Sos corallo a Calafuria, la proposta alle istituzioni: «Un’area protetta»

Livorno, le associazioni spingono per creare un sito comunitario lungo il miglio magico dei subacquei, fino al Boccale, ma Regione e Comune temporeggiano

LIVORNO. I pirati nascondevano dentro i forzieri per poi portarli su isole deserte, così che nessuno riuscisse a metterci mano. La metafora non è del tutto calzante, perché la maggior parte delle varie anime che ruotano attorno a Calafuria vogliono che i suoi gioielli restino sempre aperti ad appassionati o curiosi. Un forziere per proteggere i preziosi, invece, lo chiedono eccome. Nel nostro ordinamento questo scrigno prende la forma di un Sic: sito d’interesse comunitario, che farebbe dello specchio d’acqua compreso tra Marina del Boccale e Cala del Leone un’area protetta, con dei vincoli e delle imposizioni mirate a difendere un tesoro che ogni anno porta a Livorno migliaia di visitatori: il corallo.

«Abbiamo inviato una lettera per gettare le basi della nascita di un Sic a Calafuria, redatta proprio su spinta dell’ente, ma ad oggi non abbiamo avuto risposta», spiega Isabella Buttino, che nella vita fa la biologa marina dell’Ispra ma in questo caso parla come presidente dell’associazione costiera di Calafuria. «Era una proposta ampia, strutturata perché possa essere formato un unico Sic che comprende anche i colli livornesi, unendo così terra ed acqua della zona del Romito», continua. L’intento di fare un unico grande sito d’interesse comunitario infatti non è un’esclusiva dell’associazione presieduta Buttino, ma è un obiettivo diffuso anche tra il Gal (gruppo archeosub labronico), l’associazione Occhi sulle Colline e altre anime ancora. Una spinta mai nascosta che ancora non ha trovato gambe, forse perché - ipotizzano i protagonisti di questo progetto - le istituzioni in gioco (Regione e Comune) non hanno trovato una strada condivisa che porti in questa direzione. Ma il fatto che Firenze abbia chiesto una lettera a supporto di questo progetto suona già come un passo in avanti, dato che sono proprio le Regioni a dover disegnare i siti d’interesse da dover proporre. «Sarebbe un risultato importante e giustificato - riprende Buttino - Ad oggi Livorno è considerata un po’ la Cenerentola della costa toscana».



Un bella ragazza costretta a passare lo straccio, per niente valorizzata né tutelata: questa l’immagine avanzata dalle associazioni, secondo cui il Sic potrebbe essere la scarpetta in grado di trasformarla in principessa. I gioielli del resto non le mancano e sono proprio questi a dover essere tutelati, secondo gli appassionati attivi. «In attesa delle istituzioni, anche i cittadini possono svolgere un ruolo importante, denunciando tutti i movimenti sospetti nell’area», dice Buttino. Movimenti come la presenza di pescatori di frodo di corallo. «Il corallo rosso è molto piccolo, quasi inutilizzabile, ma ormai ci sono trattamenti per trasformarli in farina di corallo, che poi possono lavorare e rivendere come vero», spiega la presidentessa, mettendo in guardia dai pescherecci che non rispettano le regole. Un appello già accolto da alcuni livornesi, che nelle ultime settimane sono tornati a segnalare i problemi, subito girati alla Capitaneria di Porto che continua con la sua attività di controllo. «Come associazione vogliamo promuovere una protezione che possa partire dal basso», conclude Buttino, che con l’associazione promuove ogni anno incontri pubblici.

Tutto in attesa che anche le istituzioni possano prendere una decisione su quale strada seguire rispetto a questo angolo di paradiso, baciato con coralli unici al mondo, tanto splendenti da richiamare a sé migliaia di persone ogni anno. Che per Livorno, oltre ad orgoglio, possono tradursi in entrate turistiche.