giorno precedente avesse tutte le informazioni (era stata diramata un’allerta arancione) per prevedere una situazione di «grave pericolo» per la cittadinanza.

È questo il quadro che emerge dalle inchieste, chiuse la settimana scorsa, sull’alluvione del 10 settembre 2017: la prima sulla tragedia di via Rodocanacchi dove ha perso la vita la famiglia Ramacciotti (Simone, la moglie Glenda, nonno Roberto e il piccolo Filippo), la seconda legata all’esondazione del Rio Ardenza che ha causato la morte di Roberto Vestuti, Raimondo Frattali, Gianfranco Tampucci e Martina Bechini.

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L’accusa nei confronti del sindaco Filippo Nogarin e del super dirigente Riccardo Pucciarelli, comandante della Municipale e responsabile anche della Protezione civile, è rimasta quella di omicidio colposo plurimo. Mentre nel corso dell’indagine sono state iscritte altre cinque persone, ma la loro posizione è stata poi archiviata. Non c’è, invece, tra le accuse il disastro colposo perché dalla consulenza chiesta dalla stessa Procura non sono emersi problemi di manutenzione o di bonifica ai fiumi esondati e irregolarità urbanistiche tali da ipotizzare concause nella tragedia. Inoltre è stato accertato che si è trattato «di un evento eccezionale con una possibilità di ritorno di addirittura mille anni».

Le «gravi negligenze» ipotizzate dai quattro pubblici ministeri titolari dei fascicoli riguardano però l’organizzazione e la gestione della Protezione civile. E soprattutto il comportamento di Nogarin e Pucciarelli tra il 9 e il 10 settembre 2017. Al sindaco viene contestato di non aver sollecitato nei mesi precedenti l’approvazione nel nuovo piano della Protezione civile che prevedeva una maggiore attenzione per le esondazioni. Ma soprattutto di aver smembrato, l’8 agosto, dunque 32 giorni prima della tragedia, la Protezione civile inglobandola nella Polizia municipale e riducendo il personale a quattro unità lasciando un geometra e un perito elettronico e togliendo un geologo e i due esperti di protezione del suolo.



Non solo, perché dagli atti di inchiesta è stato confermato che Nogarin non abbia mai installato la App dell’allerta meteo. E la sera prima avrebbe omesso – come invece avrebbe dovuto fare in qualità di responsabile della sicurezza – di avvisare il prefetto e aprire il Centro Operativo Comunale disponendo la vigilaza del reticolo minore dei fiume. Eppure in quelle ore di dolore qualcosa si poteva fare, ad esempio avvisare del pericolo le famiglie inserite nella lista di quelle a rischio. Tra quelle c’erano anche i nomi di tutte e otto le vittime dell’alluvione.

Il sindaco: "Presenterò in procura una memoria scritta"

"La Procura di Livorno mi ha comunicato di aver concluso le indagini in seguito all'alluvione del 2017". Con questo post pubblicato sulla sua pagina Facebook poco prima delle 20 di giovedì 13 dicembre, il sindaco M5S Filippo Nogarin ha annunciato la chiusura delle indagini sulla tragica alluvione che nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2017 ha messo in ginocchio la città e causato la morte di otto persone.

"Risponderò puntualmente a tutte le contestazioni che mi vengono mosse - ha fatto sapere per ora Nogarin - e lo farò attraverso una relazione scritta che porterò all’attenzione del giudice, non appena il mio legale avrà avuto accesso a tutta la documentazione a supporto dell’impianto accusatorio dei pm. Ho piena fiducia nel sistema giudiziario italiano e sono certo di riuscire a dimostrare di aver agito nel pieno rispetto delle procedure, create per mettere in sicurezza la città e i livornesi".

"Purtroppo - ha aggiunto - ci siamo trovati a fare i conti con un evento dalla portata eccezionale che ha provocato un vero e proprio disastro, portandosi via la vita di otto persone. Da sindaco della città sono il primo a chiedere che l'accertamento giudiziario sia rigoroso e approfondito e mi auguro che vengano individuate tutte le responsabilità presenti e passate, in modo da chiarire, oltre ogni ragionevole dubbio, se condotte diverse avrebbero potuto scongiurare la morte dei nostri concittadini. Resta chiaro che l'inchiesta e i suoi risvolti penali non potranno rimarginare la ferita prodotta da questo evento".