Navi con il motore a gas. Qui il polo per rifornirle

Eni, Neri, Liquigas e Vulcan alleati: investimento da 50 milioni

LIVORNO. Un investimento da 50 milioni di euro messi sul tavolo per realizzare nel cuore del porto un progetto in grado di ridurre lo “smog da navi”. Come? Creando un deposito di gas naturale liquefatto (gnl) nella zona degli accosti 12 e 13, praticamente fra la torre del Marzocco e la Darsena petroli. Stiamo parlando di uno spazio attualmente utilizzato dalle aziende della famiglia Neri per lo stoccaggio di lattice di gomma: si pensa di farne un polo per il rifornimento di gas gnl alle navi che stanno iniziando l’epocale trasformazione dei motori lasciando man mano alle spalle propulsori con carburanti ad alto tasso di zolfo per passare a sistemi più efficienti e a basso impatto ambientale grazie al gas.

Società nata mercoledì. A mettere in moto gli ingranaggi del progetto e farlo scendere dal cielo delle belle intenzioni è la costituzione di una società: si chiama Livorno Lng Terminal spa, ha dato i primissimi vagiti mercoledì scorso e venerdì è stata registrata all’anagrafe camerale. L’ha partorita l’alleanza fra una multinazionale che produce e commercializza gas (Eni), un polo imprenditoriale con forti radici locali nell’economia marittima (Neri) più una coppia di trader nel settore gas (da un lato, la Liquigas in mano al gruppo olandese Shv Energy e, dall’altro, la Società Italiana Gas Liquidi).

Identikit dell’alleanza. Quartier generale al civico 33 di via Da Vinci dove hanno sede i Depositi Costieri del gruppo Neri, capitale sociale di 200mila euro, fifty-fifty fra Costiero Gas Livorno spa (joint venture Enifuel-Liquigas) e Neri Vulcangas Investimenti (55% in pugno alla famiglia livornese, il resto ai romagnoli). Al timone come presidente c’è Alessandro Gaeta, 43 anni, manager che in Eni ha un ruolo di primo piano sullo sviluppo del business del Gnl, l’amministratore delegato è Corrado Neri, anch’egli quarantatreenne. Come componente locale fra gli amministratori figura Andrea Allegranti, in consiglio insieme a Andrea Arzà, Lorella Di Cosmo, Costantino Amadei e Giacomo Fabbri.

Allo sprint per il primato. È un progetto-pilota: in lizza allo sprint con Ravenna e Marghera per diventare un esempio su scala nazionale (e, al tempo stesso, l’unico sull’Arco Latino del mar Tirreno). Ma non nasce come una fantasia dal nulla: l’Unione Europea sta guardando alla prima metà del prossimo decennio come orizzonte per arrivare a una limitazione delle emissioni delle navi. Le flotte si stanno riorganizzando già adesso attraverso gli “scrubber”, qualcosa di simile alle marmitte catalitiche delle auto, che servono a abbattere le emissioni pur continuando a usare il vecchio tipo di carburante. Ma l’orizzonte resta il motore a gas: vale la pena di ricordare che è notizia di pochi giorni fa l’ordinativo del gruppo Onorato a un cantiere cinese per nuovi traghetti ro-pax a Gnl. Quanto basta per capire che sembra andare in soffitta la strategia inizialmente seguita dall’Authority livornese: quella di fornire l’elettricità da terra alle navi ferme a banchina, così da rendere non più necessario il fatto di tenere accesi i motori per far funzionare gli apparati di bordo.
Deposito da 9mila mc. Il progetto si riferisce a un deposito costiero di 9mila metri cubi (ma in una prima fase la metà) per «consentire la ricezione e lo stoccaggio di Gnl, l’approvvigionato tramite navi gasiere e la successiva distribuzione», come recita l’annuncio ufficiale.

Beninteso, non immaginatevi che si tratti di una sorta di mega-distributore alle quali le navi si riforniranno come una Panda al self-service del diesel. Al deposito andrebbero a rifornirsi autocisterne e bettoline per poi rifornire le stazioni di servizio lungo le strade e le navi in transito nel porto di Livorno.
La realizzazione di una rete distributiva è il passaggio-chiave per far decollare il passaggio al Gnl: nessun armatore accetta il rischio di veder la propria nave ferma perché a secco.

Ora inizia l’iter. È vero che fin qui il progetto è allo stadio iniziale e deve affrontare l’iter autorizzativo (che ovviamente non sarà una passeggiata visto che parliamo di stoccaggio di gas in un’area così critica), ma ormai a chiedere di premere l’acceleratore nella realizzazione di queste infrastrutture sono proprio le grandi istituzioni pubbliche: non solo il governo per bocca del ministero dello sviluppo (e con il piano nazionale dell’energia) ma anche la Commissione Europea (che, viene riferito, «ha già ritenuto “cofinanziabile” il progetto come parte del pacchetto “Gainn4Sea”».

«Importanti sinergie». Livorno Lng Terminal, che annuncia l’intenzione anche di «creare importanti sinergie anche con altri impianti similari presenti in zona», si sottolinea il «lungo lavoro negoziale» per arrivare alla costituzione della società definendo i rapporti interni tra i soci (che ha visto «l’intervento di numerosi consulenti tecnici e legali», con la Neri Vulcangas Investimenti srl assistita dall’avvocata Valentina Zanelli dello Studio Associato Carnelutti di Milano). È «un grosso traguardo» – spiegano i protagonisti della trattativa – ma anche «l’inizio di un’importante iniziativa imprenditoriale italiana, diretta alla realizzazione di un investimento in un settore ormai considerato strategico nel panorama delle energie alternative che detteranno la transizione energetica verso combustibili più puliti e compatibili con l’ambiente».