Uccisa dall'ex marito, le angherie dell’uomo nel diario di Francesca

Livorno, la donna aveva detto alla mamma: «Se mi succede qualcosa consegna tutto ai carabinieri» 

LIVORNO. Per mesi Francesca Citi, uccisa martedì mattina dall’ex marito nello studio dentistico in piazza Attias dove lavorava come assistente, ha combattuto contro la paura portando sempre con sé un diario.

All’interno annotava tutte le angherie di cui era vittima, quotidianamente, da parte di Massimilano Bagnoli, 44 anni, dal quale si era lasciata nel dicembre del 2015: telefonate, messaggi. E poi gli appostamenti vicino alla casa di Nibbiaia dove abitava a poca distanza da lui oppure nei pressi dello studio medico.


A consigliarle di scrivere, ogni giorno, quanto le accadeva sono stati i carabinieri ai quali la quarantacinquenne si era rivolta in due occasioni, prima il 23 maggio del 2016 e poi, ancora, due settimane più tardi, il 13 giugno.

Proprio il diario che la donna ha continuato a compilare fino al termine della prima inchiesta che ha portato – siamo nel novembre del 2016 – alla condanna dell’ex a un anno e quattro mesi di reclusione trascorsi ai domiciliari, rappresenta una delle prove che hanno convinto il giudice delle colpevolezza dell’imputato. «Tra i fatti che denotano il particolare stato di alterazione della donna – scrive nelle motivazioni il giudice Ottavio Mosti – vi è la circostanza che vede la vittima compilare ogni giorno un diario personale delle telefonate, degli avvenimento e dei messaggi ricevuti dal marito».

Ci sono poi due particolare ancora più inquietanti che emergono dalla sentenza e danno la misura di quanto la vittima fosse impaurita dall’atteggiamento dell’ex. La prima risale al 10 giugno 2016 quando Bagnoli, dopo aver cercato insistentemente la donna al telefono, si è presentato nella sua abitazione suonando con insistenza e poi iniziando a chiamarla a gran voce. Il motivo? L’uomo aveva saputo che le figlie sarebbero rimaste a dormire fuori e si era convinto che la ex potesse trascorrere la serata fuori, magari in compagnia di un uomo. «È ossessionato – disse Francesca ai carabinieri – ha comportamenti che a mio avviso dimostrano che non è sano di mente».



C’è poi una conversazione tra la stessa Francesca e la madre che dopo quello che è successo assume un valore sinistro. E riguarda proprio il diario e il suo contenuto: Se mi dovesse capitare qualcosa – è il dialogo riportato nella sentenza – consegna tutto il materiale ai carabinieri...

Da questi episodi sono trascorsi poco meno di due anni. Un tempo durante il quale l’atteggiamento persecutorio dell’ex marito era sembrato migliorare, se si escludono una serie di telefonate che risalgono al settembre scorso e dalle quali era nato un secondo procedimento penale nei suoi confronti.

Poi la situazione sembrava essersi normalizzata, soprattutto da quando Bagnoli, siamo a novembre 2017, era tornato libero dopo aver scontato la pena agli arresti domiciliari: «Da allora – raccontano dalla procura – non aveva dato segnali che potessero far pensare a questa esplosione di rabbia».