Ricattavano i campeggi della costa, due guardie forestali patteggiano

Livorno, i militari accusati di tentata concussione e truffa: andavano nelle strutture  e per non fare i controlli obbligavano i proprietari a far lavorare i loro familiari

LIVORNO . I forestali infedeli hanno ricattato i proprietari di almeno due campeggi della Costa degli Etruschi tra il 2013 e il 2015. Come? Entravano nelle strutture tra Rosignano Marittimo e Bibbona con la scusa di un normale sopralluogo e parlando con i titolari li facevano intendere, nemmeno troppo velatamente, che era opportuno assumere questo o quello, solitamente la figlia o la moglie dei militari presenti, altrimenti certe magagne sarebbero potute venire fuori. Tradotto: sarebbero tornati a multare la struttura. Ma non solo. Perché per mettersi in tasca qualche euro in più, hanno perfino falsificato il foglio delle presenze al lavoro mettendosi in servizio il giorno di Pasqua e truffando così lo Stato.

Dopo un’inchiesta condotta sotto traccia per un anno e mezzo da parte della pubblico ministero Fiorenza Marrara, nei giorni scorsi due dei tre militari indagati hanno patteggiato mentre l’ultimo, Massimo Priori, 36 anni, ha deciso di essere giudicato separatamente. Gaetano Ferrara, 56 anni ex comandante dell’ufficio di Cecina, accusato di tentata concussione in concorso, truffa ai danni dello Stato e due episodi di falso, ha patteggiato un anno e quattro mesi di reclusione, mentre il suo collega Pantaleo Marzo – imputato solo per un episodio di concussione – ha patteggiato un anno di reclusione.Per entrambi la pena è stata sospesa.

«Il giudice nel dispositivo – spiegano dalla Procura – li ha interdetti da ogni pubblico ufficio per la durata della pena principale. Comunque entrambi avevano già chiesto di andare in pensione dopo la misura cautelare e pertanto non sono più in servizio. Per questo hanno potuto accedere al patteggiamento con pena sospesa poiché adesso non alcun c’è pericolo reiterazione». Il giudice per l’udienza preliminare, nonostante le accuse gravissime nei confronti di due pubblici ufficiali, «ha valutato favorevolmente anche sotto il profilo del calcolo della pena il fatto che Ferrara avesse anche confessato circa il capo di imputazione della truffa escludendo la responsabilità del collega Priori ammettendo di avere fatto tutto da solo».

I due imputati per concussione non hanno invece mai ammesso le loro colpe. Ad accusarli i titolari di due campeggi: il Campo dei Fiori di Vada, comune di Rosignano Marittimo, e l’Arcobaleno 2 di Bibbona. Nel primo caso, siamo nel periodo compreso tra il maggio e il giungo del 2015 il proprietario ha raccontato che nella struttura si erano presentati Ferrara e Marzo che hanno cercato di obbligarlo ad assumere per la stagione che stava per aprirsi la figlia del Ferrara, Angelica, e la moglie del collega, Maria Malavenda. E aggiungendo che in caso di assunzione i due militari potevano trovare una soluzione ai presunti abusi presenti nel campeggio.
Un comportamento simile a quello avuto dallo stesso Ferrara due anni prima nei confronti del titolare del camping Arcobaleno 2. In questo caso al proprietario della struttura ha perorato la causa del fidanzato dell’altra sua figlia. E l’accordo non è andato in porto, anche in questa occasione, solo perché il titolare si è rifiutato di accettare il ricatto. Al resto hanno pensato gli investigatori che hanno scoperto la concussione.