La scrittrice livornese, la pornopolitica antisistema e il suo potenziale tossico - Il commento

Il fatto è che il sedere repentinamente messo in mostra dalla blogger Alessandra Cantini durante La Repubblica delle Donne di Chiambretti, su Rete 4, non è un sedere e basta

Scrittrice livornese senza mutande in tv da Chiambretti

Fa “scandalo”, curiosità morbosa ma anche indignazione il disvelarsi lampo di un fondoschiena in un contesto neppure troppo provocante, assai meno scandaloso di glutei abitualmente esposti in tv, nei cartelloni pubblicitari e sui giornali, in giro sul web. Il fatto è che il sedere repentinamente messo in mostra dalla blogger Alessandra Cantini durante La Repubblica delle Donne di Chiambretti, su Rete 4, non è un sedere e basta. È dichiaratamente (e non celatamente, come spesso accade) uno strumento usato per uno scopo. Anzi diversi scopi. Tralasciando quello più banale che attiene al business televisivo (colpo di scena più donna senza mutande uguale audience garantita) sono in realtà gli obiettivi della proprietaria del suddetto sedere a far discutere. Intanto quel gesto e tutto quello che Cantini sostiene nei suoi blog e nelle ospitate sono politicamente scorretti.

E in un momento da overdose di “politicamente corretto” scegliere di diffondere pensieri anche confusamente controcorrente e apparentemente oscurantisti su temi sensibili come donne, famiglia e sessualità, può essere una genialata per chi è a caccia di visibilità e sta creandosi un personaggio da spendere in salotti, ospitate, e liti televisive. Infatti sotto il vestito di Alessandra, oltre al didietro smutandato, ci sono provocazione e politica, anzi “pornopolitica” come la chiama lei, una serie di teorie antifemministe che si concentrano nel libro “Sacro Maschio” in attesa di pubblicazione ma ormai sulla rampa di lancio. Ed è per diffondere queste sue teorie, per altro un po’ contraddittorie tra inno alla libertà sessuale e difesa della famiglia tradizionale, che la ragazza sta andando in giro a “dare scandalo” tra radio, tv e siti web. Lo dice esplicitamente: «Mostro il mio lato b perché voglio prendere per il culo l’ipocrisia di questo sistema. Mi criticano, soprattutto le donne, perché mostro il sedere e la mia femminilità. Invece dovrebbero tutte imparare da me perché la femminilità è un dono e la donna deve sfruttarlo invece di cercare di vivere come gli uomini».


Anti femminista, anti divorzio, un po’ donna alla conca ma senza mutande, Alessandra Cantini gioca insomma la sua partita di millennial di bell’aspetto, colta e spregiudicata.

I più “attrezzati” lo capiscono, la applaudono o si incazzano, ma fanno comunque il suo gioco. Resta il potenziale tossico (tossico, come lei definisce il femminismo di oggi) della sua propaganda. Un insieme di teorie che ad una lettura superficiale, magari distratta da quel culo esibito, potrebbero dare a tanti uomini, ancora convinti di dover essere considerati “sacri”, una sorta di passaporto “ideologico” per continuare a sopraffare, umiliare, discriminare.