Alluvione: niente rimborsi per auto e scooter, solo un forfait per i mobili

Livorno, per arredamento ed elettrodomestici 300 euro a stanza. Per le case ko fino a 187.500 euro. Domande da rifare entro il 23 ottobre

LIVORNO. La corsa è ripartita venerdì 14 settembre. Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della delibera ministeriale che per ora assegna a Livorno 12,3 milioni per risarcire gli alluvionati (a fronte dei 45 denunciati da cittadini e imprese), i livornesi che hanno subito danni avranno tempo fino al 23 ottobre per fare domanda e provare a ottenere il contributo dello Stato. In tutto quaranta giorni per presentare i moduli che ieri sono stati pubblicati sul sito del Comune e che dovranno essere accompagnati da una perizia asseverata da un professionista. Sta ai Comuni dei territori colpiti un anno fa (Livorno, Collesalvetti e Rosignano) gestire la parte che riguarda i cittadini, mentre saranno gli uffici della Regione e del commissario a gestire in una seconda fase i moduli per le imprese.

Ma chi può accedere ai contributi? Per quali danni può essere chiesto un rimborso e cosa invece è rimasto fuori, quindi sulle spalle delle famiglie? Elenchi e numeri raccontano che molti rischiano di vedersi riconoscere solo poche centinaia di euro: soprattutto chi, pur non avendo subito danni importanti alla casa, ha perso quello che c’era dentro, dai mobili agli elettrodomestici.



Attenzione: il primo elemento da tenere presente è che può fare domanda solo chi un anno fa ha già consegnato la scheda B, quella per la "ricognizione del fabbisogno per il ripristino del patrimonio edilizio privato”. In città circa 1.300 le famiglie, per più di 21 milioni di euro di danni.Da oggi queste famiglie possono fare domanda di contributo statale per il ripristino della casa e per gli arredi. Ma non per i beni mobili registrati: auto, moto, scooter, camper, mezzi agricoli. E neppure per le pertinenze: un esempio, spiegano dal Comune, sono i giardini, i garage non collegati all’abitazione principale o le recinzioni, che restano quindi «esclusi dal contributo».

Il fango che quel maledetto 10 settembre ha inghiottito la città, in alcuni casi si è mangiato tetti e pareti, distruggendo stanze e scantinati. Tra le informazioni riportate nel dettaglio sul sito del municipio si legge che per la casa principale lo Stato concederà contributi fino all’80%: per un massimo di 150mila euro in caso di “immobile danneggiato” e per un massimo di 187.500 euro in caso di “immobile distrutto”. Per le abitazioni che non sono prima casa è invece prevista una copertura massima del 50% (comunque fino a 150mila euro). Per gli immobili danneggiati sono ammesse al contributo le spese sostenute, ad esempio, per danni alle strutture portanti o agli impianti. Per le case distrutte o inagibili si guarda invece alla ricostruzione o alla necessità di acquistare un nuovo immobile.



Attenzione: «Il contributo statale – evidenziano dal municipio – è concesso entro i limiti percentuali dell’80 per l’abitazione principale e del 50 per quella non principale, applicati sul minor valore tra quello indicato nella scheda B e quello risultante dalla perizia asseverata». Significa che coloro che «nella scheda B avevano indicato zero come importo del danno non possono ricevere il contributo».

Una nota che rischia di rivelarsi dolente per molte famiglie è quella dei “beni mobili”, dal frigorifero al computer: il contributo guarderà solo a quelli danneggiati che si trovavano in cucina, nel salotto e nelle camere, per «300 euro a vano catastale» e fino a un massimo di 1.500 euro. In ogni caso, viene sottolineato da chi raccoglierà le domande, i cittadini dovranno «sostenere interamente il costo del professionista» che farà la perizia, «della marca da bollo di 16 euro e della quota parte di spese non coperte dal contributo statale (20% per la casa principale e 50% per l’ abitazione non principale)».