A scuola solo bambini vaccinati, da Roma l'ok al piano della Regione Toscana

Il Ministero della Salute «favorevole» alla legge della Regione. Iscrizione vietata a nidi e materne per chi non si protegge

LIVORNO. «Favorevole». Anzi. «Assolutamente favorevole». Il ministero della Salute appoggia in pieno la scelta della Toscana (e di altre Regioni) di vietare l’accesso ai nidi e alle scuole materne ai bambini non vaccinati.

A prendere ufficialmente posizione in questo senso è la Direzione generale della Prevenzione, che risponde a Il Tirreno, alla vigilia della presentazione della proposta di legge regionale che vieterà l’iscrizione dei bambini non vaccinati alle scuole dell’infanzia. Un provvedimenti che l’assessore regionale alla Sanità ritiene necessario, dal momento che per le malattie infettive (come morbillo e rosolia) la percentuale è scesa di 3 punti fra il 2012 e il 2015, sfiorando il minimo storico (in epoca recente) dell’88%. E anche contro il meningococco C, la vaccinazione nei primi 24 mesi di vita, non supera il 91% quando la soglia di sicurezza - secondo l’Organizzazione mondiale di Sanità - è del 95%. Tanto più in una Regione come la Toscana, dove, perfino il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ammette che in fatto di meningite (di tipo C, specificatamente) «siamo di fronte a un enigma scientifico».

IL MINISTERO DALLA PARTE DELLA TOSCANA

La Direzione della Prevenzione, dunque, conferma che «la vaccinazione resta, sicuramente, un ottimo strumento di protezione sia individuale sia collettiva». Anche se ribadisce di non «essere (neppure in Toscana, malgrado i numeri) in una situazione tale da dover pensare a una ordinanza ministeriale che ne preveda l'obbligatorietà o l'offerta attiva gratuita per tutta la popolazione». Tuttavia - aggiunge la Direzione della Prevenzione - come è noto «alcune regioni hanno approvato o stanno predisponendo atti regionali che prevedono l'obbligo di alcune vaccinazioni per l'ingresso alle scuole dell'infanzia (asili e materne) dei bambini, a tutela dei soggetti più fragili che non possono essere vaccinati a causa dell'esistenza di reali controindicazioni alla vaccinazione.

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SCUOLE VIETATE AI BIMBI NON VACCINATI

Il Ministero è assolutamente favorevole a questa posizione, tant'è che questa misura era già contemplata nella bozza di nuovo Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 quando venne approvata dal Consiglio Superiore di Sanità a giugno 2015».

Quindi, la Toscana non dovrebbe temere che il governo impugni la legge perché la Regione ha intenzione di estendere il divieto di iscrizione ai nidi (già legge in Emilia Romagna) anche alle scuole materne. Questo, infatti, è il timore espresso pochi giorni fa dall’assessore regionale alla Sanità Stefania Saccardi, proprio al Tirreno, considerando che le materne sono equiparate (da una circolare del ministero dell’Istruzione) alle scuole dell’obbligo, sulle quale può legiferare solo lo Stato. E non le Regioni.

L’EVENTO TOSCANA

Ma se il ministero della Salute concorda sulla linea adottata, non si dovrebbe temere il conflitto davanti alla Consulta. Per quanto, il ministero insiste sul fatto che «non si sta assistendo a un’ emergenza di sanità pubblica legata alle meningiti e/o sepsi da meningococco o da altri batteri, quali lo pneumococco e l'emofilo. Con l'eccezione dell'aumento di casi di malattia invasiva da meningococco C in alcune aree della Toscana a partire dal 2015, senza che si configuri un quadro epidemico, nel resto del Paese il numero di casi dallo stesso patogeno è pressoché costante.Ogni anno in Italia, mediamente, vengono segnalati al sistema di sorveglianza delle malattie batteriche invasive 1.500 casi di meningite e/o sepsi, 3-4 al giorno, con una maggiore frequenza di casi in inverno. È indubbio che meningiti e sepsi siano malattie gravi, ad elevata letalità, con un alto tasso di invalidità permanente nei sopravvissuti (specialmente nei casi da meningococco), e che sia necessario intervenire tempestivamente garantendo una corretta diagnosi, un'appropriata terapia, la profilassi dei contatti ove necessario. Tuttavia, per la situazione epidemiologica nazionale, ad eccezione “dell'evento Toscana”, si tratta di una frequenza di casi entro i limiti dell'atteso».

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NIENTE EPIDEMIE

In termini assoluti, in Italia, in media (anche nel 2015) - fa presente il ministero - si è avuta una media di 0,32 casi ogni 100.000 abitanti di meningite da meningococco. Secondo gli standard internazionali «si può iniziare a parlare di epidemia con incidenze assai più alte. Alcune nazioni usano come valore soglia un'incidenza di 10 casi su 100.000 in 3 mesi, mentre altre di 40 casi su 100.000 in 3 mesi». Insomma, dati che ai quali l’Italia con i suoi 196 casi su oltre 60 milioni di abitanti nel 2015 non si avvicina neppure. E neanche nel 2016 con una tendenza analoga, assicura il ministero.

RAFFORZATE LE VACCINAZIONI

Comunque, con i nuovi livelli di assistenza, sono aumentate le misure di prevenzione. È stata rafforzata la vaccinazione. Per il meningococco B (in Toscana il vaccino è già gratuito per i nuovi nati dal 2014) oggi il sistema sanitario nazionale prevede: 3 dosi nel primo anno di vita e 1 richiamo dopo l'anno di età; la vaccinazione anti-meningococcica tetravalente ACYW (negli adolescenti, che sostituisce quella contro il meningococco C). L'offerta in Italia di queste vaccinazioni, alcune già presenti nel calendario vaccinale di alcune regioni, inizierà quando sarà stato approvato in Conferenza Stato-Regioni il Piano della Prevenzione Vaccinale.