Bulli contro il prof, l'esperta: «I genitori distratti dai social non sanno più educare i figli»

Ersilia Menesini

Video choc in una classe a Lucca: Ersilia Menesini è docente ordinario di psicologia dell’educazione e dello sviluppo all’Università di Firenze, ma è soprattutto una delle maggiori esperte italiane di bullismo e cyber bullismo

FIRENZE. «I bulli vogliono dominare. Sembra assurdo che questo ragazzo abbia osato tanto, così intimidatorio con un prof. È evidente che non ha la minima consapevolezza dei limiti. Ma questo è l’ennesimo caso, ormai un segnale d’allarme». Ersilia Menesini è docente ordinario di psicologia dell’educazione e dello sviluppo all’Università di Firenze, ma è soprattutto una delle maggiori esperte italiane di bullismo e cyber bullismo, e per la prof non c’è dubbio: «Questi episodi che si susseguono in Italia sono la testimonianza di una incapacità educativa dei genitori».

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«Forme di bullismo contro i professori si conoscevano ma non era un fenomeno così frequente. Ma tutti gli studi ci dicono che c’è una forte correlazione fra bullismo e cyber bullismo, fra faccia a faccia e utilizzo della Rete. Gettare un video online serve ad amplificare le violenze. Perfino l’Istat ci dice che i fenomeni faccia a faccia, per quanto quelli consumati in chat o su Facebook lascino ferite più profonde, rappresentano il 25% dei casi, mentre il cyber bullismo il 10%».


Il cyber bullismo è più violento?

«Dal punto di vista psicologico è molto più distruttivo. Odio e immagini lanciate in Rete, lo abbiamo visto, hanno spinto alcuni adolescenti perfino al suicidio».

Tutti, di fronte al caso di Lucca, ci siamo detti: se fosse successo a me, i miei genitori mi avrebbero chiuso in casa per l’eternità. C’è un vuoto genitoriale?

«Sì. Che ragazzi così giovani osino con comportamenti così violenti senza avere consapevolezza della gravità è per l’incapacità educativa dei genitori. Non riescono più a impartire la consapevolezza dei limiti, delle regole di una comunità, il rispetto dei ruoli a scuola».

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E i risolini, gli incitamenti, i silenzi complici dei compagni che ruolo hanno ?

«Ha ricevuto così legittimazione al proprio bisogno di dominio. I bulli vogliono dominare, di solito le vessazioni sono rivolte verso i coetanei. Contro il prof, invece, la sua affermazione di potere si è espressa all’ennesima potenza. È importante che preside e provveditorato agiscano severamente, con azioni legali, per far comprendere la gravità dell’accaduto al ragazzo e anche ai compagni. Ma è molto importante che i genitori recuperino la loro capacità educativa».



Perché si è smarrita?

«Oggi i genitori sono assenti, distratti dal lavoro, da un tempo frammentato. Devono affrontare temi più complessi di un tempo e la modernità ha complicato le cose. I lavori atipici, ad esempio, sottraggono spazio alla famiglia, per questo bisogna imparare a pianificare i rituali, i momenti di incontro. Poi ci sono le nuove tecnologie: sono diventate una barriera all’ascolto e al dialogo. Al ristorante, a cena, a tavola genitori e figli non comunicano più, continuamente incollati al cellulare. È come se il genitore, nel momento in cui deve fissare i limiti, le regole, educare, alzasse un muro. La disciplina si impara anche attraverso l’esempio, ed è per questo che i ragazzi crescono con un forte egocentrismo e narcisismo».

E la scuola non c’entra?

«Certo. Ogni anno famiglie e scuole firmano un patto di corresponsabilità educativa che fissa diritti e doveri di entrambi. E che dovrebbe promuovere maggiore collaborazione per far interiorizzare ai ragazzi regole, rispetto, valori della convivenza civile attraverso i progetti. Quel patto non resti lettera morta».