Elezioni comunali in Toscana: tre città e un test nazionale

Carrara, Lucca e Pistoia: il Pd prova a mantenere le roccaforti, M5S e centrodestra vanno all’assalto. Tutti i comuni chiamati alle urne e i candidati a sindaco

Dal voto amministrativo di domenica, che interessa 33 Comuni toscani fra cui 3 capoluoghi di provincia, può uscire una Toscana diversa. L’elettorato è mobile – non più ancorato a riferimenti ideologici - e i pronostici più complicati del previsto, come attestano tutte le ultime consultazioni, da Trump in giù. Nelle tre città più importanti che vanno al voto (Carrara, Lucca e Pistoia) si riassumono i motivi che interrogano lo scenario politico nazionale: il Movimento 5 Stelle riuscirà a sfondare (Carrara)? Il centrodestra è pronto alla rivincita (Lucca)? E la Toscana può dirsi ancora una regione “rossa”, dove il candidato del Pci-Pds-Ds-Pd era solito vincere al primo turno (Pistoia?). Il Tirreno” ha provato a descrivere il senso della sfida nei tre Comuni più importanti con i giornalisti che hanno seguito la campagna elettorale.

Il test amministrativo riguarda 450mila abitanti, il 12 per cento della popolazione toscana. Sei i Comuni con più di 15mila abitanti, dove si applica il sistema a doppio turno, con eventuale ballottaggio il 26 giugno. Saranno le prime elezioni per Abetone Cutigliano (Pistoia), Montalcino (Siena) e San Marcello Piteglio (Pistoia), i tre nuovi Comuni istituiti nel 2017 in Toscana. Ma gli occhi degli osservatori saranno appuntati sulle città più grandi. Domenica sera, intorno alla mezzanotte, sapremo se la Toscana sarà ancora quella che abbiamo sinora conosciuto.

I COMUNI TOSCANI AL VOTO E I CANDIDATI A SINDACO

  • QUI CARRARA

La grande occasione dei 5 Stelle di Massimo Braglia

Sono almeno tre gli elementi chiave di queste elezioni: la frantumazione in tre della coalizione di maggioranza; il ricompattamento del centrodestra; e, soprattutto, lo spettro che a Carrara, esasperata dalle tensioni del dopo alluvione, possa ripetersi un effetto Livorno, e cioè che dopo settant’anni il centrosinistra possa essere spodestato da parte dei 5 Stelle. Carrara arriva al voto in un momento storico particolare: pur con tutti i ricorsi messi in campo, si ha netta la sensazione che i rapporti tra città e industriali del lapideo siano a una svolta. La prospettiva che i preziosi giacimenti di “oro bianco” possano andare all’asta sta convincendo i titolari delle cave ad aprirsi verso la città per evitare che cresca un humus favorevole ai “forestieri”: hanno inaugurato la Fondazione Marmo, hanno preso in carico la Carrarese, stanno facendo investimenti sul territorio. La prossima amministrazione sarà quella che gestirà questo nuovo tipo di rapporto. C’è anche questo sullo sfondo della lotta fratricida nel Pd tra l’ex vicesindaco Vannucci, stoppato da Firenze, che invece ha investito (senza primarie e con il famoso niet agli ultrasessantenni) Zanetti.

Non solo: parte del Psi, il partito del sindaco Zubbani, si è dissociata dalla gestione del palazzo e si è coagulata attorno a Gianenrico Spediacci. Morale: se nel 2012 a sostegno di Zubbani c’erano sette liste, ora i tre candidati dell’area dell’ex maggioranza ne collezionano tredici, un’enormità. Tredici liste a contendersi sulla carta il patrimonio del 65,5 % che raccolsero le liste di Zubbani (che però prese il 54,7). Il centrodestra, dopo l’ipotesi tramontata della lista Trump, è compatto e prova a giocare il ruolo di outsider. I 5 Stelle? Partono da un capitale del 14,1 per cento, e provano a coalizzare gli scontenti, anche se avranno la concorrenza della Claudia Bienaimè, che ha anche la lista di De Magistris, della Alessandra Caffaz (qui debutta Sgarbi), della Svolta di Cinzia Bensi, della Comune di Ilaria Paladini.

L’incertezza è massima, anche alla luce delle 22 liste, dei 9 candidati a sindaco, delle incognite sull’affluenza: c’è curiosità soprattutto nel capire come Zanetti e Vannucci si spartiranno gli 8.266 voti del Pd del 2012 e dove finiranno i 4.389 del Psi tra Zanetti e Spediacci; saranno quelli decisivi. E i 5 Stelle, che partono da 4.604 voti, faranno davvero quel salto che li porterebbe a un risultato che, se anche fosse ballottaggio, sarebbe storico?

  • QUI LUCCA

Il centrodestra al test della rivincita di Luca Cinotti

È uno strano centrodestra quello che prova a riprendersi Lucca dopo i cinque anni di governo di Alessandro Tambellini, sindaco non renziano del Pd. Una coalizione dove i partiti storici (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia) stanno in secondo piano nell’appoggio alla candidatura del giornalista Remo Santini, che per tutta la campagna elettorale ha mandato avanti le sue due liste civiche. Quasi una nemesi per l’ex mosca bianca, la roccaforte democristiana dove nel 2008 l’allora Pdl e la Lega, sommati, superarono il 40% alle politiche. Un’era geologica fa, si dirà.

Sì e no: perché nonostante l’acqua passata sotto i ponti della politica, il centrodestra rimane il rivale più accreditato per strappare le Mura a Tambellini. Per questo è importante capire, fin da domenica sera e notte, se Santini riuscirà a essere competitivo, soprattutto in vista del ballottaggio che tutti danno per pressoché certo. Se così fosse sarebbe un momento di ripresa importante per il centrodestra che con le sue divisioni, nel 2012, aveva spianato la strada a Tambellini. Proprio il sindaco, da parte sua, dovrà dimostrare di essere riuscito a ricompattare il centrosinistra e, soprattutto, il Partito democratico, sul suo nome. L’ala renziana (fortissima a Lucca soprattutto per la presenza del senatore Andrea Marcucci) avrebbe infatti voluto le primarie per cambiare cavallo in corsa. Poi il referendum costituzionale del 4 dicembre ha rovesciato il tavolo e Tambellini ha intavolato un durissimo confronto per arrivare alla candidatura bis, pur con diverse concessioni ai renziani, come i primi posti nella lista dei candidati consiglieri.

Questo è, per così dire, lo scenario “A”: quello con due candidati degli schieramenti classici che staccano gli altri sei e si giocano il ballottaggio. Non è, tuttavia, da escludere un altro tipo di esito. Con percentuali più basse e più pretendenti al secondo turno. Allora potrebbe rientrare in gioco il MoVimento 5 Stelle, che ha come candidato Massimiliano Bindocci, ex sindacalista Cgil poi passato in polemica alla Uil. Oppure la dirigente scolastica Donatella Buonriposi, già assessore di Forza Italia e che – si sussurra – se non sarà al ballottaggio potrebbe “preferire” Tambellini. O, ultimo incomodo, Fabio Barsanti di CasaPound. Che potrebbe essere la vera sorpresa, puntando addirittura al 10% e a fare incetta del voto giovanile.

  • QUI PISTOIA

L'anomalia del sindaco che ha tutti contro di Fabio Calamati

Durerà o no l’anomalia Bertinelli alla guida di Pistoia? Questa è la vera domanda alla quale le urne sono chiamate a dare una risposta. Dopo cinque anni di governo, questo sindaco anomalo perché Pd ma fieramente anti-renziano, fautore di un ruolo forte del pubblico e della politica, innamorato della triade rivoluzionaria “libertè, egalitè, fraternitè”, torna a sottoporsi al giudizio dei suoi cittadini, che nel 2012 lo premiarono con il 59%. Lo fa da sindaco della città nominata Capitale italiana della cultura, forte di una investitura diretta del Pd regionale, quindi apparentemente inattaccabile. In realtà il “sindaco-filosofo” (come certi avversari lo chiamano per dileggiarlo) non ha affatto di fronte a sé una strada spianata. Intanto perché i principali successi fatti segnare dalla sua giunta sono di non immediata visibilità (il taglio dell’indebitamento del Comune da 122 a 89 milioni, i 60 milioni di finanziamenti europei, statali o regionali intercettati, l’alto livello della spesa sociale e per la cultura), mentre ritardi e insuccessi sono ben visibili, dalla mancata partenza degli abbattimenti nell’ex ospedale del Ceppo agli impianti sportivi ancora in attesa di una nuova gestione. Poi nel suo quinquennio da sindaco, a torto o a ragione, Bertinelli ha suscitato malumori molto diffusi in categorie importanti come commercianti e vivaisti.

Ma Bertinelli ha molto da perdere anche perché questa volta davvero sono tutti contro di lui: dallo schieramento di centrodestra per la prima volta compatto dietro a un solo candidato sindaco, Alessandro Tomasi, ai candidati comunque di estrazione progressista che gli corrono contro: il rivale di sempre, il super-renziano Roberto Bartoli, l’ex assessora Ginevra Lombardi, punto di riferimento per ambientalisti e comitati civici, fino all’ avvocata Francesca Barontini, che guida una lista appoggiata da Sinistra italiana. E persino il Pd è solo apparentemente compatto: la maggioranza del partito lo ha subito, come scelta, non avendo a portata di mano una alternativa credibile.

Insomma, non sarà facile per Bertinelli rivincere al primo turno. In caso di ballottaggio, la storia elettorale di Pistoia milita contro una vittoria del centrodestra. Ma se il guanto di sfida lo scagliassero il 5 Stelle o il turbo-renziano Bartoli, gli avversari di Bertinelli potrebbero trovarsi su un fronte comune. E allora sì che potrebbero esserci sorprese.