Si toglie la vita in carcere «Una morte inaccettabile»

Il detenuto, 58 anni trovato nel bagno della cella dagli agenti della penitenziaria Il sindaco e il garante: «Le Sughere sono una struttura da tempo inadeguata»

LIVORNO. Dramma nel carcere delle Sughere. Un detenuto di 58 anni si è tolto la vita nella serata di martedì nel bagno della sua cella del circuito Alta sicurezza della casa circondariale di Livorno. L’uomo, originario della Puglia, che stava scontando una condanna all’ergastolo, è stato soccorso dagli agenti della polizia penitenziaria che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Secondo quanto si è appreso, si è impiccato utilizzando un pezzo di stoffa ricavato. Il 58enne era recluso da oltre vent’anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti oltre a una serie di altri reati. Era stato da qualche tempo trasferito a Livorno perché necessitava di assistenza psichiatrica.


«Davanti a un fatto così grave provo un dolore immenso – commenta il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin. Il suicidio di un detenuto in carcere rappresenta una sconfitta per l’intero sistema penitenziario nazionale. Sono anni che, insieme al Garante per i diritti dei detenuti, denunciamo le criticità e l’inadeguatezza delle Sughere – attacca Nogarin. Lo scorso anno ho portato addirittura il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, a fare un sopralluogo all’interno della struttura. Dopo le rassicurazioni iniziali, non abbiamo saputo più nulla, ma noi non ci siamo fermati”.

Lunedì scorso, infatti, il sindaco e il garante per i diritti dei detenuti del Comune di Livorno, Giovanni De Peppo, sono stati ricevuti a Firenze da Antonio Fullone, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della Toscana e dell’Umbria, per porgli le problematiche delle Sughere.

«Si è trattato di un incontro estremamente produttivo – sottolinea il sindaco. Il provveditore ha già previsto un sopralluogo alle Sughere insieme ai responsabili della parte strutturale. A quel punto ci verrà fornito un cronoprogramma dei lavori di messa in sicurezza e ripristino delle zone maggiormente disastrate. Questo però non basta. Alle Sughere ci sono altri due problemi gravi: i programmi di reinserimento e le attività organizzate all’interno della casa circondariale sono del tutto insufficienti, e la polizia penitenziaria è sotto organico di almeno 25 agenti. È fondamentale che il nuovo guardasigilli agisca al più presto”.

«Questa è una tragedia che si poteva e doveva evitare – aggiunge il Garante per i diritti dei detenuti del Comune di Livorno –. Non dimentichiamoci che questa persona solo pochi giorni fa è stata trasferita d’imperio da un altro carcere dal Dipartimento dell’amministrazione pentienziaria di Roma. Il Dipartimento, quasi sempre disattento alle segnalazioni relative ai detenuti più fragili, in questo caso sembra aver agito su richiesta dei penitenziario, senza però le conseguenze che questo trasferimento avrebbe avuto sull’equilibrio psicofisico di un detenuto che già aveva manifestato atteggiamenti a rischio. E questo è molto grave. Più in generale, è indispensabile predisporre, all’interno delle carceri, sezioni dedicate in grado di accogliere, custodire e curare adeguatamente chi si trova in una condizione di rischio e precarietà psichica particolare».

Il problema della sicurezza in carcere (nel 2017 sono diminuiti i suicidi in carcere, da sei ad 1, e anche i tentati suicidi, da 125 a 104, e gli atti di autolesionismo da 1103 a 854) è stato discusso anche ieri dal consiglio regionale che ha approvato a maggioranza una risoluzione nella quale si chiede di Assicurare, attraverso il garante dei detenuti Franco Corleone, la «finalità rieducativa della pena e il reinserimento sociale dei condannati».

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