“Il Telegrafo” dei Ciano approva le leggi razziali: «Basta con questa contaminazione»

Un articolo sul Telegrafo del 1° settembre 1938

In un editoriale il direttore Giovanni Ansaldo titola “FUORI” la deliberazione di espellere i giudei stranieri venuti in Italia dopo il 1919: «Difendiamoci dal loro assalto in forze»

LIVORNO. Il Telegrafo allora era il giornale della famiglia Ciano e, sotto la direzione di Giovanni Ansaldo, aveva fama di essere una voce accreditata, seppur ufficiosa, del regime. Costanzo Ciano, il padre, era un gerarca della prima ora, mussoliniano da sempre. Galeazzo, il figlio, era addirittura il genero del duce, avendone sposato la figlia Edda. Per loro, controllare la gloriosa testata livornese era un punto di prestigio. Non può sorprendere, dunque, che i provvedimenti antiebraici siano stati salutati sul giornale con i titoloni d’ordinanza e il pieno appoggio alla politica del capo del fascismo.

Questo anche se, a onor del vero, Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, in privato non mancava di esprimere i suoi dubbi sull’opportunità di perseguitare gli ebrei. Scriveva infatti nel suo “Diario”: ...Né io credo che a noi convenga scatenare in Italia una campagna antisemita. Il problema da noi non esiste. Sono pochi e salvo eccezioni buoni. E poi gli ebrei non bisogna mai perseguitarli come “tali”. Ciò provoca la solidarietà di tutti gli ebrei del mondo. Si possono colpire con tanti altri pretesti. Ma, ripeto, il problema da noi non esiste. E forse in piccole dosi gli ebrei sono necessari alla società come il lievito è necessario alla pasta del pane».

Galeazzo Ciano con la moglie Edda Mussolini


Il 2 settembre 1938, commentando la decisione del consiglio dei ministri di espellere «gli stranieri di razza ebraica venuti dopo il 1919», Ansaldo titolava il suo editoriale con un emblematico “FUORI”. E scriveva: «Il provvedimento...è la prima, elementare misura di difesa della razza e della civiltà italiana contro l’assalto in forze condotto contro di esse dal giudaismo, e contro la minaccia di una contaminazione profonda - di sangue e di mentalità - per opera del giudaismo stesso.. .Il censimento recentissimo, a quanto si sa, ha già dimostrato come fossero numerose le pattuglie dell’invasione, già arrivate e stabilite fra noi. Le decisioni prese in consiglio dei ministri rispondono a questi fatti e sono le conseguenze di questi dati. Sono decisioni radicalissime, ma nello stesso tempo umane. Nessuna persecuzione, nessuna confisca, nessun campo di concentramento. Semplicemente l’intimazione agli «Ahasveri», agli ebrei erranti del dopo guerra, di tornarsene fuori».



Il giorno successivo, 3 settembre, il giornale riporta a caratteri cubitali l’esclusione degli ebrei dalla scuola fascista. «La importanza del provvedimento odierno - sottolinea Il Telegrafo in prima pagina - si rileva oltreché dalle notissime straordinarie proporzioni della invadenza ebraica in questo campo, dalla delicatezza del settore della vita nazionale in cui tale assurda invadenza si esplicava. Alle radici della nostra cultura, dove si forma e si perfeziona la mentalità, la educazione, lo spirito ed il costume dei giovani che - attraverso tutte le professioni - formeranno automaticamente i quadri intellettuali e direttivi della Nazione: lì, più che altrove, erano gli ebrei a indirizzare e formare quella gioventù che avrà le funzioni di maggiore responsabilità nella vita del Paese secondo il loro modo di vedere, di sentire e di vivere che non è il nostro...Con il problema della razza - investito d’ogni parte dalla totalitaria volontà del regime - il fascismo rivoluzionario arriva ad una profondità fino ad oggi non ancora raggiunta...».

Costanzo Ciano (con il cappello) si complimenta con Tazio Nuvolari


In un altro articolo il giornale ritorna su questa specie di morsa che, nei dettami della propaganda fascista, gli ebrei stringerebbero sulla società italiana: «...Il pericolo della contaminazione è, evidentemente, tanto maggiore quanto più alto è il livello del popolo dalla cui influenza ci si vuole preservare, quindi grandissimo in rapporto agli e brei , razza di alta intelligenza e sensibilità e di elevata cultura...». Proprio per questo «la politica della razza deve operare non solo propagando la volontà di essere fedeli alla razza, ma mettendo via via il popolo in grado di discriminare».
 

La prima pagina del Telegrafo del 3 settembre 1938