Gli tolgono il tumore al cervello da sveglio: intervento d’avanguardia a Neurochirurgia

Livorno, mentre l’equipe di Santonocito asportava la lesione, il paziente raccontava ai medici delle figlie e delle sue partite a tennis

LIVORNO. Mentre il neurochirurgo, dopo aver aperto il cranio, asportava la lesione tumorale da un’area del cervello distante pochi millimetri dai centri di controllo del linguaggio, nel silenzio religioso della sala operatoria, il paziente, sveglio, sereno, sdraiato a pancia in giù, raccontava all’equipe quanto fosse orgoglioso del percorso universitario delle figlie e del suo sogno di poter tornare a giocare a tennis.

Sembra la scena strappalacrime tratta da un film di fantascienza e invece è la cronaca di una mattinata dal blocco operatorio dell’ospedale di Livorno, dove per la prima volta è stata eseguita la awake surgery, ovvero la neurochirurgia da svegli, tecnica d’avanguardia che da alcuni anni viene offerta in una decina di strutture d’eccellenza in Italia.


L’intervento ha avuto successo: l’asportazione del glioma è riuscita, il paziente, classe 1960, residente sul litorale pisano, è tornato ad abbracciare le figlie, le funzioni del linguaggio e del calcolo sono state preservate perfettamente.

SALA OPERATORIA D’ECCELLENZA

Per il reparto guidato da Orazio Santonocito è un altro passo nel Gotha della neurochirurgia italiana, ma il successo - come tiene a sottolineare il primario - è di tutto l’ospedale, perché determinante è stato l’approccio multidisciplinare che ormai caratterizza qualunque attività oncologica di viale Alfieri, plasticamente rappresentato dalla variegata composizione dell’equipe eccellente che ha partecipato all’intervento: due neurochirurghi, il primario Santonocito e uno dei suoi più stretti collaboratori, Francesco Pieri, quattro anestesisti, il primario della rianimazione Paolo Roncucci, il responsabile del blocco operatorio Massimo Frediani, Riccardo Adami e Maria Concetta Quartarone, il neurofisiologo Riccardo Risaliti che ha seguito il monitoraggio dell’attività elettrica cerebrale per rilevare in anticipo eventuali crisi epilettiche, la neuropsicologa Stefania Tocchini, direttrice della neuropsicologia clinica dell’Asl, che durante l’intervento ha interagito col paziente sveglio, e poi le strumentiste Antonella Cicchitti e Chiara Maddaloni e gli infermieri Fabrizio Papini, Valde Rogai, David Pierotti e Monica Caponi.

OBIETTIVO: SALVARE L’AREA-LINGUAGGIO

La chirurgia a paziente sveglio viene utilizzata per rimuovere i tumori localizzati vicino alle aree del linguaggio o ad altre aree critiche. «Lo scopo è ottenere la resezione massimale del tumore cercando di minimizzare i danni neurologici conseguenti alla manipolazione di aree cerebrali critiche come quelle del linguaggio, del calcolo o del movimento - spiega Santonocito -. E ciò è possibile proprio attraverso un monitoraggio intra-operatorio col paziente sveglio».

PAZIENTE RISVEGLIATO A CRANIO APERTO

Dopo l’apertura del cranio, il paziente viene risvegliato e gli viene chiesto di descrivere alcune immagini che passano su uno schermo posizionato davanti ai suoi occhi e di contare ad alta voce. Mentre lui parla e conta, i neurochirurghi stimolano elettricamente la corteccia cerebrale fino ad individuare le aree del linguaggio e del calcolo. «C'è un momento in cui stimolando la corteccia il paziente cessa di parlare e di contare - spiega Santonocito -. Quando ciò avviene significa che abbiamo individuato la cosiddetta area dello speech arrest. A quel punto procediamo alla mappatura completa funzionale dell'area corticale esposta, che già avevamo matchato con le informazioni ricevute dalle risonanze magnetiche funzionali nelle fasi di diagnosi: tutti i dati vengono immagazzinati dal neuronavigatore e il chirurgo ha tutte le informazioni per asportare in modo sicuro il tumore senza toccare le aree critiche, col paziente che resta sveglio. Dopo di che si procede alla sedazione e alla chiusura per strati del cranio».

L’EMOZIONE DEL RISVEGLIO IN SALA

L’intervento è durato 6 ore. Il paziente è entrato in sala operatoria alle 10 e sotto anestesia generale è iniziata la craniotomia. «Dopo l’apertura della scatola cranica e di quella della “dura madre”, la parte più esterna delle meningi, è iniziata la fase del risveglio ad opera degli anestesisti». Dopo 18 minuti il paziente è tornato cosciente ed è entrata in scena la neuropsicologa, con cui già c’era stata un’interazione nella fase pre-operatoria e che aveva valutato che il paziente fosse pronto ad affrontare questa procedura.

Il risveglio - ammette Santonocito - è uno dei momenti più emozionanti di un intervento che ha una componente emotiva unica. «Quando il paziente apre gli occhi vede facce amiche, il neuropsicologo, gli anestesisti, sente la voce del chirurgo che sta dietro. Nasce un’interazione indescrivibile, e il pathos che c'è in tutti gli interventi al cervello raggiunge un picco straordinario. Il rischio è che il paziente possa avere una crisi epilettica durante la stimolazione. Ma anche una crisi di panico. Il nostro paziente è stato esemplare: ci parlava delle figlie, della sua gioia per il loro percorso di studi, della sua voglia di tornare a giocare a tennis...».