Servono 3.000 insegnanti, ne sono stati assunti 24

Daniele Monticelli, segretario regionale Cgil Scuola

Sostegno, la Cgil accusa: si va avanti con i supplenti e gli alunni ci rimettono

LIVORNO. I numeri sono impietosi ma fotografano una situazione a dir poco imbarazzante. Un solo concorso fatto, nel 2016, la miseria di 24 assunzioni per un fabbisogno effettivo di oltre 3.000 posti. Il numero di insegnanti di ruolo che è meno di un terzo di quelli effettivi. Le supplenze che ormai sono diventate la norma, il precariato diffuso.

È il mondo dei docenti di sostegno in Toscana, non molto diverso da quello su scala nazionale, ma in subbuglio perché nonostante le promesse del Miur, le cattedre restano sempre più una chimera. E chi ci rimette – oltre al personale scolastico in attesa di una nomina - sono soprattutto le famiglie degli oltre 12.000 alunni disabili della nostra regione che, da alcuni anni, vedono materializzarsi la figura dell’insegnante solo alcuni mesi dopo che la scuola è iniziata. E in molti casi non si tratta neppure di docenti specializzati.
Il caso di Anna, la ragazzina 15enne livornese affetta da un deficit cognitivo, e della richiesta formalizzata dalla madre al consiglio di istituto di farle ripetere la terza, è emblematico. C’è una famiglia che già ha dovuto fare una fatica incredibile per garantire un’assistenza adeguata alla figlia da quando ha iniziato il suo percorso scolastico. C’è finalmente un luogo “protetto”, una insegnante che la segue, dei compagni e delle compagne di classe che sono comunque punti di riferimento, e c’è la paura che una volta che tutto questo finisce, con l’iscrizione alle superiori, inizierà per lei un salto nel vuoto.

«Il caso specifico – spiega Daniele Monticelli, segretario regionale della Flc Cgil – è importante perché è l’espressione di un problema generale che interessa il mondo della scuola e che è di ordine organizzativo, ma anche culturale». Organizzativo perché – fa notare il sindacalista – «c’è una carenza generalizzata di insegnanti di sostegno, anche perché non sono mai stati attivati, negli anni, concorsi specifici».
Il primo e l’ultimo è quello del 2016 «a fronte del quale – ricorda Monticelli - sono stati attivati soltanto 24 posti».
Una miseria, dunque, a giudicare invece da un fabbisogno assai superiore. Perché la regola che vige è ancora quella delle supplenze e dei contratti a termine. «Purtroppo si verificano casi in cui si assume personale che non ha l’abilitazione necessaria. Si tratta di docenti validi ma che non trovando una collocazione accettano di essere impiegati nel sostegno». Questo apre le porte ad una serie di problemi, secondo l’esponente della Cgil: la risposta educativa non è quella attesa per l’alunno. E, talvolta, gli stessi insegnanti vivono questo tipo di supplenza come un ripiego. Ed a rimetterci, ancora una volta, sono gli studenti con disabilità.

A portare all’attenzione i problemi della categoria, e di conseguenza dei diretti interessati beneficiari di una risposta educativa, sono proprio i docenti di sostegno che in questi giorni hanno scritto una lettera di protesta al ministero. Facendo notare come dei 90 vincitori dell’ultimo concorso per la scuola di secondo grado siano stati immessi in ruolo una percentuale risicata a fronte di “oltre 3.000 cattedre in deroga in tutta la Toscana” . Evidenziando anche un altro aspetto: il Miur è più propenso a mettere di ruolo docenti di sostegno delle scuole medie inferiori mentre è assai più restio quando c’è da assumere personale per le superiori.
Il riflesso è sulla continuità didattica, su un tipo di risposta educativa che rischia di viaggiare su due binari diversi. Ed allora quelle preoccupazioni della madre di Anna che il passaggio della figlia alle superiori si riveli un salto nel buio non sono poi infondate. A meno che non si decida intervenendo con un copioso piano di stabilizzazioni che, al momento, sembrano davvero lontane.